Riqualificare il nucleo antico significa portare sicurezza, lavoro e valore in una zona dimenticata
C’è una parte di Melito che più di tutte racconta ciò che siamo stati e, contemporaneamente, potrebbe essere un punto di ripartenza. È il centro storico, un intreccio di vicoli, strade e memoria che va da via Pizzone a via Lavinaio, da vico Rose a vico Orefici, fino a raccogliersi attorno alla Chiesa Madre Santa Maria delle Grazie di Piazza Santo Stefano, tra vico Franco, vico Rossi e vico Viglione. Un cuore antico che oggi, però, appare abbandonato a se stesso. Trascurato, svuotato di identità, spesso relegato a dormitorio tra strade dissestate e illuminazione intermittente, il centro storico di Melito non ha mai conosciuto un vero progetto di recupero. Eppure, altrove, è proprio da lì che le città ripartono: dai loro luoghi simbolo, dalla loro storia, dalla loro capacità di trasformare la memoria in risorsa.
A Melito questo non è accaduto. Il nucleo del vecchio borgo contadino è stato sacrificato alle mire ‘espansionistiche’ cementizie degli anni 90 e poi dimenticato. Le case più antiche restano nel degrado, le potenzialità inespresse, le richieste di residenti e proprietari inascoltate. Eppure parliamo di migliaia di cittadini. È mancata, negli anni, una visione capace di riconoscere in quei vicoli non un problema, ma un’opportunità. E invece è proprio da lì che si dovrebbe ricominciare. Il futuro sindaco non potrà ignorare questa parte di città. Dovrà farsene carico, immaginando un progetto concreto di rivalutazione che restituisca dignità, decoro e funzione a quell’area.
Recuperare le origini contadine, raccontarle attraverso un piccolo museo diffuso, immaginare una “via delle botteghe”, valorizzare gli spazi con murales legati alla vita di un tempo, installare pannelli informativi sulla storia di Melito: sono idee semplici, forse, ma capaci di ridare anima a luoghi oggi spenti. Il centro storico non è solo passato. È identità, è appartenenza, è anche futuro. Se Melito vuole davvero rilanciarsi, deve avere il coraggio di ripartire da lì.
Non è solo una questione estetica o nostalgica: riqualificare il centro significa, innanzitutto, sicurezza e sviluppo. Un vicolo curato, illuminato e vissuto smette di essere “periferia” per trasformarsi in uno spazio sicuro e realmente centrale. Puntare sul borgo antico significa innescare un volano economico concreto. Trasformare i locali storici in botteghe artigiane o studi professionali permetterebbe di creare un micro-indotto locale, sottraendo finalmente Melito alla grigia etichetta di ‘città dormitorio’. Restituire valore reale al patrimonio, non solo immobiliare ma anche identitario, del centro non è solo un atto di decoro, ma una strategia per ridare ossigeno all’economia del territorio e dignità alle famiglie che, nonostante tutto, non hanno mai smesso di abitarlo.












