Dall’incompiutezza al degrado: la triste storia di un progetto urbano mai realizzato. Macerie e pericoli nel cantiere fantasma

Il parcheggio Maffettone: la vergogna al centro della città. Una distesa di cemento tra erbacce e degrado è ciò che resta del cantiere del parcheggio ‘fantasma’ di via Casamartino, una delle incompiute del Comune di Melito diventata oggi ritrovo di giovanissimi, di giocatori di cricket e writers.

Inizialmente concepito come un progetto per migliorare il traffico e la vivibilità del centro storico, il parcheggio avrebbe dovuto offrire 80 posti auto e 20 stalli per veicoli sequestrati. Oggi, invece, nascosto dalla fitta vegetazione, sorge un mostro di cemento a pochi passi dal centro, uno spreco di denaro pubblico, ormai dimenticato e relegato nell’oblio delle agende politiche . La costruzione del parcheggio interrato e dell’area pubblica in superficie in località Maffettone è stata caratterizzata da quasi quindici anni di ritardi e sprechi. Iniziati sul finire del 2009, i lavori per la costruzione dell’opera sono proseguiti a singhiozzo fino al definitivo stop nel 2016.

Le recinzioni da diversi anni hanno smesso di svolgere il proprio ruolo. Quel che resta delle ultime barriere è ormai in rovina, in attesa che – come avvenuto con tutto il resto, compresi quadri elettrici e suppellettili – qualcuno venga a strappare via quel poco rimasto, ancorato a una struttura vandalizzata in ogni metro quadrato.

Nei due ambienti che ospitano i vani ascensore e le scale che conducono al parcheggio sottostante al grande piazzale, cumuli di rifiuti impediscono il passaggio e rendono l’aria irrespirabile. Restano, nonostante le condizioni igieniche deficitarie, segni di lunghi pernottamenti e soggiorni. Dal lato di via Casamartino, invece, la discesa per le auto è una distesa di rifiuti ed erbacce. Tutto è in uno stato di abbandono e di degrado, così come nell’intera area superficiale che, nei progetti iniziali, sarebbe dovuta essere un’area di svago, con tanto di spazi verdi e una pista di pattinaggio da dedicare a semplici passeggiate o ad attività ricreative. Ora, ancora non visibile da Google Earth, sulla pista vandalizzata c’è un graffito di grandi dimensioni, un’opera di street art che prova a scacciare il degrado e l’abbandono che si percepiscono intorno.

Anche le griglie delle caditoie sono state portate via, come tutto del resto, rappresentando un vero e proprio pericolo per l’incolumità di chi si avventura nell’ex cantiere diventato un tutt’uno con la vegetazione circostante. Un mostro di cemento che cerca ancora la sua realizzazione e la sua ‘verità’. Dopo otto anni, infatti, i melitesi aspettano ancora di conoscere le ragioni di un così grande spreco di denaro pubblico e i motivi dello stop dei lavori solo poche settimane dopo.

In una ricostruzione apparsa in un articolo de “Il Mattino” del giugno del 2020, a firma di Giovanni Mauriello, si legge: “nel 2016 una transazione permise la ripresa degli scavi, accordando Regione, Comune e società costruttrice. Nella convenzione l’erogazione di circa 150 mila euro, anticipata dal Comune, una trance del previsto stato d’avanzamento lavori di 416 mila euro. Era fine agosto. Sei mesi dopo con la sfiducia al sindaco cala il silenzio”.
E il silenzio calò sullo stesso cantiere, definitivamente abbandonato e lentamente destinato alla vandalizzazione e al degrado.

Un’opera pubblica costruita su quella che generazioni di melitesi hanno chiamato “la casa stregata” si è rivelata essere ugualmente sotto l’influsso malefico di una sorta di magia. Forse – più banalmente – è stata solo vittima dell’incapacità della classe politica e della macchina comunale ben evidenziata dalle oltre 60 pagine della relazione della Prefettura sulla ‘mala gestio’ del Comune di Melito. 

Nicola Marrone

 

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