Oggi Google lo ricorda con un doodle, che comprende le istruzioni per farlo molto bene

Oggi il doodle di Google ci ricorda Ignaz Semmelweis: per molti sarà solo una fermata della metropolitana di Budapest, in Ungheria, ma in realtà il medico, vissuto nel diciannovesimo secolo, è il primo scienziato ad aver dato una giusta importanza all’igiene per prevenire le infenzioni e, nello specifico, alla buona pratica di lavarsi le mani.

Preparò quindi una soluzione igienizzante in una bacinella e vi fece lavare le mani ai medici, dopo aver eseguito le autopsie: la pratica fece calare il tasso di mortalità post-parto dal 18 per cento al 2 per cento. Nonostante questo, la norma non fu interiorizzata dai medici dell’ospedale, che la rispettavano controvoglia e con poca costanza. Anche la comunità scientifica non accolse positivamente le sue scoperte e il suo libro sul tema fu recensito molto negativamente, cosa che gli indusse comportamenti imprevedibili (alcuni storici suppongono che abbia sofferto di Alzheimer). Nel 1865 fu rinchiuso contro la sua volontà in un’ospedale psichiatrico e morì di infezione dopo essere stato picchiato dalle guardie dell’istituto.

Oggi l’attitudine a respingere le prove di una nuova scoperta quando contraddicono lo status-quo viene definito “riflesso di Semmelweis”.

La sua celebrazione non è per l’anniversario della sua nascita o della sua morte, ma è legata a una scoperta che Semmelweis fece e che si sta rivelando fondamentale in questi giorni di pandemia di coronavirus (SARS-CoV-2). Semmelweis infatti è considerato il primo scienziato a capire l’importanza di un’adeguata igiene per prevenire le infezioni, compresa la buona pratica di lavarsi le mani accuratamente. Per questo Google lo celebra con un breve video in cui viene mostrata la tecnica corretta per lavarsi le mani.

La domanda, però, sorge spontanea: bisognava ripescare una scoperta del 1800 per ricordare che bisogna sempre curare la propria igiene personale e, soprattutto, lavarsi le mani?

Laura Barbato

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