La lunga storia d’amore del caffè: da Vienna a Napoli

 

L’invenzione della “cuccuma” o “cuccumella” risale al 1819, che consentì la preparazione domestica del caffè.

Facendo un passo indietro, però, fu Maria Carolina d’Asburgo-Lorena a portare l’usanza viennese del caffè a Napoli, dopo aver sposato nel 1768 Ferdinando di Borbone.

Maria Carolina portò anche la tradizione del “kipferl”, il cornetto, l’accoppiata della colazione vincente.

Nel 1800 nacquero anche le prime kaffeaus (coffee house): delle piccole locande in cui poter sorseggiare del caffè, ma per strada si potevano trovare anche i caffettieri ambulanti, da cui si poteva comprare un caffè “al volo”.

Oggi quei carrettini ambulanti non ci sono più, ma il caffè, come due secoli fa, rimane un rito “sacro” per tutti i napoletani. Eduardo De Filippo diceva: “Io, per esempio, a tutto rinuncerei tranne a questa tazzina di caffè, presa tranquillamente qua, fuori al balcone, dopo quell’oretta di sonno che uno si è fatta dopo mangiato. E me la devo fare io stesso, con mani”.

La parola caffè deriva dall’arabo qahwa (eccittante), poi diventato kahve in Turchia: “un liquido profumato che veniva fuori da bricchi posti sul fuoco, e versato in piccole scodelle di porcellana, continuamente svuotate (e riempite) durante le conversazioni che seguivano il pasto”.

Sono tante le storie legate al caffè, tra cui quella del caffè “generoso” oppure “sospeso”: un cliente paga 2 tazze di caffè ma ne beve soltanto una, pagando anche il caffè per un secondo cliente, perfettamente sconosciuto.

La Regione Campania, proprio a causa della grande tradizione del caffè, ha deciso che dopo l’Arte del pizzaiolo napoletano anche la cultura del caffè espresso napoletano merita il prestigioso riconoscimento Unesco.

Si tratta di una candidatura di grande rilievo pienamente in linea con l’importante lavoro svolto negli ultimi anni grazie anche all’iniziativa del consigliere Francesco Emilio Borrelli, per il riconoscimento, da parte dell’Unesco, delle più significative tradizioni agroalimentari.

Il caffè in Italia non è soltanto una bevanda ma esprime una vera e propria cultura, un rito tutto napoletano che ha dato vita a tradizioni diffuse ovunque, come quella del caffè sospeso che evoca il senso dell’ospitalità, solidarietà e convivialità.

“Il dossier – afferma Palazzo Santa Lucia – redatto da un gruppo di esperti professori universitari, antropologi e giuristi, sintetizza questa dimensione e racconta il valore identitario della cultura del caffè, per i napoletani, i campani e tutti gli italiani. Insieme agli alimenti propri di questa tradizione, nel dossier sono stati evidenziati i profili legati allo sviluppo sostenibile, alla tutela dell’ambiente, alla preservazione degli ecosistemi che è strettamente connessa a questa nostra cultura”.

Laura Barbato

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