Ancora una zona rossa, ancora un comune a rischio, ancora una volta Melito tagliata fuori. L’ultima decisione riguarda Caivano. Il Prefetto Michele di Bari ha disposto l’istituzione di zone a vigilanza rafforzata in alcune delle aree più sensibili della città per contrastare lo spaccio di sostanze stupefacenti, la cosiddetta malamovida e restituire ai cittadini spazi pubblici più sicuri. Un provvedimento importante, che nasce dall’esigenza di rafforzare la presenza dello Stato in un territorio complesso. Fin qui nulla da eccepire. 

Quello che, però, lascia perplessi è l’assenza sistematica di Melito da qualsiasi iniziativa straordinaria di questo tipo. Negli ultimi anni la Prefettura ha istituito zone rosse in diversi comuni della provincia, ha disposto servizi straordinari di controllo, ha previsto interventi mirati in territori ritenuti particolarmente delicati. Melito, invece, continua a rimanere ai margini. Eppure la percezione dei cittadini racconta una realtà diversa. 

Basta percorrere il corso principale nelle sere del fine settimana – e non solo – per rendersi conto che il tema della sicurezza non è affatto secondario. Le famiglie preferiscono restare in casa o spostarsi altrove, i commercianti chiedono maggiore presenza delle forze dell’ordine – tema al centro della passata campagna elettorale -, gruppi di giovanissimi occupano gli spazi pubblici senza alcun apparente controllo, violazioni del codice della strada che sembrano ormai diventate ordinarie. 

Non è solo una questione di ordine pubblico. È una questione di qualità della vita. Anche in passato non sono mancati episodi che avrebbero potuto rappresentare un punto di svolta. Dopo l’aggressione ai medici della Guardia Medica in piazza Santo Stefano fu annunciato un rafforzamento dei controlli. Un impegno che, almeno nella percezione della cittadinanza, non ha mai avuto una continuità tale da modificare realmente la situazione.

Per questo oggi il dubbio è legittimo. Le criticità di Melito non vengono rappresentate con sufficiente forza ai tavoli istituzionali? Oppure vengono considerate meno urgenti rispetto a quelle di altri territori? Sono domande alle quali sarebbe utile dare una risposta. Perché non si tratta di fare classifiche tra comuni né di contestare provvedimenti adottati in comuni vicini e ugualmente problematici. Se Caivano necessita di un rafforzamento dei controlli, è giusto che lo ottenga, senza però trascurare la richiesta di sicurezza di comuni altrettanto in difficoltà.

Una città di quasi quarantamila abitanti, reduce da uno scioglimento per infiltrazioni mafiose e alle prese con fenomeni di microcriminalità, disordine urbano e crescente percezione di insicurezza, meriterebbe almeno la stessa attenzione.

L’auspicio è che anche la neonata amministrazione comunale faccia della sicurezza un tema istituzionale permanente, aprendo un confronto con Prefettura, Questura e forze dell’ordine per chiedere interventi concreti e continuativi. Perché la sicurezza non può essere affidata soltanto alla buona volontà di chi ogni giorno lavora sul territorio. Ha bisogno di una presenza costante dello Stato. E Melito, oggi, ha il diritto di chiedere perché quella presenza, almeno nelle misure straordinarie annunciate negli ultimi anni, sembri fermarsi sempre qualche chilometro prima.

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