Lo scopo del vaccino è quello di permettere al nostro organismo di fare la conoscenza con una proteina del virus (antigene) in modo che impari a riconoscerla come estranea e a fabbricare anticorpi specifici per neutralizzarla a un secondo incontro

Sono tantissime le istituzioni, accademiche e private, che stanno lavorando al vaccino per il Covid-19 e da qualche giorno si sta diffondendo la notizia che entro fine aprile sarà testato anche sugli uomini ma c’è ancora chi afferma che un vero vaccino non ci sarà mai o che ci vorranno mesi o, addirittura anni, prima di sperimentarlo sul serio.

Le immunnizzazioni, infatti, richiedono milioni di esperimenti prima in laboratorio, poi su un numero di persone in condizioni controllate, dovranno poi essere prodotte miliardi di dosi e, infine, sarà necessario decidere in che ordine organizzare le campagne vaccinali.

Come dichiarato da “Il corriere della Sera”, questa cautela è necessaria perché il vaccino è uno strumento molto delicato. Lo scopo del vaccino è quello di permettere al nostro organismo di fare la conoscenza con una proteina del virus (antigene) in modo che impari a riconoscerla come estranea e a fabbricare anticorpi specifici per neutralizzarla a un secondo incontro. Ovviamente bisogna fare in modo che la proteina venga presentata all’organismo in modo che non nuoccia, cioè che il soggetto vaccinato non si ammali.

A tal fine oggi si può procedere, essenzialmente, in tre modi resi possibili dalla notevole evoluzione della tecnologia in questo campo negli ultimi anni: usare un vettore virale, usare direttamente un acido nucleico (Dna o Rna), usare una proteina virale.

I vaccini con vettori virali usano virus che non hanno nulla a che vedere con quelli verso cui si vuole far sviluppare l’immunità, e che sono innocui per l’uomo. In quei virus innocui viene inserito un gene sintetico in grado di far produrre alle cellule una proteina del virus da cui ci si vuole davvero difendere (in questo caso, il coronavirus). La proteina sarà costruita ed esposta sulla superficie delle cellule infettate, cosicché il sistema immunitario la riconosca e si prepari a costruire anticorpi quando dovesse reincontrarla, veicolata questa volta dal virus cattivo.

Nel caso di vaccini a Rna o Dna, al posto di inserire nelle cellule umane il gene per mezzo di un virus, si produce un gene sintetico e la si inietta direttamente in una formulazione speciale. Non richiede di far crescere virus o batteri ed è più facile da fare l’industrializzazione.

I vaccini con proteina virale si realizzano producendo una proteina del virus che poi si inetta con o senza adiuvanti. Per produrre la proteina ci vogliono mesi in laboratorio: poi però quando arrivano si possono produrre in grandi quantità. Per farli funzionare bene però sono necessari specifici adiuvanti, che richiedono tempi più lunghi.

La fase sperimentale sull’uomo dell’immunoprofilassi è giunta dall’Inghilterra, dove gli scienziati hanno reputato la non tossicità del vaccino in ambito laboratoriale ed è stato il membro del comitato tecnico scientifico, Alberto Villani, ad annunciare che il vaccino arriverà in tempi record ma bisogna poterlo garantire a tutti.

Laura Barbato

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