La nostra Nazione deve rinascere ripartendo dai suoi valori: dalla tradizione verso l’innovazione giovanile

Siamo un Paese che spesso in settori strategici e non solo politico economici riesce a danneggiarsi attraverso delle azioni solitarie, se non velleitarie, oppure di scarso peso internazionale.

Comunque, spesso senza sfruttare delle ottime opportunità.

In politica estera le alleanze da fare nelle diverse situazioni sono importanti come i fatti e gli accordi. Non ci riferiamo qui all’attualità del problema dei migranti e tantomeno degli esiti, comunque controversi e discutibili, avuti dall’ultimo vertice dell’Unione Europea, il discorso critico, ma sempre propositivo, in realtà deve necessariamente essere più ampio.

Infatti, riguarda il complessivo rapporto esistente negli ultimi venti anni tra l’Italia e l’Europa, la nostra partecipazione all’Istituzione già comunitaria, fra il dare e l’avere,i diritti ed oneri, obblighi e concessioni.

Insomma, l’insieme di situazioni e condizioni partecipative all’ente Europeo.

Ormai da diversi anni e non certo per colpa dell’ultimo, neonato, Governo della Repubblica, in Europa, siamo di fatto, se non di diritto, considerati “sotto tutela” e non solamente per un “problema di conti pubblici”. Forse per necessità, oppure per non perdere cospicui finanziamenti, è comunque certo che, negli anni, dopo l’entrata in vigore dell’euro, effettiva moneta unica per 19 stati sui 27 della U.E. la nostra situazione si è fatta sempre più difficile.

Abbiamo assunto, con i vari governi succedutisi dal 2001/02 in poi, degli impegni sempre più rigorosi con obblighi stringenti su bilancio ed economia pubblica e addirittura, unico Paese a farlo in Europa, il vincolo in Costituzione del principio del “pareggio annuale di bilancio” e per questo, non potendoli poi rispettare,che diversi altri partecipanti si permettono, fin troppo spesso, quasi si sentono in obbligo di ricordarci necessità ed impegni presi.

Insomma, siamo considerati un “fratello maggiore” sbandato e da redimere, da riportare sulla “giusta strada dei conti”.

Magari si tratta di piccoli Paesi del centro nord dell’Europa che hanno, per loro fortuna, i conti pubblici a posto per i loro pochi milioni di abitanti ma che ci fanno continui richiami alla necessità assoluta del “rigore economico” e prima di tutto al rientro dall’abnorme “debito pubblico”.

Tutte cose che ben sappiamo, studiamo in teoria economica, ma non possiamo fare, mettere in pratica, pena l’ulteriore impoverimento dei nostri cittadini che, dal 2010, vedono un loro costante, progressivo, impoverimento reddituale cui si aggiungono gli effetti negativi prevalenti della “globalizzazione” incidenti su tutto l’Occidente.

Cosa possiamo fare, oltre a ridiscutere con intelligenza gli accordi europei, dobbiamo in tutta questa Legislatura, fino a fine febbraio 2023, procedere ad un grande sforzo solidaristico e d’inventiva per favorire l’allargamento della base lavorativa, e quindi contributiva, meglio sostenendo il sistema complessivo: cercare in tutti i modi di far ritrovare un lavoro a chi lo ha perso per la crisi e farlo avere ai tanti giovani mai occupati.

Qualche idea la daremo.

Giorgio M. Palumbo

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