Julia Burduli. Definirla cantante eclettica è dir poco! 

Julia Burduli presenta il suo nuovissimo lavoro discografico, ahimè solo in digitale, e di nuovo strabilia noi ascoltatori, nonché fan della prima ora, con la sua voce, che non conosce confini e con una padronanza delle lingue non comune. Per non dire della lingua napoletana che, ça va sans dire, presenta notevoli difficoltà espressive. 

Ma quando si canta con il cuore, oltre che col diaframma, ogni ostacolo linguistico non ha più barriere. Quando, poi, si ha il piacere di affidarsi a veri maestri di ogni genere musicale, il tutto diventa relativamente easy.

I brani di questo suo Extendend Play ci mostrano, ancora una volta, l’artista in piena maturità vocale; qualità già focalizzate nei suoi esordi ma che col nuovo lavoro suggellano, senza tema di smentita, una versatilità a dir poco rara. 

Come abbiamo (sotto)scritto in altre occasioni, con la sua voce Julia può cantare qualsiasi brano; e lei, invece di continuare con canzoni da Comfort Zone, preferisce sempre andare oltre; quasi a sfidare, direi oltrepassare, le più alte vette canore sia del canto popolare che con i brani di sua composizione.

C’è da dire, inoltre, che ciò che canta si arricchisce della sua interpretazione ed ogni brano acquisisce una valenza particolare, in quanto, sia nei brani a tinte pastello che in quelli che necessitano di alte tonalità, li impreziosisce con la sua anima.

Chi scrive di canzoni ne ascolta a vagonate e non sempre riesce a trovare una voce che passando per l’apparato uditivo arrivi direttamente nei reconditi meandri delle sue corde vibranti. 

E ce da aggiungere che Julia Burduli non teme di confrontarsi con brani resi celebri da altri/e più blasonate, nonché scafati, artisti/e.

Alcuni brani, due per l’esattezza, hanno fatto da ouverture all’EP in questione e sono: Amo Te, che vede la partecipazione di Ario De Pompeis (gli esterofili scriverebbero Featuring), che ha scritto il testo e la musica proprio per Julia. E siccome Ario è sinonimo di garanzia e bravura, con questa esecuzione si raggiungono altre atmosfere.

Nello scrigno sonoro ritorna De Pompeis che porge all’ugola di Julia un altro suo capolavoro: Oltre. Ascoltatelo e mi direte. In cabina di regia Ettore Gatta.

Ma adesso occupiamoci del dischetto (ma non solo) e andiamo a scoprire i brani proposti.

Partiamo subito dall’inedito: Napule Nun Po’ Chiù Aspettà:

Sai ca pe’ tutto ‘o munno se parla ‘e te

Cantano canzon’ antiche napuletane

Luce dint ‘ all’uocchie de’ criature

‘O sole tuoie nce fa sperà

Ma nisciune vo fà niente pe’ nce salvà

Luce e notte ncoppo ‘o mare… Napule ‘a mmare va’

Mo facimme ambressa, cercammo da’ fermà

Tira ‘a rezza ‘o piscatore

‘A luna perde ‘a luce e ‘o core

Pure ‘e stelle ccà nun vonno cchiù aspettà

Ognuno ‘a po’ cantà

Basta nu poco ‘e sole

Napule nun pò cchiù aspettà

Ognuno ‘a pò abbraccià

Ognuno ‘a po’ sunnà… Vasata a chist’ u mare

Nun aspettà a dimane

Pe’ sentere ‘e cantà

Pure ‘o sole dint’ ‘e viche nce vò lassà

Trase nce accarezza e ‘a fine se ne và

Scetammolo st’u core

Pe’ cagnà ch’esta città

Pecchè ‘a storia nosta no nun pò fernì

Ognuno ‘a po’ cantà

Basta nu poco ‘e sole

Napule nun pò cchiù aspettà

Ognuno ‘a pò abbraccià

Ognuno ‘a po’ sunnà… Vasata a chist’ u mare

Nun aspettà a dimane

Pe’ sentere ‘e cantà

Ognuno ‘a po’ sunnà… 

Vasata a chist’ u mare

Nun aspettà a dimane

Pe’ sentere ‘e cantà.

Ho riportato questa poesia musicale per farvi apprezzare appieno la lirica, e rendere l’idea di questa dichiarazione d’amore di Julia verso la sua città di adozione: città che resta nel cuore dei partenopei sparsi in ogni angolo del globo; che urla il suo dolore e che sembra arrivata al capolinea della sua sopravvivenza. Una città che si ama a dispetto delle sue più che evidenti contraddizioni, che ammalia e non tradisce, e dove il suo nemico storico risulta essere sempre il napoletano stesso; una città che canta del suo mare e del suo sole invidiato dal mondo intero ma che non ha ancora molto tempo a sua disposizione per ritornare ai fasti che le competono.

Questo brano è l’unico in lingua napoletana e si avvale della musica di Carmine Caiazzo e del testo di Pasquale Coppola, nonché dei ricami del M° Ettore Gatta.

Andando avanti troviamo: Your Love

Chi non ricorda la musica di Ennio Morricone che faceva da tappeto sonoro al mitico C’Era Una Volta Il West; un “quadro” dipinto dal Maestro Sergio Leone, con un cast eccezionale? Bene: in tante lo hanno reso celebre ma che nella versione burduliana acquista un caldo fascino che ti fa rivivere le scene del film.

La Voce Dell’Anima, questo il titolo -e non poteva essere altrimenti considerata l’espressività quasi soprannaturale della cantante, dell’EP che stiamo ascoltando- propone ancora Ario De Pompeis, che come sopra presta anche la sua voce, e ci presenta il brano Trust My Heart, uscito il 1° Dicembre, che propone vocalizzi, scritti da Julia e Ario, e che niente ha a che vedere con l’improponibile omonimo brano di Miss May I. Ettore Gatta, dirige da par suo.

Ma leggiamo adesso quanto riporta Ario sulla nostra cantante:

Ho conosciuto Julia nel lontano, non troppo lontano, 2016, se non sbaglio. Me la presentò il Maestro Ettore Gatta La prima cosa che mi ha colpito di Julia è stata la sua semplicità, la sua tenera umiltà, che secondo me era un artista eccelsa. Poi c’è una cosa fondamentale, secondo me, “l’interprete”, l’artista dovrebbe avere il proprio suono. Cosa voglio dire con questo? Se io chiudessi gli occhi riconoscerei Julia con le prime 3-4 note. È la cosa fondamentale per me. Le prime collaborazioni, non mi posso mai dimenticare, con il brano “Amo Te”, ce l’avevo nel cassetto da vent’anni, non riuscivo a trovare la voce giusta, feci ascoltare questo brano a Julia, e dissi: “Finalmente! Ho trovato la voce giusta!”.

Le altre collaborazioni con il brano “Oltre”, con “Trust My Heart”, e lì veramente è stato connubio perfetto, anche col Maestro Ettore Gatta, naturalmente.

Per me è stato veramente un vero piacere conoscere Julia e le auguro il massimo perché è una persona che merita.

Altro brano che segue è proprio La Voce Dell’Anima, che dà anche il titolo al mini album. Julia Burduli ancora una volta è protagonista, sia come interprete che come scrittrice; difatti suo è il testo, scritto in collaborazione con il M°, nonché produttore di celebrate virtù, Carmine Caiazzo

Tracimando le rive del pop, Julia Burduli si cimenta con quella che ritengo la sua naturale connotazione o. quantomeno, la sua passione, e vale a dire la Musica Colta. Difatti un’altra cover d’autore (e che autore) è Il Principe Igor’; unica opera lirica di Aleksandr Borodin, che ne scrisse anche il libretto; trattasi di una danza relativa al popolo Poloviciano (detti anche Cumani, guarda un po’). Questa danza polovesiana ci mostra Julia in tutto il suo talento. Non sappiamo se è di legno leggero o in fibra di vetro o di carbonio, ma il maestro Gatta, costruisce un arrangiamento di notevole spessore artistico.

Play: Classical Song per eccellenza è: Meu Grande Amor, dell’inarrivabile Lara Fabian. Leggete i primi versi. Ho sognato e aspettato il tuo amore e il mio cuore si è abituato a sognarti e all’improvviso ti ho trovato. Ho visto nei tuoi occhi la passione che sognavo per me stessa. Quando ti ho visto ho creduto che l’amore non fosse solo il mio sogno (il mio sogno, il mio sogno) mi sono svegliato e il mondo intero si è illuminato non smette di brillare e il mio sguardo vede solo il tuo ho trovato
il mio grande amore.

E anche in questo caso ci troviamo di fronte, o meglio al dolce sentire, ad una straordinaria versione di Julia.

Another Timeless Classic è: My Heart Will Go On. Brano cantato un po’ da chiunque, ma che nella versione della Burduli acquista un’emozione particolare. Anche perché si parla sempre e solo di amore. Un amore senza tempo né confini.

Siamo alla fine. Salma Ya Salama. Questo brano, che chiude queste intense interpretazioni di Julia, mi ricorda Dalida. Non sono molto lontano quando affermo che anche questo brano in lingua araba sia quasi una sorta di dichiarazione personale della Julia; difatti, se analizziamo alcuni passaggi del testo, per quel poco di arabo che conosco, esso dice: Nel grande mondo mi sono girata… E quando il mio primo amore mi ha chiamata, ho lasciato tutto e mi sono gettata nel suo grembo… L’amore è ancora puro. E il tempo è ancora caldo. E la luna è ancora qui… Ditemi se questo non è amore! Ditemi se queste parole non sono rivolte ad una persona che si ama in maniera totale e viscerale, al quale si è donata la propria anima. E ditemi se non vedete il volto di Vincenzo Maisto. 

Cantare in tante lingue e destare sensazioni ancestrali con qualsiasi idioma non è certo appannaggio di tutti; anzi, direi di quasi nessuno/a. La nostra Julia riesce a trasmettere la pace alle nostre anime giacché lei è con la sua –di anima- che canta. E non si tratta di metterci passione e sentimento; chi canta con l’anima ha un solo obiettivo: riscaldare i nostri cuori che si stanno indurendo all’inverosimile. E pertanto ben venga questa immersione spirituale, oso dire, che si fa comunione all’ascolto di una voce che, come dicevo in esergo, ha non solo una ecletticità non comune ma che contiene un passato che non va via con un semplice colpo di spugna. E alla quale non bisogna prestare un ascolto fine a se stesso. 

Ed ora che siamo giunti alla fine preferisco chiudere con le accorate, nonché esperte, considerazioni di Elisa Alloro, della casa discografica milanese Engine Record:

Dunque, Julia sembra a tratti imperscrutabile, perché nasconde con garbo dietro a questa aura glaciale tanta sofferenza. Non è solo una voce unica, è un’anima gentile e sensibile. Soprano, naturalmente è una poliedrica cantante lirica crossover, che ha dimostrato grande versatilità. Si butta a capofitto nei progetti complessi, difficilissimi, perché è in continua sfida con se stessa e con il mondo, e ha bisogno proprio di urlare al pianeta il suo amore per la vita.

“La Voce Dell’Anima” è questa nuova raccolta di cover di straordinaria levatura, la seconda, dopo l’album di debutto “Eyes”, che è un piccolo viaggio attorno al mondo con 11 brani, di cui 3 inediti, sempre con un repertorio linguistico e stilistico decisamente variegato. E dopo una serie, appunto, di inediti, che non sono presenti in questo secondo progetto, però raccontano il suo percorso, che ha voluto studiare come una sorta di appuntamento a scadenza mensile, proprio per viaggiare, oltre che nel mondo, interpretando brani di grande successo di generi molto diversi tra loro, anche dentro e fuori Julia. Dagli Occhi al Cuore passando, naturalmente, dalla Voce Dell’Anima.

Voce, che non è solo il più ricco e straordinario strumento musicale di cui disponiamo, ma in questo personalissimo esempio, anche uno strumento capace di parlare all’anima con un alfabeto dei vocalizzi di forte impatto emotivo di assoluta pregnanza, capace di legare il bel canto alla musica elettronica. Racconto che si completerà con l’uscita dell’inedito “Trust My Heart”, che trovo esso come uno squisito pezzo che mesce il canto pop nella sezione più aulica del termine alla dance, che ancora una volta sposta Julia in una dimensione nuova, dando prova della sua singolare versatilità  

E che dire: Julia merita di essere ascoltata, capita e supportata. Mi auguro che questo per me, per noi, per Engine Records sia solo il primo giro di boa di una lunga traversata oceanica mano nella mano.

Hanno contribuito a questo gioiello musicale, per la sezione ritmica: Corrado Calignano al Basso e Gianluca Borrelli al Drumming; alle Percussioni troviamo Gabriele Borrelli; alle Chitarre Federico Luongo; Pianoforte e Rhodes, Ettore Gatta, che si è occupato anche della programmazione; la sezione d’Archi è a cura della Naples Strings Ensamble.

Arrangiamento, Orchestrazione e Direzione Musicale del M° Ettore Gatta

Recording a cura di Carlo Gentiletti. Studio di Registrazione Elios Recording (Castellammare di Stabia – Na). Editing, Mixing e Mastering a cura di Ettore Gatta.

Come si evince siamo alla presenza di un “combo” di eccellenze.

Il tutto grazie al Couturier delle sette note che corrisponde al M° Ettore Gatta, che ha sapientemente confezionato un abito sonoro per la Burduli.

Riflessione personale: il mercato discografico è quasi moribondo, nonostante si registrino confortevoli impennate; addirittura alcuni artisti preferiscono ritornare alla dimenticata musicassetta. Il vinile resiste ed il Cd si mantiene a galla col salvagente. Capisco tutti e mi immedesimo nelle case discografiche che sono alla canna del gas. 

Perdonate questo sfogo finale, che beninteso non è un’accusa ma un dato di fatto, da piccolo fruitore, ma questa musica digitale o liquida come si suol dire, svilisce, mortifica e non rende giustizia a delle voci che hanno sfumature che necessitano, quantomeno, di un degno apparato diffusore.

Ma ormai pure la Musica ci scorre addosso.

filippodinardo@libero.it 

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