Mozzarella di scarsa qualità imposta dal clan Amato-Pagano ai commercianti di Melito

Pochi giorni fa il blitz della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato  ha portato all’arresto di 31 persone del clan Amato-Pagano a Melito facendo emergere a galla quanto la presenza di questo clan fosse attiva sul territorio.
Un giro vorticoso di affari illeciti fatto di traffico di stupefacenti, estorsioni, intestazioni fittizie di beni e comportamenti di stampo mafioso nei confronti di quanti potessero solo pensare di opporsi alle volontà del clan e dei suoi affiliati.
A riprova dell’egemonia del clan finito nel mirino degli inquirenti, il sequestro di beni immobili, società e denaro contante per un valore di oltre 25 milioni di euro.
L’indagine, ora, prosegue all’interno dei palazzi di giustizia e negli auditori delle carceri dove i protagonisti di questa pagina nera sono interrogati dai magistrati e dai Pm.
Quello che starebbe venendo fuori porterebbe alla luce uno scenario di una città in balìa del potere egemone del clan: nulla poteva essere fatto se non con il consenso, il benestare e una serie di “compromessi” con il clan e i suoi affiliati.
Non solo, dunque, l’accertamento delle “tre rate” da pagare al clan da parte delle attività commerciali del territorio, suddivise in 500€ per tre volte l’anno, ma, dall’ordinanza emergerebbe anche una sorta di “permesso” che i nuovi commercianti intenti ad aprire nuove attività, dovevano chiedere e ottenere per garantirsi l’apertura.
Oltre questo scenario, già di per sé decisamente non lecito, pare vi fosse l’imposizione ai commercianti di acquistare prodotti specifici di aziende favorite dal clan stesso.
Nello specifico pare che vi fosse  l’obbligo di acquistare mozzarella di indubbia provenienza e scarsa qualità da un certo “Totore”, come riportato da un passaggio dell’ordinanza di custodia cautelare “Uno dei commercianti, prima di procedere all’apertura dell’esercizio commerciale, intestato ai figli, si recava dal Papa,  per mettersi  “a posto con i compagni e lavorare tranquillo. La cifra da pagare è quella di €1500 in tre rate da 500€  ciascuna nonché l’acquisto di prodotti quali mozzarelle e buste per la spesa. L’ acquisto della mozzarella da tale Totore era pressoché obbligatoria altrimenti sarebbero stati compiuti atti idonei diretti, in modo non equivoco,  a farsi consegnare dalla vittima la somma di 500 €  ogni mese in luogo dell’ acquisto della mozzarella da Totore nonostante fosse di scarsa qualità”.
Un passaggio, questo, venuto fuori a seguito della denuncia da parte di un noto salumiere di Melito che avrebbe trovato il coraggio, dopo un anno di imposizioni dal 2014 al 2015,  di ribellarsi alle direttive del  clan.

Foto dal web
Marianna Di Donna

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