La procura di Napoli Nord, nella mattina di venerdì 19 luglio, ha sequestrato il tratto di strada della SP 1, tratto Ponte Riccio – Auchan. (clicca qui per leggere l’articolo)

Tale provvedimento è stato preso dalle autorità dei comuni di Qualiano e Giugliano in cooperazione con il pubblico ministero Giovanni Corona che ha emesso la confisca della carreggiata.

La contromisura però ha provocato una reazione negativa nei confronti della famiglia Ciaramella, di Biagio, referente della sede Aversa ed agro aversano dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada Onlus (A.I.F.V.S.), presieduta da Alberto Pallotti, e di Elena Ronzullo, presidente dell’Associazione Mamme Coraggio, costituitasi parte civile nel processo legato alla morte di Luigi Ciaramella. Il 19enne perse la vita sulla strada Ischitella – Madonna del Pantano (S.P. n.131. “Quadrivio di Ischitella”).

“Ci chiediamo come mai non siano stati usati stesso peso e misura del Tribunale di Napoli Nord per quanto concerne il nostro caso. Ciò nonostante abbiamo messo in evidenza più volte la pericolosità del palo tramite comunicati stampa e segnalazioni all’epoca Provincia ed all’attuale città metropolitana.

La legge parla chiaro: riprendendo l’articolo 14  inerente la costruzione e tutela delle strade ed aree pubbliche’ e, nello specifico, i Poteri e compiti degli Enti proprietari delle Strade’, gli enti proprietari delle infrastrutture (al punto numero 1, Comma inserito dall’art. 10 legge 19 ottobre 1998 n. 366.), allo scopo di garantire la sicurezza e la fluidità della circolazione, provvedono alla manutenzione, gestione e pulizia delle strade, delle loro pertinenze e arredo, nonché delle attrezzature, impianti e servizi. La Provincia ci ha fornito documenti che confermano l’invio di segnalazione ufficiale all’ENEL dopo l’anno 2009.  La linea elettrica, che parte da Giugliano e arriva a Villa Literno, risale ad un periodo di edificazione compreso tra i 50 e i 60 anni precedenti all’incidente di Luigi. Presumibilmente, data l’assenza di documentazione pertinente, negli anni 2000 è stata allargata la strada, rispettando a pieno la legge vigente.  Si puntò sul rafforzamento del palo con una base di cemento ricoperto in ferro zincato, piuttosto che attuarne lo spostamento a sette metri, a cui sarebbe stata soggetto tutta la linea Enel. Un’opera che avrebbe comportato una maggiorazione della spesa. Le nostre denunce si sono rivelate vane in quanto la strada risulta ancora nella stessa condizione dell’epoca e priva di qualsiasi protezione. Per questo motivo, facciamo un appello al ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli, affinché intervenga al più presto e si registrino nuovi casi mortali come nel caso di mio figlio.    

Non abbiamo avuto giustizia. Dall’accaduto del 2008, con nostra grande insistenza ed incuranti delle quattro chiusure ricevute, abbiamo conseguito, solo nel 2012, una nuova apertura del caso che ha portato alla valutazione delle responsabilità di cinque indagati. In questa fase, l’anomalia registrata riguardava il metro di giudizio da ricondurre agli articoli 41 e 589, comma 1, che prevede la chiusura di un processo penale in sette anni e mezzo. Grazie all’insistenza del legale Davide Tirozzi, siamo riusciti ad ottenere il comma 2 degli articoli 41 e 589, in virtù del quale il processo è stato allungato a 15 anni. Mio figlio è morto nel 2008 e mi pongo due domande: come mai le indagini per una verità sono partite solo nel 2012? Aveva ragione chi ci ha chiuso quattro volte il caso o chi ha posto le condizioni per indagare su cinque persone?”

 

Teresa Barbato

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