Tanta la delusione: quasi in lacrime l’ex sindaco FF, Luciano Mottola

Da domani, con molta probabilità, arriverà a Melito il commissario prefettizio: si è aperta così la diretta Facebook dell’ex sindaco FF, Luciano Mottola.

Il suo lungo monologo è proseguito raccontando della sua sfiducia, messa a punto da 13 consiglieri, di opposizione e non. La situazione comunale non era delle migliori già diversi mesi fa e se l’amministrazione è sopravvissuta è stato grazie ai consiglieri Emilia Cerrone e Piero D’Angelo.

La rabbia, anzi la delusione, più grande di Luciano Mottola è stato non riuscire a comprendere chi stava dall’altra parte dei banchi, non essere riusciti a trovare il “placet” dell’opposizione, a cui si è voluto fare un appunto per non aver voluto collaborare e aiutare l’amministrazione Amente.

“Io dal canto mio ho provato ad evitare il commissariamento, contattando consiglieri che sono stati i primi pronti alla sfiducia, tra cui chi aveva giurato su una persona defunta che non avrebbe mai firmato”, continua Luciano Mottola, “è paradossale dire che se non ci fosse stato il contributo di due consiglieri di maggioranza non ci sarebbe stato il commissariamento. Queste due sono state le prime a sostenere l’amministrazione Amente, ad approvare il bilancio ma cosa li ha portati a prendete le distanze?

Io ho avuto un grande insegnante a cui voglio bene, che si chiamava Antonio Amente, che è il mio padre politico e mi dispiace che per una volta ho avuto ragione io: perché lui mi diceva che potevo fidarmi ma di poche persone mentre io gli dicevo di fidarmi solo di me stesso”.
A questo punto sono iniziate pesanti accuse nei confronti del figlio dell’ormai defunto Antonio Amente, Cosimo, al quale, come affermato in diretta, “era stato negato un diritto ereditario alla poltrona perché si era proprietari di un cognome che ha fatto la storia. Abbiamo provato a fare una sintesi più volte, ci siamo confrontati ma ha deciso di prendere due consiglieri comunalie, metterli tra l’opposizione e stare con chi stava contro l’amministrazione del padre”.
La delusione, come dichiarato da Luciano Mottola, è stata umana:”Io provato a confrontarmi con i vertici del suo partito ma c’è stato molto silenzio. Io non voglio dilungarmi ma voglio che i melitesi sappiano com’è finita questa amministrazione. Siamo una repubblica, non una monarchia. Siamo un soggetto democratico e va dato ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti.

Ho scelto di renderlo pubblico perché voglio che ciò non accada ancora e sentire che un amministrazione vada a casa per colpa di un “giovanotto” fa male. È come portare il pallone e chi porta il pallone viene messo in panchina e se lo porta via. La cosa più brutta è che ci è stato chiesto di non fare, di fermarci, perché stavamo facendo troppo, per comodità di chi veniva dopo.

È stato chiesto a Rocco Marrone di bloccare l’installazione delle giostre in villa comunale.
Il confronto con la gente bisogna farlo sempre, noi dobbiamo servire i cittadini e non servirci dei cittadini.
Io invito ad un confronto pubblico coloro i quali hanno creato questo rottura: i due consiglieri comunali e il loro mandante, Cosimo Amente”, continuano così le pesanti accuse di Luciano Mottola nei confronti di Cosimo Amente, epitato addirittura come “mandante”.

“Al commissario prefettizio darò la mia piena e totale disponibilità. Noi abbiamo provato a fare in questi mesi, non voglio elencare ciò che avremmo voluto ma ciò che abbiamo fatto. Melito è una città come le altre ma non lo hanno mai voluto”.

La diretta di Luciano Mottola si è poi conclusa con gli occhi lucidi, ringraziando cittadini, consiglieri e dipendenti comunali ma, soprattutto, con la dichiarazione della propria solidarietà nei confronti della città che ama.

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