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L’ECONOMIA IN ITALIA: ANNUNCI DEL GOVERNO, BUONE INTENZIONI, MA I FATTI?

Gli esperti le possono chiamare previsioni economiche d’inverno ed in effetti, ancora una volta e senza necessità, esse gelano speranze ed aspettative dell’attuale governo, con il premiato duo di coppia Renzi – Padoan. A bloccare ogni nostra aspettativa, a firmare un rigoroso alto là ancora una volta è la Commissione Europea, l’organo di governo della U.E. che dichiara di non farlo per gusto della polemica, ma incrociando tecnicamente analisi e proiezioni rispetto alla realtà dei dati economico -finanziari del nostro Paese.

Risulta così che, il debito resta praticamente stabile e inoltre che la crescita del Pil nazionale si riduca allo 0.9%, ovvero ancora una volta raggiungendo una percentuale da bassifondi della classifica europea. Ma non basta: perché emergono altre gravi criticità, infatti, se l’occupazione non risale come negli altri Paesi, a dimostrazione che il Jobs Act si è dimostrato per essere, come si era avvertito, un semplice incentivo fiscale a tempo, il rapporto deficit/Pil rischia di costare all’economia del nostro Paese altri 3 miliardi di scostamento. Il tutto senza ovviamente considerare la temuta applicazione delle clausole di salvaguardia spostate si al 2017, grazie alla concessa flessibilità, ma ancora da considerare quali poste tutte da coprire. Quindi, con la conseguente spada di Damocle dell’aumento dell’Iva fatto che comporterebbe per noi l’autentica, e definitiva, rovina dell’economia interna, già non concorrenziale. Insomma, si conferma un possibile orizzonte tempestoso e non appare facile un’ulteriore possibile apertura di credito da parte degli organismi economici dell’esecutivo di Bruxelles. Che, tanto per confermare le nostre limitate possibilità, tramite il responsabile dell’Economia, il rappresentante francese Pierre Moscovicì, ci ha ricordato che l’esame delle richieste italiane sulla flessibilità, nelle forme già concesse avverrà, entro il prossimo mese di maggio, ma senza poter indulgere in alcun tipo di favoritismo verso singoli Paesi. L’Italia è quindi avvisata e dovrà rinunciare sia agli slogan propagandistici che a pretese prove di forza condite da inutili polemiche, atteggiamenti avventurosi ed improduttivi che potrebbero alla fine costarci assai cari.

Mentre invece, ragione e dignità vorrebbero che in Europa potessimo confrontarci con tutti gli altri, ma a testa alta, con i conti a posto per gli impegni già presi e forti delle nostre idee, originali e costruttive, utili per rilanciare effettivamente l’economia, non polemizzare peraltro con armi spuntate.

01 marzo 2016.                                                                    

Giorgio M. Palumbo

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