Melito è passata in dieci anni da Amente a Carpentieri, dal vecchio al nuovo, dal medico all’avvocato, dal faraone alla sfinge.

Facendo un piccolo sforzo di memoria, all’alba dell’era Carpentieri molti si aspettavano di trovarsi oggi in tutt’altra città: con una piscina, ville comunali, senza corruzione, senza traffico, con i marciapiedi liberi, una raccolta differenziata con percentuali monstre e senza concessioni edilizie, e invece le cose non sono proprio andate secondo i piani.

Tra le critiche più pesanti mosse ad Antonio Amente, ‘o faraone, c’erano l’immobilismo, l’accentramento di potere e una politica basata sul tirare a campare che, col senno di poi, non si è rivelata essere vincente.

Gli ultimi eventi politici hanno dimostrato che Venanzio Carpentieri, sindaco e segretario provinciale del Pd, altro non è che il rovescio della medaglia di Antonio Amente.

Se quest’ultimo ha guadagnato sul campo l’appellativo di faraone, il suo successore sulla poltrona di primo cittadino si è meritato l’appellativo di sfinge.

Fermo, impassibile e indifferente a tutto ciò che gli succede intorno, Carpentieri ha subito due mazzate nella sola giornata di lunedì senza fare una piega. Alle 18.40 del 21 novembre 2016, il sindaco assiste dal primo piano del comune ad un consiglio comunale fatto solo dall’opposizione, mentre il suo partito è sparpagliato chissà dove aspettando di trovare gli accordi buoni, ma la sfinge, ferma e impassibile davanti agli eventi, si affretta a liquidare come un effimero momento di gloria concesso alla minoranza quello che pochi minuti prima si era consumato nell’aula consiliare. Ore 21.00 dello stesso giorno, si sparge la voce che il bilancio 2015 è stato annullato dal tar, chiunque si sarebbe fatto prendere dal panico meditando decisioni drastiche, ma Carpentieri no. Prende carta e penna e rassicura la città. Ragazzi, non è successo niente.

Ricorda un po’ l’Antonio Amente di repertorio che con cumuli di rifiuti sparsi per le strade si lanciava in percentuali fantasiose sulla raccolta differenziata. Trenta percento un giorno, cinquanta un altro e sessantacinque un altro ancora. Erano numeri buttati lì a casaccio come quelli che giocava al superenalotto con la speranza di trasformare Melito in un piccolo principato di Monaco purtroppo senza successo.

In poco meno di dieci anni Melito ha avuto due sindaci, due uomini agli antipodi che (non) hanno raggiunto gli stessi obiettivi. Uno da faraone e l’altro da sfinge.

Ma vuoi vedere che è Melito a trasformare le persone in reperti egizi?

Cerasiello

Commenti

commenti