Ars longa, vita brevis

Il ritrovamento di manufatti antichi ha sempre suscitato stupore e interesse, non solo negli archeologi; se poi il passato viene tirato fuori da un recinto per cavalli situato in una periferia che non gode di fama eccelsa, la sorpresa è doppia.

È accaduto proprio sulle sponde del lago di Patria, a Giugliano in Campania: nel parco archeologico e naturalisticoAntica Liternum, Vincenzo Ferraro, un residente del luogo, ha trovato alcuni reperti d’interesse archeologico che rischiavano di essere distrutti da zoccoli equini.  

Si tratta di frammenti di contenitori fittili nei quali si notano ancora tracce di caeruleum (“blu egizio”), impasto vetrificato di colore azzurro utilizzato dagli antichi romani per produrre tessere pregiate per mosaici.

La sua presenza conferma oggi agli studiosi l’importanza che la colonia di Liternum rivestiva per l’antica Roma.

Si ritiene infatti che in questa zona sorgessero numerose fornaci atte alla produzione del materiale prezioso.

Il signor Vincenzo non ha perso tempo: messi in salvo i reperti, ha subito provveduto alla loro consegna presso le autorità pubbliche.

L’attuale normativa in merito al ritrovamento di reperti archeologici attribuisce infatti allo Stato “la proprietà degli oggetti di interesse artistico, storico e archeologico rinvenuti sotto terra o in mare a partire dall’anno 1909” (Legge n. 364 del 1909).

Dopo tale data il possesso di reperti archeologici è ritenuto illecito a meno che non si abbiano documenti o altri titoli che ne attestino il regolare acquisto o lascito ereditario.

In questo caso è stato il sindaco di Giugliano, Nicola Pirozzi, in quanto responsabile del patrimonio culturale del territorio, a fare le veci dello Stato.

L’episodio, certamente una ventata di positività in questo 2020 all’insegna di una tragedia greca, ha fatto riemergere interrogativi circa il futuro dell’area archeologica.

Gli interventi finalizzati alla realizzazione del Parco e museo archeologico di Liternum iniziarono nel 2006 grazie all’interessamento del comune di Giugliano, e con sovvenzioni ottenute tramite la Soprintendenza di Napoli.

Ultimato nell’aprile 2009, il Comune di Giugliano in Campania ne assegnò per un certo periodo di tempo la custodia, la gestione e la promozione alla Pro Loco Litorale Domitio, ente di promozione turistica, culturale e sociale del territorio costiero della città.

Il parco oggi fa parte della Riserva naturale Foce Volturno – Costa di Licola e dal 2016 è entrato nel circuito del “Parco archeologico dei Campi Flegrei”. Un patrimonio dal valore inestimabile per la provincia del napoletano, non solo da un punto di vista storico-culturale, ma anche e soprattutto simbolico. I resti del teatro, ciò che rimane dell’area votiva di Scipione l’Africano, ogni singola pietra sulla quale pesano i secoli passati sono motivo d’orgoglio per una zona che necessita di riscatto e rinascita.

O meglio, erano. Sì, perché purtroppo il sito è chiuso da anni in quanto pericolante.

Un patrimonio culturale che potrebbe fruttare al Comune ingenti somme è vietato al pubblico perché necessita di manutenzione.

Rosario Ragosta, consigliere comunale, già consigliere metropolitano con delega alla valorizzazione del Lago Patria, ha tuttavia ridato speranza circa l’apertura del complesso.

Stando alle sue parole, il 17 dicembre si è conclusa la gara d’assegnazione degli appalti per i lavori.

Si auspica una rinascita dei sito archeologico entro l’estate del 2021.

Inoltre, è previsto l’allestimento di un’area verde che ospiterà eventi culturali e il Parco dovrebbe ritornare a splendere tutte le notti grazie all’installazione di un modernissimo impianto di luci a led.

Riportando le parole di Ippocrate, abilmente tradotte da Seneca, ars longa, vita brevis”. Se è vero che la longevità dell’arte supera di gran lunga quella degli uomini, speriamo che l’Antica Liternum sorga dalle sue ceneri più bella e nuova che mai.

Anna Maria Di Nunzio

 

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