Con oggi (12 luglio 2020) è crollato un pezzo della storia di Melito.
La chiesetta, in origine una piccola edicola votiva, rappresentava il simbolo della cittadina, nonché la storia di Melito, essendo stata costruita da dei contadini delle comunità di Melito e Mugnano.
Si narra che un viandante con un carretto, mentre stava percorrendo il suo percorso caddé giù nel “Turriciello”, una fogna scoperta che scendeva dai Camaldoli e raccoglieva lungo il suo corso naturale anche le fogne degli ospedali che passava davanti l’edificio, e siccome non si fece nulla, e avendo trovato un’immagine della “Madonna delle Cinque Vie” decise di costruire una cappella in onore della Madonna.
Stando a delle prime ricostruzioni la chiesetta dovrebbe essere sorta intorno a primi secoli dell’anno mille, poiché già citata da Giovanbattista Basile nel “Lo Cunto de li cunti” del 1634, e si trovava dove adesso è situato il supermercato Decó (corso Europa – rotonda Mele), poi spostata per lavori edilizi 200 metri più dietro.
A causa dello spostamento del plesso sono avvenuti degli eventi nefasti a partire dagli anni 1986 fino al 1987 che hanno coinvolto le persone interessate allo spostamento, due omicidi: uno nel 1987 e uno nel 1988, una morte violenta sul lavoro nel 1986.
Tali eventi, secondo i racconti popolari, sarebbero stati causati della collera della Madonna.
La chiesetta era completamente in legno e  in muratura di tufo, posta su di un terreno di campagna, per tale motivo molti erano i ragazzi che nelle belle giornate marinavano la scuola e andavano sulle montagnelle adiacenti la chiesetta a raccogliere le viole, le noci e i cachi.
Era molto piccola, aveva sempre dei ceri accesi.
In essa era contenuto un crocifisso di 200 anni.
Una leggenda narra che nelle segrete ci fosse un tesoro difeso da catene di fuoco, che si poteva trafugare solo con l’aiuto di un bambino appena nato o non battezzato.
Sulle facciate della chiesa erano presenti dei dipinti con la Madonna Addolorata  e alla sua destra San Biagio per indicare la vicinanza con Mugnano e per chi proveniva da lì e a sinistra Santo Stefano per chi veniva da Melito.
I viandanti che passavano si fermavano a pregare e poi continuavano la loro strada.
Nel 1998 circa la chiesetta aveva però cominciato a riaquisire il suo naturale splendore grazie a delle persone che vollero riedificarela.
Ad occuparsi della messa in opera furono Luciano Cascino e sua moglie Luciana Cacciatore che sono riusciti con l’aiuto di tutta la comunità a migliorare la struttura che purtroppo è andata persa oggi.

 

 

 

Teresa Barbato

Commenti

commenti