I palazzi Cirio ormai sono zona rossa

Sale alla ribalta una cittadina della provincia di Caserta, Mondragone, un tempo territorio di quasi totale egemonia africana, oggi, invece, colonizzato da diverse comunità dell’est con prevalenza bulgara.
Si tratta di comunità che lavora nelle zone del casertano come braccianti agricoli, molti di questi sono ancora clandestini e non censiti.

La scoperta di un focolaio tra i palazzi da loro abitati incute non poca paura: di fatto il rischio contagio può aumentare e può avere proporzioni peggiori se si pensa al fatto che, questi ultimi, sono abituati a vivere in appartamenti occupati anche da più famiglie e sono soliti trascorrere gran parte del loro tempo condividendo molte cose.

Il problema Covid, però, è stata solo la goccia che ha fatto traboccare un vaso ormai colmo: quello degli abitanti di questa cittadina, ormai da anni, vessati dalla massiccia e sovrabbondante presenza di etnie diverse che, seppur integrate, finiscono per imporsi con le loro usanze e stili di vita, prendendo spesso il sopravvento.

Sono giorni di continue proteste e se da un lato ci sono i bulgari della zona rossa che reclamano il diritto a recarsi al lavoro, dall’altra ci sono i residenti italiani, terrorizzati dalla paura di un contagio incontrollato.

Di mezzo c’è Virgilio Pacifico, sindaco di Mondragone che, infuriato, parla di “un inaccettabile atto di insubordinazione” nei confronti dell’ordinanza regionale del governatore De Luca.

Parole grosse, lanci di oggetti, vetri infranti e di mezzo anche alcuni agenti di polizia feriti.
Sta di fatto che la combinazione contagio-stranieri-rivolta rappresenta un’occasione succulenta per accendere i riflettori su contesti già assai complessi.

Marianna Di Donna

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