Quando ci sentiremo di nuovo falsamente fratelli. Quando ancora una volta Caino ucciderà il fratello Abele

Nel tempo l’umanità ha dovuto affrontare molte vicissitudini: guerre, pestilenze, carestie. A volte le catastrofi sono state provocate dalla natura; altre dall’uomo stesso.

Al di là di contro chi, o contro cosa si sia combattuto, di quei momenti resta il ricordo della condivisione di un sentimento comune: quello della solidarietà. Il bisogno di sentirsi uniti, di condividere le preoccupazioni e gli affanni, mette la fratellanza alla base dei rapporti tra le persone, abbattendo in un solo colpo barriere sociali ed atavici pregiudizi.

Il desiderio di sentirsi uguali nella sofferenza rende meno soli e vulnerabili, se non addirittura più forti. La speranza prevale sul pessimismo e l’invito a non dimenticare, facendo tesoro dell’esperienza vissuta, diventa un imperativo.

Attualmente stiamo combattendo l’ennesima battaglia, questa volta contro un nemico microscopico, invisibile, ma potentissimo: il Covid-19.

Il ciclo della vita, fortunatamente, chiude i periodi negativi e riporta a quella che comunemente chiamiamo normalità.

E come per le altre battaglie, anche questa che stiamo vivendo passerà ed alla fine si compilerà il bilancio: chi avrà vinto? Chi avrà perso? Facile prevederlo.

Avranno perso in tanti, in molti; in troppi. Avrà perso chi è morto e chi resterà segnato nel fisico. Chi, pur in presenza di tosse, febbre alta e gravi problemi di respirazione non è stato accettato negli ospedali perché ormai pieni o soltanto perché la sua ossigenazione era di poco superiore al 90%. Che sentimento avrà provato costui? Si sarà “consolato” avendo avuto la fortuna di morire nel suo letto, anche se sarà stato escluso da tutto, anche dalle statistiche.

Ed ancora: avrà perso chi è stato privato degli affetti familiari. Chi non ha potuto piangere i propri morti. Chi ha visto da lontano la persona amata essere portata via in una bara trasportata su un anonimo carro militare. Chi non ha più il lavoro. E tanti altri di cui non si conosce neanche l’esistenza, perché vivono o hanno vissuto ai margini della società. Persone tramutate in numeri da riportare nella passività dell’indifferenza umana.

Ed allora chi avrà vinto? In pochi: i potenti. Come quell’uomo politico che in televisione ha reso noto di essere positivo al Coronavirus, ma rassicurava tutti. “Sono a casa, curato con gli antivirali” – ha detto compiaciuto. Sì, perché zelanti clinici lo stanno curando nella sua bella dimora con medicinali che si dovrebbero utilizzare esclusivamente in ospedale. Forse gli stessi rifiutati ad altri.

Avranno vinto i ricchi; coloro che con pochi soldi compreranno negozi, aziende, attività commerciali tristemente chiuse. Compreranno i sacrifici di tanti; compreranno il sudore della povera gente.

Mentre i mercati finanziari stanno precipitando, speculatori senza scrupoli, coperti dall’anonimato, acquistano con azioni ed obbligazioni a basso prezzo i risparmi di molte persone. E cosa dire degli usurai che prestano denaro con un alto tasso d’interesse? Squali che anche se non hanno fame divorano piccoli pesci.

E quando tutto finirà, i ricchi ed i potenti pretenderanno di essere chiamati “salvatori della Patria” ed il popolo, quello solidale e credulone, li ringrazierà per il gesto generoso.

Tutto questo in attesa di quando ci sentiremo di nuovo falsamente fratelli e, nel futuro bilancio della vita, verranno elencate altre attività e passività. Quando ancora una volta Caino ucciderà il fratello Abele.

Bruno Stanislao

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