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Italia da cambiare

Fra difficoltà interne ed esterne il Parlamento approva la prima manovra economica del Governo

Esattamente sei mesi fa scrivevamo, in occasione della “nascita” del Governo, che rappresentava le volontà, magari non sempre uniformi, eppure coincidenti nella profonda volontà di cambiamento, espressione anche di una protesta diffusa, di 6 elettori su 10 dei votanti.

Ora che sono passati più di nove mesi da quelle, comunque storiche, votazioni del 4 marzo 2018 per il rinnovo del Parlamento nazionale: i tanti volti nuovi eletti si sono insediati al Governo, ai vertici della Camera dei deputati ed al Senato della Repubblica, ovvero legittimamente nelle Istituzioni repubblicane.

Certo, non è mai facile il passaggio dall’opposizione di denuncia e protesta all’esercizio quotidiano del potere, quindi, alla difficile gestione degli innumerevoli problemi dello Stato, una macchina pubblica che sarebbe completamente da revisionare. O meglio, radicalmente da cambiare, semplificare e democratizzare!

Si è pagato un forte pedaggio al “noviziato” ed ai tanti disastri naturali, tanti giorni sono passati in alterne trattative, vertici, incontri e riunioni per trovare accordi fra forze politiche diverse, già fra loro aspramente rivali, da sempre, come pure nella velenosa campagna elettorale. Eppure, in politica occorre saper trovare degli utili accordi (nell’interesse dei cittadini) anche definendosi (Cinque stelle e Lega), entrambi orgogliosamente definitesi, “forze del cambiamento” combattive contro tutti i poteri consolidati, per il rinnovamento della “cosa pubblica” in ogni settore, per premiare finalmente innovazione, onestà e meritocrazia.                                                                                                                     

Oltre, a ricercare una duratura ripresa economica, incentivare  il lavoro, la tutela del risparmio e la lotta concreta alla povertà, purtroppo fenomeno in aumento.

Quindi, se “l’arte del compromesso” è antica quanto italica virtù essa rappresenta un giusto mezzo, una via d’incontro, una mediazione necessaria nell’interesse collettivo. Questa la ragione per la quale due forze che sembravano inconciliabili rivali e si erano sempre aspramente confrontate hanno raggiunto e mantenuto un accordo. Anzi, hanno stipulato un vero e proprio “Contratto di governo per il cambiamento del Paese” un documento che prevede gli impegni programmatici essenziali dell’esecutivo.

Subito si sono scatenate contro questo tentativo le solite forze, gli speculatori, alcuni appartenenti ad enti, consorterie affaristiche di borsa, speculatori della finanza, aree grigie dell’economia, così come alcuni appartenenti alle restrittive istituzione dell’Unione europea. Con queste ultime la trattativa sugli strumenti di bilancio è stata dura, snervante, ma finalmente chiusa e si è pagato un prezzo a livello di procedure parlamentari.                                                                                         

Ora, però, tutti dobbiamo augurare, a cominciare dall’anno nuovo, che le “ricette economiche” varate funzionino al meglio e che vi sia stabilità per il nostro Paese: per iniziare ad uscire finalmente da un decennio di grave crisi economico sociale, cambiando veramente l’Italia, in meglio.

Auguri ed a presto.

Giorgio M. Palumbo

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