La manifestazione nazionale svoltasi Sabato 22 Giugno a Reggio Calabria indetta dai sindacati CGIL,CISL e UIL volta a tenere accesso il faro sociale della emergenza lavoro che al Sud più che al Nord tende ad affievolirsi anche sotto la spinta propulsiva referendaria che tende alla dicotomizzazione dell’Italia la quale sarà ancor più divisa in regioni con differenti rapporti di pesi e contrappesi sociali (le regioni Veneto e Lombardia hanno chiesto di trattare su 23 dossier di competenze, in primis la fiscalità), che potranno essere realizzate grazie alla maggiori entrate in quanto potranno trattenere più soldi togliendoli al governo centrale e di conseguenza al Sud Italia. Non volendo ricorrere ai soliti clichés dello scippo delle industrie nel Sud in epoca borbonica, ricordando solo che il conte Camillo penso di Cavour mandò tecnici piemontesi a studiare processi di lavorazione e logiche imprenditoriali a quell’epoca innovative applicate nel regno sabaudo. Tutto questo appartiene al passato, ma è doveroso ricordare che il divario delle regioni del Sud con le regioni del Nord Italia, si allarga sempre di più, e la cosa che lascia ancor più sgomento e che nessuno degli attori che potrebbe portare giovamento all’Italia intera mette mano a riforme istituzionali tendenti alla crescita occupazionale ed economica.

Solo negli ultimi venti anni le regioni del Sud (Campania in testa) ha sprecato fondi europei che potevano rilanciare l’economia locale e nazionale si pensi che mediamente il bilancio dei fondi UE per la Campania è pari a €.234.057\milioni, e come si sono spesi questi soldi? Quale attenzione è stata data alla questione del lavoro? Il bilancio è del tutto negativo.

Quando la mano destra non sa che fa la mano sinistra. Alcuni ricorderanno come sono stati utilizzati fondi regionali campani nel 2003 istituendo l’università per «veline» finanziata dalla Regione (Luglio\2003). Corsi regionali per diventare «veline» Fondi europei per un milione e 280mila euro.

Mentre già all’epoca, come ora il reale fabbisogno delle industrie piccole e medie italiane riguardo la forza lavoro è quella di avere personale specializzato come periti meccanici, magazzinieri, saldatori, ingegneri, matematici, fisici, chimici, tecnici della produzione, tecnici delle telecomunicazioni, conduttori di impianti, ed altre figure professionali che scarseggiano in Italia; senza parlare dell’ultimo allarme che riguarda i medici per i quali si parla ormai di vera e propria emergenza, e qui si dovrebbe aprire un capitolo speciale sulle scuole di specializzazione a numero chiuso e senza tenere conto delle esigenze di organico da garantire per ospedali e territorio, pur avendo la facoltà nessuna regione ha mai autorizzato l’ampliamento dei posti (cecità? volontà lobbistiche volte a tenere sotto controllo il mercato?).

Quindi dobbiamo auspicarci che i giovani che non trovano lavoro e le imprese che non trovano giovani da assumere, possano incrociarsi come domanda, affidare una parte delle risorse finanziarie UE alla confindustria confartigianato in modo da sostenere le imprese a loro associate supportando i costi formativi.  E quindi ridurre il “gap” della domanda che vede un’impresa italiana su quattro alla disperata ricerca di personale di cui ha bisogno.

Carmine D’Ambrosio

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