I primi sintomi della malattia si sono manifestati un mese dopo che è morto il nonno: ovvero il suocero; vale a dire il padre di mia moglie.

Le prime avvisaglie del malessere le ho avvertite al passaggio dell’ora legale a quella solare; che, poi, chissà se è illegale.

Ed ecco che sono diventato: l’uomo fila.

Ma procediamo con ordine, per quanto possibile nelle mie condizioni.

Il nonno, malanima, si è spento, in modalità fisiologica, alla veneranda età di anni centotre. Il defunto era uno scassacazzi di prima categoria; insopportabile oltre ogni dire. Colazione alle 06:00, pranzo a mezzodì e cena rigorosamente alle ore 17:00 spaccate, così in inverno così in estate, e guai a non essere tutti a tavola.

Non sia mai osavo contraddirlo erano fuochi e fiamme e conseguente sbandieramento del bastone, usato, diceva lui, per appoggiarsi, causa dolori artritici registrati dopo la fine della seconda guerra mondiale.

Il vegliardo era grande invalido di guerra, anche se questa sua vicenda non mi è chiara: non ho mai capito come possa dichiararsi un superstite, considerando che prestava servizio come cuoco nel Settimo Reggimento Anime Del Purgatorio: una sorta di ospedale da campo per coloro che coraggiosamente facevano marcia indietro.

Tutti i suoi commilitoni sono morti in battaglia, solamente lui ha riportato a casa la pellaccia. Solo quando ha festeggiato il centesimo compleanno, completamente ubriaco fradicio, si è lasciato scappare una mezza confessione: in pratica sono tutti defunti a causa del mangiare che faceva lui, che si è poi salvato poiché la mamma gli spediva ogni giorno il panierino con la merenda, e relativo thermos di Asprinio.

Hai capito il farabutto? Quello che cucinava agli altri non se lo pappava in quanto sapeva essere una schifezza, come lui; e chissà che razza di rifiuti ci metteva dentro il pentolone per il rancio. Alla fine è risultato invalido e medagliato per sprezzo del pericolo. E per forza: il pericolo era rappresentato proprio dalla sua cucina.

Il giorno dopo, una volta passatagli la sbornia, ha ritrattato ogni dire e si è vantato di essere sopravvissuto grazie alle sue doti di guerriero. Il fetente.

Poi, ovviamente, c’era il rovescio, appunto, della medaglia, che da un lato mi mostrava tutta la sua vigliaccheria, dall’altro registrava la sua bella pensione, compreso l’accompagnamento.

Chiaramente, vivendo con noi ero pronto a chiudere gli occhi e il naso. I suoi soldi facevano comodo e pertanto meglio continuare a far finta di niente. Quando i nostri figli, ne abbiamo due, erano piccoli, si dovevano sciroppare, e noi con loro, tutta la sua storia patria e di come da solo avesse sterminato una ottantina di combattenti e reduci: dimenticando di specificare che erano i nostri, cioè i suoi. Ma di fronte ad una entrata così cospicua non potevo sottilizzare se alla fine erano italiani, tedeschi, inglesi o cosacchi, quelli che aveva spedito anzitempo al Creatore.

Chiamatemi pure vigliacco ma una pensione in casa fa sempre comodo, soprattutto quando il sottoscritto, e famiglia, (soprav)vive di giornalismo. Perciò, se lontanamente si accennava alla sua decorazione mia moglie, immediatamente, mi ricordava della pensione del padre che ci permetteva di mangiare e bere, considerandomi un buono a nulla. Pertanto, onde evitare mortificazioni e umiliazioni, ho ritenuto preferibile tacere; giacché, come è noto, il nemico (in casa) ascolta.

I giorni pari fumava la pipa mentre i giorni dispari accendeva il Toscano; la Domenica mattina le Turmac e di pomeriggio le Nazionali senza filtro, e se magari mi lamentavo dell’aria mefitica la consorte, alla velocità dell’Equitalia, mi preparava le valigie, anzi La valigia poiché i miei beni (da portar via) erano rappresentati da un pigiama e calzini,lavati e stirati da tempo per la mia eventuale dipartita.

Un ingoiare veleno che Mitridate mi faceva un baffo. Ma tant’è.

Meno male che, causa Virus, le esequie si siano svolte in forma privata, così che non si è venuti a sapere che la “meccanica decessatoria” che lo ha catapultato all’altro mondo si chiama Pamela: un travestito molto frequentato; in poche parole lo siamo andati a recuperare nel letto di questo/a tra lenzuola viola e cuscini verde smeraldo, mentre lui aveva addosso attrezzature sadomaso di ultima generazione. La figlia a vantarlo della sua vigoria. Per me rimane uno schifoso spregevole.

Comunque la pensione è sparita con lui. Ed ecco perché mi sono prosciugato con lacrime di coccodrillo, ma sature di prossime sciagure pecuniarie.

Poi, come dicevo, ci si è messo pure il cambiamento di orario, che non ha di certo giovato alla mia già provata psiche. Di mattina subito era ora di pranzo, il pomeriggio, lungo e lugubre, chiuso in casa.

Sui social la parola d’ordine era: Resistete A Casa. Se non ricordo male, però.

Io, della resistenza passiva, ne ho fatto una virtù, ma sfido chiunque a restare lucido con la lucidatrice sempre in funzione, la scopa elettrica in perenne attività, la lavatrice grande in moto perpetuo, il telefono che squilla ogni due minuti, la televisione che ti angoscia acca ventiquattro, una moglie che ripete ossessivamente di spostarsi perché deve preparare da mangiare, una figlia che sta sempre al telefonino, un figlio che con la scusa delle video lezioni si è incollato al (mio) computer e altro che nemmeno mi sovviene e, per finire, senza la pensione del reduce. Che dolore!

Si sono organizzati in turni di otto ore per essere sempre aggiornati sull’andamento del CoronaVirus. La mascherina sì la mascherina no: la terra dei cachi. Oggi sono morte duecento persone meno di ieri ma si prevede che domani ne moriranno più di dopodomani. Si potrà uscire solo per necessità, ma sarà impossibile rientrare. Sono stati stanziati miliardi a palate, ma per il momento non ci sono. La zona rossa adesso è gialla, mentre la zona verde non c’è più. I contagiati diminuiscono ma i morti aumentano.

Insomma non ci capivo più niente, mentre per loro tre tutto era chiaro.

La mia famiglia era un coro di: trovati un lavoro, vai a comprare le mascherine, i guanti, l’amuchina, lo spirito, il lisoformio, bende, cerotti, maschera antigas, il gel igienizzante, il lievito e, non mi dite niente, non ricordo più cos’altro.

È una parola: e dove trovo tutto quanto? Al mercato nero?

Questi si stanno bevendo il cervello.

Poi la consorte se n’è uscita con le distanze sociali. La soluzione stava a portata di mano e risultava di una evidenza disarmante. Si doveva dormire in posti separati, e siccome lei (dice) vanta natali nobili il mio nuovo alloggio è diventato lo scantinato. Per il pranzo e la cena: citofonare ore pasti. Mi saranno calati via paniere. La colazione è stata abolita per rientrare con le spese.

Vi state chiedendo: ma perché non hai reagito? Facile a dirsi, più complicata l’attuazione. E poi, in verità, mi faceva piacere allontanarmi da questa gabbia di matti. Mi sono preso il pigiama e le pantofole e me ne sono sceso. Finalmente potevo stare tranquillo, senza più quel vociare che mi spappolava il cervello, e la televisione che mi angosciava con i suoi grafici in perenne mutazione. Una piccola branda mi ha riportato la pace dei sensi.

Poi la sua voce. Stronzo, ma tu il lavoro ce l’hai.

Anche quaggiù a rompermi le palle. Ma non era lei a parlarmi con questo tono amichevole, non poteva, ed infatti solo dopo qualche minuto mi sono reso conto che era l’autoclave. In ogni modo aveva ragione. Io il lavoro lo tengo.

Adesso chiamo il mio Direttore, il buon Antonio Caiazza, e mi faccio anticipare 15/ventimila euro sui miei prossimi articoli. Sono o non sono il più grande giornalista del secolo? Detto fatto. Dopo trentasei squilli mi ha risposto. Ridendo e scherzando ho fatto partire l’avance. E chi se lo immaginava: il mitico Tonino, sempre pronto ad anticiparmi 50/60 mensilità, uno degli ultimi grandi editori, pure lui alla canna del gas che, tra l’altro, mi diceva, gli hanno pure staccato.

A quanto pare, economicamente parlando, siamo proprio messi male.

Dovevo, urgeva, escogitare una forma di auto alimentazione.

E siccome l’ingegno non mi difetta mi sono (re)inventato come l’uomo fila; che, detto con la lingua dei segni, sta a significare, considerata la regola del non uscire, andare a fare la spesa e acquisti in genere, per tutto il condominio.

Costo? Un Euro a spesa. Economico no? E poi si stornava dal fondo cassa.

Levataccia alle ore cinque e zero zero(che poi erano le quattro) e dopo una estenuante, nonché mentalmente sfiancante mattinata passata in coda in tutti i luoghi e in tutti i mari, il sospirato ritorno a casa. Home Sweet Home, ‘sto cazzo.

Poi ho cominciato a fare qualche piccola confusione: a chi mi chiedeva la mortadella consegnavo il provolone; al diabetico somministravo le pillole per il colesterolo. A qualcuno invece della farina gli davo la soda caustica, ad altri al posto dello zucchero, nel caffè, gli mettevo il veleno per le zoccole. Insomma, sciocchezze del genere. Ma non lo facevo mica di proposito; solo che spesso si accavallavano i pizzini. Mi hanno fermato.

E pensare che mi ero pure comprato un metro elettronico, per misurare la distanza dal potenziale nemico; c’è stato chi mi detto che volevo barare sui centimetri e mi ha denunciato. Da quando hanno chiusi i manicomi stanno accadendo cose da pazzi.

Basement Sweet Basement, a questo punto; ma, se dovevo recarmi al cesso prima di salire mi dovevo sterilizzare con spruzzate di DDT.

Dagli e dagli, prima di questo esilio e considerata la solitudine,ecco come e perché ho cominciato a parlare da solo; dopodiché mi sono fatta una amica: la stufa, quella da buttare. Quattro chiacchiere con lei mi hanno rigenerato; una amica, un tempo calda, che approvava ogni mia considerazione, non come i miei. Poi, per par condicio, ho cominciato a frequentare il frigorifero, che è in lista d’attesa per la rottamazione; ma mi sono reso conto che era come i politici: mi dava ragione solo quando era pieno; mentre, adesso che si ritrova con la pancia vuota giù una cascata di improperi indirizzati alla mia persona: tutto ciò fino a quando l’ho mandato a fan culo: con questo non ci parlo più. Devo confessare che ho litigato pure col tostapane, quello arrugginito: io mi preparavo due toast e quel fetente me ne restituiva uno soltanto.

Qualcuno dei miei, ma anche qualcun altro estraneo, ha iniziato a dirmi che stavo perdendo i lumi e che, considerata la mia condizione psichiatrica/psicologica, avrei dovuto staccare la spina: la mia. Ma siccome in casa dopo il nonno adesso comanda mia moglie, la drastica decisione, per il momento, era da escludersi: potevo ritornare utile.

E dato che i miei stavano uscendo pazzi, ho cominciato a frequentare pure la lavatrice, quella piccola che teniamo nello scantinato, dove prendiamo a prestito l’energia elettrica. Un movimento sinuoso e continuo che mi ha mandato in sollucchero. Solo ogni tanto mi dava una strizzatina e si innervosiva quando ero in disaccordo con il suo pensiero. Ma vai al diavolo pure tu.

Non avevo più con chi parlare, tutti contro li avevo, famigliari ed elettrodomestici.

Appena accendevo la Tivvù, una Radio Marelli B/N del nonno che non mi riesce di smaltire, di notte e da solo, il virologo di turno mi guardava schifato e mi diceva: ho detto che non devi uscire. Poi ho rubato il telefonino di un defunto e me lo sono portato con me; volevo seguire l’andamento della Corona inglese e qualche gossippata. Niente da fare, subito il giornalista mi intimava: la gente sta morendo per il Corona e tu pensi alla corona, vergognati!

Una bella mattina ho sentito l’ambulanza, si è fermata proprio davanti casa nostra. Mi hanno portato con loro, conducendomi in un accogliente stanzone tutto bianco e munito di ogni comfort, tra questi un sessantaquattro pollici sempre sintonizzato sui cartoni animati.

Finalmente ho ritrovato la mia lucidità di pensiero e fortunatamente nessuno può uscire per venirmi a trovare.

Ecco come vivo oggi: servito ed accudito. Non sono mai stato meglio!

Mi sono guardato intorno e devo dire che questo posto mi risulta familiare. Mi sembra di esserci già stato. Ma certo!

Ma non li avevano chiusi?

 

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