La famiglia della giovane uccisa nella faida di Scampia combatte ancora per il riconoscimento del suo status di vittima innocente, tra rinvii in tribunale e battaglie costituzionali

Quasi vent’anni dopo la brutale uccisione di Gelsomina Verde, la giovane continua ad aspettare il riconoscimento ufficiale come vittima innocente della camorra. Il suo omicidio, avvenuto durante la prima faida di Scampia, è una delle pagine più nere della criminalità organizzata in Italia. Oggi, la sua famiglia è ancora in tribunale, combattendo per ottenere giustizia.

Anna Lucarelli e Francesco Verde, madre e fratello di Gelsomina, si sono presentati in tribunale a Napoli insieme all’avvocato Liana Nesta per assistere al processo contro Luigi De Lucia e Pasquale Rinaldi, alias “o Vichingo”. Secondo la Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Napoli, i due uomini prelevarono Gelsomina prima che venisse assassinata. Il processo è stato rinviato al 6 giugno a causa di un difetto di notifica.

Il mancato riconoscimento dello status di vittima innocente è attualmente al vaglio della Corte Costituzionale. La questione è intricata e dolorosa: il padre di Gelsomina, Michele Verde, ha un cugino che, pur non essendo mai stato condannato o arrestato, era stato indagato per presunti legami con il clan dei Casalesi. Questa lontana parentela è stata sufficiente per sollevare dubbi sul riconoscimento dello status di vittima per Gelsomina.

La famiglia Verde ha dimostrato con fermezza la propria estraneità alle logiche criminali. Cosimo Di Lauro, all’epoca reggente del clan, aveva tentato invano di versare alla famiglia 300mila euro, affermando che si trattava di risarcimento e non di denaro sporco. La famiglia Verde rifiutò l’offerta, sottolineando il loro desiderio di giustizia e non di denaro.

La DDA di Napoli ha ripetutamente affermato che non esistono ostacoli al riconoscimento dello status di vittima innocente per Gelsomina, ma la decisione finale è ancora in attesa del giudizio della Consulta. La questione sollevata dagli avvocati della famiglia Verde ha avuto eco anche in altri casi simili, dimostrando la complessità e la delicatezza del tema.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Gelsomina Verde fu prelevata da tre uomini: uno si sedette al suo fianco nell’auto, mentre gli altri due, De Lucia e Rinaldi, la seguirono con un’altra vettura. La ragazza fu poi assassinata a colpi di pistola da Ugo De Lucia. Il gruppo criminale dei Di Lauro sospettava che Gelsomina sapesse dove si nascondeva Gennaro Notturno, detto “o’ sarracino”, ma lei negò di avere tale informazione. Non creduta, fu uccisa e il suo corpo bruciato nella sua auto.

Le indagini che hanno portato all’individuazione dei colpevoli sono state possibili grazie alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Pietro Esposito, Gennaro Puzella, Rosario Guarino, Carlo Capasso e Salvatore Tamburrino. Quest’ultimo, ex vivandiere di Marco Di Lauro, ha permesso la cattura di Di Lauro dopo 14 anni di latitanza.

La famiglia Verde continua a lottare, non solo per Gelsomina ma per tutte le vittime innocenti della camorra, sperando che la giustizia prevalga e che la memoria di Gelsomina venga onorata come merita.

(ANSA) 

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