“I comunisti stanno comandando loro sopra al comune, noi stiamo perdendo un sacco di cose”

 

Era l’8 agosto del 2016 quando Ciro Mauriello, ras ora al 41 bis, e un certo “Totore” nel corso di una conversazione riportano le presunte parole del presidente dell’ASCOM di Melito, Antonio Papa, finito in carcere nel maxi blitz che ha scoperchiato il cosiddetto Sistema Melito e le estorsioni 2.0.

Totore gli porta notizie ricevute da uno degli indagati per associazione camorristica, Antonio Papa, presidente dei commercianti di Melito, nella sede dell’associazione si sono svolti decine di summit criminali. “Ha coordinato il settore delle estorsioni obbligando gli esercenti all’acquisto di gadget e pacchi natalizi”, affermano i pm della Dda di Napoli Vincenza Marra e Maurizio De Marco nei capi di imputazione dell’arresto.

“Totore” si fa portavoce presso il Mauriello delle lamentele dell’ex presidente dell’Aicast di Melito. “Papa dice di sentirsi abbandonato – riassume l’informativa – avendo, tra l’altro, rappresentato che il clan stava perdendo molto degli affari al comune, nel quale non riusciva ad inserirsi (Giunta Carpentieri), essendo ormai nelle mani dei comunisti. Di fronte a tali notizie, il Mauriello acconsentiva ad un incontro per chiarire in modo definitivo i rapporti con il Papa”

I “comunisti” della giunta Carpentieri, allora alla guida della città, secondo quanto si legge, avrebbero interrotto il flusso di denaro e tangenti che dal Comune si spostavano nelle casse del clan su affari e appalti. Quella giunta venne sfiduciata sei mesi dopo l’intercettazione.

Era il nostro periodo – ha dichiarato Venanzio Carpentieri al Fatto Quotidiano – e intervenimmo su diversi settori nevralgici: rifiuti, gare, commercio, urbanistica, cambiando i capisettore”. Evidentemente pestando i piedi a qualcuno della camorra.

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