Regolarmente mi reco a Perugia per acquisti.

Di che genere?

Sorry, ma non posso svelarlo.

Questa volta però il motivo per cui intraprendo il viaggio è dovuto, oltre al solito shopping, all’appuntamento che ho con la scrittrice Federica Baldi.

Parleremo del suo nuovo libro: Abruzzo Esoterico E Occulto.

Del suo precedente Lazio Esoterico E Occulto ne abbiamo già parlato.

Per quanti volessero approfondire: https://www.melitonline.net/giornale/federica-baldi-ci-parla-del-suo-libro-lazio-esoterico-e-occulto/

La venue del nostro appuntamento è l’incantevole Piazza Della Repubblica.

L’incontro è più che cordiale.

Un tavolino è tutto per noi.

Preparo il registratore e partiamo subito.

Dottoressa Baldi: ma esiste una Geometria Sacra?

Partendo dal presupposto che, la Geometria Sacra è una sorta di linguaggio universale che si propone di descrivere il funzionamento interno della Natura e l’ordine intrinseco dell’Universo, sì. Esiste. È il connubio perfetto di spiritualità, arte, scienza. È una “Teoria del Tutto”, se vogliamo, i vari elementi continuano a conservare la loro unicità, pur essendo organizzati in un “tutto”. Tutto ciò che ci circonda si basa su modelli geometrici.

Nell’architettura viene utilizzata per la progettazione e costruzione di edifici religiosi, principalmente.

Lei scrive: “… viviamo in una società sempre più orientata e catturata dalla tecnologia, attribuiamo alle scienze la risoluzione di tutti i nostri problemi e bisogni”. Una deriva, fuorviante che ci sta allontanando dalla vera ricerca del perché stiamo passeggiando sulla Terra?

Beh, la tecnologia è un’arma a doppio taglio, vero che ci semplifica molto la vita, ma ci allontana dall’essenza di noi stessi e del rapporto che ci lega invece alla Natura, quindi alla terra.

Il secondo capitolo riguarda “La costola del drago nella chiesa di Atessa”. Le chiedo: miti e leggende, in che modo convivono e convergono con la cristianità o, se vuole, con la religione cattolica?

Anche la Cristianità ha la sua mitologia, basti pensare alla tanta simbologia che troviamo: come la colomba, il ramo di ulivo, l’olio per l’unzione, etc.

C’è una base comune, antichissima, da cui tutto ha avuto inizio, credo sia normale che poi ogni “religione” ha adattato il sapere al proprio credo.

Siamo a Lanciano, nella chiesa di san Francesco, e nel cosiddetto Cappellone vi sono alcuni affreschi, che lei riporta, i quali, con funerea preveggenza, pare anticipino la fine che attende questo pianeta, e la nostra di riflesso e conseguenza. Lei parla di Apocalisse Enigmatica. Perché? Glielo chiedo in quanto queste raffigurazioni del 1700, se me lo concede, sembrano fotogrammi di un odierno documentario, in corso di continua ripresa, su un imminente Armageddon.

Apocalisse “Enigmatica” perché pur essendo raffigurazioni del 1700, sembrano annunciare, e davvero molto bene, la condizione attuale che sta vivendo la Terra, e noi con lei. Una specie di presagio…

Anche se non riportato sulla quarta di copertina, lei già si è occupata, sempre in riguardo all’esoterico ed occulto, del Lazio. Pensa, in un prossimo futuro, di intraprendere un viaggio in Campania e a Napoli in particolar modo?

Ho avuto notizia, recentemente, di intraprendere questo viaggio in Campania. La cosa mi riempie di orgoglio. La trovo una terra molto, molto interessante! Napoli… credo avrà una parte tutta sua.

Come sottolinea nel V capitolo, riguardante la Basilica di san Tommaso, l’8 è un numero ambivalente e così afferma: “Se scriviamo l’8 in orizzontale, in algebra rappresenta l’infinito e può avere valenza sia positiva che negativa. Quando l’infinito si collega all’illimitato ha valenza positiva, sta a rappresentare l’apertura alla trascendenza. Se invece l’infinito rappresenta un circolo vizioso di ciò che non ha fine, assume valenza negativa”. Mi perdoni la mia poca perspicacia: ma come la si nota questa (diversa) interpretazione?

Semplicemente dal contesto in cui viene inserito, essendo il circolo vizioso un processo cognitivo, che ha bisogno di un tempo indefinito per essere elaborato e portato a termine. Nella rappresentazione non vi sono differenze di stile. Altro discorso se entriamo nel campo algebrico, dove il concetto di infinito è legato alla nozione di “limite”; oppure in geometria analitica; nella teoria degli insiemi, vengono apposti dei segni (+ e -) ma è un discorso matematico. Quindi, il concetto di “infinito” va sicuramente contestualizzato.

A proposito delle splendide fotografie riportate. Mi sono soffermato a lungo su quella di John Hyatt, dove si “vedono” delle fate. Pareidolia a parte, riflettevo su come queste potrebbero risultare una “alternativa” ai santi/e. Magari ci si può rivolgere (pure) a loro per delle “intercessioni”. Mi perdoni la digressione, mi è venuta spontanea tra un cioccolatino e l’altro…

Mi trova d’accordo, sono delle entità. Del resto, se crediamo ai santi perché non dovremmo credere alle fate e alla loro intercessione?

Ci parla del Fiore Della Vita?

Il Fiore ella Vita è un simbolo potentissimo, quanto complesso, che fa parte della Geometria Sacra. In sé ha codificata l’informazione dell’armonia.

Ha una composizione geometrica a cerchi equidistanti e sovrapposti in un motivo a fiori, con simmetria a sei pieghe, come un esagono. Il modello esagonale è infatti la forma più comune.

Esso racchiude in sé una naturale energia in una specie di connessione che è alla basa dell’universo.

In questa particolare struttura geometrica si possono ritrovare dalle forme degli atomi a quelle delle galassie.

Filosofi, artisti, architetti di tutto il mondo conoscono da tempo immemore la perfezione nella sua forma, nella proporzione e nell’armonia del Fiore della Vita.

Altro simbolo esoterico per eccellenza è l’Occhio Onniveggente che, a ben notare, lo si ritrova un poco dappertutto. Che rappresenta?

L’Occhio Onniveggente lo troviamo un po’ in tutte le culture. Ad esempio, nell’iconografia cristiana l’occhio, circondato dai raggi del Sole o inserito nel triangolo con la punta rivolta verso l’alto, è un simbolo universalmente riconosciuto della divina onnipresenza o della Trinità. Fra i simboli massonici, così rappresentato, viene posto sopra il seggio del Maestro, in molte Logge, con lo scopo di ricordare la saggezza e la vigilanza del Creatore che compenetra tutti i segreti. Nel simbolismo della psicologia del profondo, l’occhio è l’organo della luce e della coscienza, poiché ci permette di percepire il mondo donandogli in tal modo realtà.

Una curiosità. Ma questi pittori e/o scultori sapevano di ciò che andavano a realizzare? E, soprattutto: erano messaggi che volevano tramandare loro stessi, oppure li eseguivano (inconsapevolmente) dietro indicazioni del “datore di lavoro”?

Molti artisti erano sicuramente molto informati e grandi conoscitori dei simboli e spesso di loro iniziativa occultavano un loro messaggio, destinato a chi possedeva la chiave per comprenderlo, ovviando così ai problemi a cui sarebbero andati incontro se il messaggio fosse stato intercettato da chi non doveva! Altre volte gli veniva chiesto dai committenti delle opere.

Quant’è sottile –se non invisibile- la linea di demarcazione che separa il sacro dal profano, il misticismo dall’esoterismo, conclamato e ben percettibile?

Una linea che viene sorpassata, per forza di cose, molto spesso, essendo realtà che hanno comunque molte analogie tra loro, simboli, usanze, rituali. Il profano è la quotidianità, il sacro è quella potenza e forza che ci sostiene, sono due facce della stessa medaglia, in un certo senso.

Siamo in Abruzzo, e pertanto non poteva esimersi dal citare Gabriele d’Annunzio. Lei riassume la sua personalità segreta riportando alcuni suoi aspetti esoterici e scaramantici, giacché il suo interesse verso il mondo altro era, e resta, più che noto. Mi viene da chiederLe: ma perché alcune persone sono spasmodicamente scaramantiche e superstiziose; così come altre sono dipendenti da oroscopi, simbologia, congiunture astrali, numeri cabalistici, amuleti, talismani e quant’altro? Personalmente sono attratto dai numeri dispari e perciò ho acquistato queste tre tavolette di cioccolato. Mi sono spesso chiesto perché. Ma poi lascio perdere…

Perché tendiamo ad affidare ad altri il nostro destino, la nostra sorte. Forse abbiamo paura di scendere nel profondo della nostra anima, non sapendo cosa nasconde? Un modo per esorcizzare l’ansia (a volte la paura) di ciò che ancora non conosciamo e che ci riguarda, forse. Sicuramente è un modus operandi, molto personale, che dipende dal rapporto che abbiamo con la parte nascosta di noi stessi.

Nel capitolo XII racconta de: I Misteri Di San Pietro Ad Oratorium, e chiude il primo paragrafo con: “Il Dragone viene messo in connessione con il Cristo, attraverso questa porta chiamata appunto monofora. Il bene e il male, la luce e l’oscurità, la coscienza con l’inconscio”. L’uomo può scegliersi il suo destino?

Dipende in cosa o in chi si crede… Niente accade per caso e penso sia già scritto il nostro destino, ciò non significa che noi non possiamo, nel nostro piccolo, apportare modifiche, diciamo così.

Questo è un mio punto di vista, ovviamente.

Il suo libro è ricco di curiosità. Una delle tante: Le fave, nell’antichità, venivano accomunate al regno degli inferi ed al culto dei morti

Nell’antichità si credeva che lo stelo, privo di nodi, di questa pianta, le permettesse di essere un agile mezzo di comunicazione tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti; ancora, c’era chi riteneva che i suoi frutti contenessero le lacrime dei morti e chi credeva che le macchie scure sui suoi fiori formassero una Tau (iniziale di Thanatos, ossia “morte” in greco). Queste sono solo alcune.

Devo confessarle che l’interessamento per ciò che scrive mi porta a divorare, più che ad una lettura attenta, ogni pagina per scoprire subito nel capitolo successivo quali “aneddoti” riporta. Questa ingordigia letteraria lascia sfuggire qualche particolare. Per dire: nel capitolo “La Notte Di San Giovanni”, parla di… Litha, uno degli otto Sabbat che scandivano la ruota dell’anno e il ciclo delle stagioni. Di che si tratta?

Litha è una festività pagana, coincide con il solstizio d’estate, il 21 giugno. Antica festa della Ruota dell’Anno celtico, massima espressione della Luce sulla terra, un momento carico di energie che provengono da secoli di tradizione. Litha è il momento del raccolto di ciò che è stato seminato nella parte oscura dell’anno, sia che si tratti di benessere materiale o spirituale. È il momento per portare a compimento ciò che vogliamo realizzare. Nella notte di Litha, i Druidi (ovvero, i sacerdoti dei Celti, che possedevano la saggezza, la sapienza) raccolgono le piante magiche e le fanno essiccare, per utilizzarle in inverno, nella nostra tradizione corrisponde al 24 giugno, la magica notte di San Giovanni.

Come è nata la sua collaborazione con Oz Journal?

Mi è stato proposto di collaborare e quando si tratta di scrivere, non rifiuto! In oltre è una rivista diversa, di contro-informazione, quindi l’ho vista come uno stimolo nuovo.

Nel suo intervento parla di Ho’oponopono. Questa filosofia di vita, come scrive, privilegia la libertà individuale, incitandoci a non lasciarci condizionare dai dogmi. Potrebbe chiarire, anche per quanti non hanno avuto modo di scorrere l’intero articolo, in che consiste questo modo di vivere?

Ho’oponopono è la tradizionale arte hawaiana grazie alla quale possiamo riconoscere come tutto ciò che accade nella nostra vita, ciò che ci affligge, provenga da ricordi e programmi inconsci capaci di imprigionarci e, in qualche misura, obbligare gli eventi a ripresentarsi in varie forme facendoci reagire inconsciamente sempre allo stesso modo. Riconoscendo e ripulendo i nostri vecchi schemi, Ho’oponopono, ci permette di trasformare problemi e difficoltà in opportunità e ci aiuta ad essere liberi, in pace con noi stessi e con gli altri.

Torniamo al suo libro. Lei dedica, quasi alla fine, un corposo intervento al Satanismo, chiamando in causa, con specifiche domande, Jennifer Mezzetta la quale, in qualità di Presidente USI, riporta il suo ragionamento in riguardo ad una tematica che non trova tuti d’accordo. In ogni modo ho scorto una sorta di congiungimento di pensiero sia per quanto concerne l’Ho’oponomono, di cui prima, sia per ciò che riguarda le tesi addotte dalla sua interlocutrice, inerenti la libera scelta. Lei che dice?

Condivido la libera scelta. Un percorso, qualunque esso sia, deve essere una guida, affinché ci dia gli strumenti e la conoscenza per camminare poi in modo autonomo e indipendente.

Federica Baldi Preferisce il cioccolato al latte oppure fondente?

Il cioccolato al latte! Per addolcire la vita!

La nostra chiacchierata ed incontro ha termine.

Lei è pressata dagli impegni.

Io devo correre dal diabetologo.

Ovviamente nel libro ci si trova molto altro, sia dal punto di vista geografico, giacché l’autrice ci porta a conoscenza di spettacolari paesaggi, sia per gli appassionati di Fisica; difatti, la Baldi, ci conduce per mano Nel Cuore del Gran Sasso, dove si trova il tempio della fisica moderna.

Lascio ai lettori il piacere di scoprire quanto ancora vi si riporta, su manufatti e rituali i quali (ci si può credere o meno) risalgono a tempi più che remoti.

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