Tutto è bene quel che finisce bene ma…

Non sono solita raccontare vicende che mi accadono personalmente sul giornale ma la mia esperienza alle Poste devo raccontarvela.

Era da mesi che cercavo di andare in posta ma, a causa del Covid-19, ho sempre rimandato.

Mi sono armata di coraggio e ho deciso di andarci oggi, 8 gennaio 2021. Alle 11.30 ho mandato il mio papà, che prima o poi faranno santo, a prendere il fatidico numero.

Duecentotredici.

Finisco di lavorare alle 13 e vado in posta, senza pranzare, sempre insieme a mio padre che, durante il tragitto mi dice:“Secondo me ci sei quasi. Alle 11.30 stavano al numero 90, tu sei 213”.

Io, ovviamente, felicissima arrivo in posta e scopro che sono arrivati al numero 144.

Passa un’ora: ancora 144.

Due ore e mezza: 147.

Tre ore: 172.

“Papà, alle 19.05 chiudono. Secondo me non ce la facciamo”.

Intanto, chiaramente, gli animi del “popolino”, così mi piace definirlo, si iniziano a surriscaldare: parolacce, bestemmie, urla e parole poco garbate, specialmente nei confronti di chi aveva il ticket dell’app Ufficio Postale.

Alle ore 18, dopo la bellezza di 5 ore trascorse sotto la pioggia, al freddo e, soprattutto, digiuna e stanca, finalmente arrivano al numero 200.

Arrivano altri prenotati, il “popolino” si scalda.

Alle 18.38, dopo un’attesa di 5 ore e 38 minuti, finalmente è il mio turno.

Entro nella “porta automatica” ma dietro di me il “popolino” non era tranquillo; si sarebbero tutti voluti intrufolare in posta, nonostante il direttore fosse stato chiaro che dovesse entrare solo una persona (io).

Ho avuto paura di una loro reazione (visto e considerato che avevano intenzione di entrare ed “occupare” l’ufficio postale) e ritrovarmi “in mezzo alle botte”.

I 30 secondi che la porta dietro di me ha impiegato per chiudersi sono stati interminabili oltre che di ansia pura perché, portando borse grandi, avevo paura che mi tirassero proprio per la borsa e farmi male (sì, sono un po’ paranoica).

Che dire? È stata una giornata stancante all’insegna del freddo, della fame e della rabbia ma tutto è bene quel che finisce bene.

Ah, e un’altra cosa: in Posta non tornerò prima dei prossimi 2 anni, sperando in un minimo di organizzazione in più, perché è impensabile trascorrere 5 ore ad aspettare il proprio turno.

Commenti

commenti