“Gli asintomatici sono contagiosi. E il virus non è diventato più buono”

I casi in Campania continuano ad aumentare e molte sono le preoccupazioni da parte dei cittadini che per paura hanno deciso di non muoversi di casa in questo periodo.

A preoccupare è anche il ritorno a scuola e alla normalità che ogni giorno spaventa tantissime persone che hanno paura di un nuovo lockdown.
La testa giornalistica Fanpage.it a tal proposito ha intervistato Alessandro Perrella, infettivologo dell’ospedale Cotugno ed esperto della task force Anti-Covid19 della Regione.
L’esperto ha dichiarato:
“In questa seconda fase del Coronavirus moltissimi asintomatici tra i 18 e i 40 anni. Ma stiamo rilevando che sono contagiosi e potrebbero veicolare l’infezione su fasce di pazienti fragili, come anziani o persone con patologie croniche. Il virus non è diventato più buono e la fase di oggi è prodromica alla possibile ondata in autunno che è quella che ci preoccupa di più.
In Campania gli ultimi dati segnalano un aumento costante dei contagi cominciato a metà luglio. Nelle ultime 24 ore ci sono stati 138 nuovi positivi al Coronavirus, di cui 133 asintomatici. Molti giovani di rientro dall’estero.
Il virus si è adattato all’organismo ospite, dopo aver fatto il salto di specie.
Gli asintomatici sono tendenzialmente soggetti sani che non hanno storie di patologie con morbilità croniche e di conseguenza che hanno una buona capacità di rispondere all’infezione. Questo non determina una situazione di manifestazioni cliniche allarmanti, ma una sintomatologia molto più lieve. Ecco perché in questa fase vediamo molti contagi, ma poche ospedalizzazioni e un numero esiguo di persone in terapia intensiva. Ciò non vuol dire, però, che il virus è diventato più buono.
Dagli ultimi dati si è registrato che gli asintomatici, circolando liberamente, possono mantenere sempre elevata la presenza del virus. Ecco perché stiamo mettendo in atto una serie di meccanismi che sono finalizzati a contenere anche gli asintomatici che potrebbero eventualmente veicolare l’infezione su fasce di pazienti fragili, come anziani o con patologie croniche che sono poi quelli che potrebbero presentare manifestazioni cliniche più gravi, tali da richiedere il ricovero. Essi però possono essere in parte arginati con il contact tracing sul territorio e dall’altro lato sono espressione di questa seconda fase che stiamo vivendo, nella quale il virus si sta diffondendo, che potrebbe essere prodromica dell’ondata autunnale, se dovessero entrare per esempio in contatto con soggetti anziani.
Stiamo cercando di confinare i focolai con un buon contact tracing. E un’ottima strategia territoriali e la Campania è la numero uno in questo, perché ha una forte tradizione legata all’Epatite A che ci ha aiutato nella prima ondata e ci aiuterà nella eventuale seconda.
Il vaccino potrebbe arrivare, se in autunno dovesse partire la fase avanzata della sperimentazione, nei primi mesi del 2021”.

 

 

Teresa Barbato

Commenti

commenti