Vincenzo Ventimiglia: “Vivo agli arresti domiciliari non voluti, senza aver commesso alcun reato”. Il Garante dei disabili: “Situazione grave e pericolosa, il Comune intervenga subito”

Da maggio, per Vincenzo Ventimiglia, la vita si è trasformata in una prigionia. Tornato dall’ospedale dopo un delicato ricovero, non è più riuscito a uscire dal suo appartamento al terzo piano del Parco Padre Pio, complesso di semi-edilizia popolare situato a Melito ma di proprietà del Comune di Napoli. L’ascensore è fuori uso da cinque mesi e nessuno ha provveduto alla riparazione. Ventimiglia, affetto da gravi problemi respiratori, racconta con amarezza: “Potrei anche riuscire a scendere, ma a salire non ce la faccio. L’ascensore è guasto e così mi sono trovato costretto agli arresti domiciliari non voluti, senza aver commesso alcun reato. Da quattro mesi il Comune di Napoli ha deciso che io non posso più uscire di casa”.

Affitto pagato, servizi assenti

La vicenda mette in luce una contraddizione pesante: molti residenti del Parco Padre Pio pagano regolarmente l’affitto al Comune di Napoli, ma in cambio non ricevono alcun servizio. “Io ci tengo a dire che pago l’affitto regolarmente, ma in cambio non ho alcun servizio”, denuncia Ventimiglia. Il problema dell’ascensore non è l’unico. Da anni gli abitanti convivono con grondaie rotte che scaricano acqua dentro le case, infiltrazioni nelle camere da letto, calcinacci che cadono dai balconi e rendono pericoloso persino giocare nel cortile per i bambini. “Meglio stare fuori che nell’androne del palazzo, quando piove entra acqua dappertutto”, aggiunge l’uomo.

Lo scaricabarile istituzionale

La famiglia Ventimiglia non è rimasta in silenzio in questi mesi: ha inviato PEC al Comune di Napoli, al Comune di Melito, a Napoli Servizi. La risposta è stata una sola: scaricabarile. Mi sono rivolto a tutti, anche alla presidente di Napoli Servizi. Ognuno mi ha risposto con frasi di circostanza. L’unico interlocutore che mi ha chiamato è stato l’ufficio tecnico del Comune di Napoli, dicendo che il guasto costa 20 mila euro e che non ci sono fondi. Ma possibile che per riparare un ascensore servano 20 mila euro? E intanto io resto prigioniero in casa”. La cifra di 20 mila euro, a detta di Napoli Servizi, sarebbe necessaria per riportare in funzione l’impianto. Ma né il Comune né l’azienda hanno stanziato i soldi, lasciando l’ascensore fermo e i residenti senza alternative.

Una situazione che riguarda più famiglie

Non si tratta solo della famiglia Ventimiglia. Nello stesso stabile, almeno altre tre persone tra il terzo e il quarto piano sono disabili o affette da patologie cardiache. Anche loro sono bloccate nelle proprie abitazioni. “È una situazione che riguarda tutti noi – spiega Ventimiglia – ma sembra che il Comune ci abbia dimenticati”. Gli abitanti denunciano inoltre che il Comune di Melito si fa vedere solo in campagna elettorale: “Vengono a chiedere voti, poi spariscono. Siamo dimenticati da tutti”.

L’intervento del Garante dei disabili

A rompere il silenzio istituzionale è stato il Garante per i diritti delle persone con disabilità del Comune di Napoli, dott. Maurizio Bertolotto, che ha inviato una nota ufficiale agli assessori al Bilancio, alle Politiche Sociali e al presidente della Commissione consiliare del comune di Napoli. Il Garante ha evidenziato come la vicenda sia “particolarmente grave e pericolosa, poiché nello stabile risiedono diverse persone disabili e anziane, impossibilitate a uscire di casa e quindi esposte a seri rischi per la salute e la sicurezza, specialmente in caso di emergenza o anche solo per semplici visite mediche”. Bertolotto ha chiesto che l’ascensore venga riparato immediatamente e definitivamente, nel pieno rispetto dei diritti sanciti dalla Legge 104/92, e ha ricordato che l’amministrazione ha il dovere di tutelare i cittadini fragili.

Le visite mediche saltate e il paradosso della denuncia

Il sig. Ventimiglia racconta di aver dovuto rimandare più volte una TAC urgente, poiché impossibilitato a uscire di casa. Persino la Protezione Civile e i Carabinieri, contattati dalla famiglia, hanno fornito risposte paradossali: “Ci hanno detto di andare in caserma per sporgere denuncia. Ma come faccio a recarmi in caserma se non posso uscire di casa?”. Una beffa che si aggiunge al danno e che contribuisce ad aumentare la frustrazione della famiglia, pronta – però – a far valere le proprie ragioni in tutte le sedi.

Case popolari dimenticate

Il Parco Padre Pio non è un caso isolato: altre abitazioni popolari del territorio di Melito, pur essendo di proprietà del Comune di Napoli, soffrono della stessa condizione di abbandono. Una situazione ambigua, dove Napoli trascura gli immobili perché situati fuori dal proprio territorio e Melito non interviene perché non di sua competenza. Il risultato è che molti residenti, nonostante paghino regolarmente il canone, vivono tra degrado, pericoli strutturali e servizi inesistenti.

Una questione di diritti fondamentali

La vicenda del sig. Ventimiglia e delle altre famiglie del Parco Padre Pio non è solo un problema amministrativo o tecnico: è una violazione dei diritti fondamentali delle persone con disabilità. Il Garante ha invitato il Comune a fornire chiarimenti e a intervenire con urgenza. Ma, dopo cinque mesi, gli ascensori restano fermi, le famiglie intrappolate e il senso di abbandono cresce. Come sottolinea lo stesso Ventimiglia: “Io pago, ma non ricevo alcun servizio. Il Comune di Napoli ci ha abbandonati. Noi chiediamo solo di poter vivere normalmente”.

di Nicola Marrone

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