L’emergenza Covid-19 sta mettendo a dura prova tutte le categorie dei lavoratori e oggi 1°maggio dovrebbe portare tutti a riflettere, indistintamente dalla categoria a cui si appartiene

L’emergenza nazionale da Covid-19 ci ha investito in pieno. Come uno tsunami, in pochi giorni ha spazzato via progetti, investimenti, sogni e certezze. Lo ha fatto per tutti, indistintamente. Le nostre vite sono state ribaltate, le nostre routine stravolte, i nostri contatti umani relegati ai mezzi di comunicazione digitale (una benedizione, immaginate una pandemia simile solo 20 o 30 anni fa, ci avrebbe isolato davvero!) e quelli “dal vivo” ridotti all’essenziale per le spese di prima necessità.

A parte i risvolti sociali, affrontabili con impegno e coscienza per il bene di tutti, uno dei fattori più impattanti sulle nostre vite è la riduzione (o peggio, il blocco totale) delle nostre attività lavorative. Chi ha un’attività commerciale o professionale tra quelle ritenute “non essenziali” è stato costretto (dolorosamente ma giustamente, nessuno lo mette in discussione) ad abbassare le serrande per ridurre il traffico di persone ed evitare un ulteriore diffondersi del contagio.

Come immaginerete, non è semplice affrontare un periodo psicologicamente provante, con l’ulteriore preoccupazione di non sapere quando si riaprirà, con un “fatturato zero” (ma con le spese, le tasse e le bollette che continuano ad arrivare). Moltissime persone vivono esclusivamente del lavoro della attività di famiglia: è facile comprendere come (senza voler fare alcuna contrapposizione, ma per aiutare a capire) la situazione sia differente tra i titolari di Partita IVA e chi ha altre forme contrattuali maggiormente tutelate dallo stato.

Anche chi ha avuto la fortuna di poter continuare a lavorare, tra le Partite IVA melitesi (e non), lo fa comunque con uno stato d’animo particolare. La paura di contrarre il virus, di portarlo in casa e contagiare i familiari è costante, tra i negozianti che ogni giorno prestano servizio, in mezzo a mille difficoltà e a clienti che talvolta non sembrano aver compreso appieno i pericoli derivanti dal Covid-19.

Per questo motivo vogliamo ringraziare quei cittadini che hanno compreso le complicazioni di queste settimane, che indossano le mascherine per tutelare noi commercianti, che rispettano le distanze e che limitano al minimo le visite ai punti vendita. Ci siamo organizzati con le prenotazioni telefoniche e via WhatsApp, tantissimi negozi effettuano consegne a domicilio, che sono un servizio utilissimo in questo periodo (ma che hanno un impatto notevole sia in termini di impegno, che di tempo e quindi sui margini di guadagno che spesso sono già ridotti all’osso).

E vogliamo anche scusarci se non sempre riusciamo ad essere perfetti. Molte aziende locali non erano attrezzate per le prenotazioni telematiche o per le consegne a domicilio, ma tutti hanno provato ad adattarsi in tempi record alle nuove necessità dei concittadini. E lo abbiamo fatto con dedizione e spirito di sacrificio, oltre che con la paura di perdere clienti e (anche se non è bello dirlo, ma vi parliamo con il cuore in mano) con la paura “di non riuscire ad arrivare a fine mese”.

Vi chiediamo quindi soltanto un po’ di comprensione, se ci vedete stanchi, se qualche volta non abbiamo la soluzione a un problema, se non possiamo servirvi subito perché in negozio siamo soli, o se non abbiamo il prodotto che su Amazon trovate in centinaia di versioni, taglie e colori… e magari a un costo inferiore (e credeteci, è profondamente ingiusto un confronto con un colosso internazionale che ha una tassazione infima rispetto alla pressione fiscale di una Partita IVA tradizionale),.

Stiamo facendo del nostro meglio. Magari non basta, ma stiamo lavorando anche per voi, mettendocela tutta. Vi chiediamo di fare altrettanto e di ricordarvi dell’importanza dei piccoli negozi, delle botteghe, delle vetrine che animano un paese. E degli eventi per le feste, dei sorrisi, del contatto umano, della consulenza personalizzata, delle chiacchiere al banco. Qualsiasi paese, senza i piccoli commercianti, è un paese morto.

I commercianti di Melito

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