In tutto il Paese c’è panico da ignoranza sul coronavirus

 

 

Negli ultimi giorni si sta diffondendo sempre di più in Italia una vera e propria malattia: la psicosi da coronavirus, il virus cinese che ha causato più morti della SARS ma gli studiosi italiani concordano che in Italia non c’è alcun rischio di contagio anche a causa delle misure di sicurezza già messe in atto, come i controlli agli aeroporti.

A risentirne di più sono però le comunità cinesi, presenti in tutta Italia: i bambini cinesi all’interno delle scuole vengono denigrati e allontanati per paura di un ipotetico contagio anche se la maggior parte di loro non ha mai visto la Cina; i ristoranti cinesi che popolano le nostre città, da Nord a Sud.

Nonostante l’OMS e il Ministero della Salute stiano continuando a chiarire che non c’è alcun possibile rischio contagio del virus attraverso il cibo, gli italiani stanno letteralmente boicottando i ristoranti cinesi.

Le autorità sanitarie hanno confermato che l’agente patogeno ha origine da animali selvatici venduti in un mercato di frutti di mare a Wuhan e che l’incubazione può variare da uno e 14 giorni.

“La gente ha paura, vedono la televisione, le persone che girano in Asia con la mascherina sul viso, i morti, il rischio di contagio in Cina, e si fanno prendere dalla psicosi” spiegano i ristoratori. Ma ricordiamo che moltissimi ristoranti cinesi acquistano le materie prime dall’Italia. Inoltre, in Europa è vietata l’importazione di animali vivi o di carne cruda dalla Cina.

Anche i bazar cinesi stanno subendo gravi conseguenze e a confermarlo sono gli stessi imprenditori asiatici molti dei quali vivono in Italia da decenni e che “non ritornano nel Paese d’origine da molto tempo”. “Da quando è scoppiata l’epidemia da Coronavirus – dicono – abbiamo registrato un calo della clientela. Molta gente non entra più neanche nei negozi di casalinghi”.

Questa psicosi da Coronavirus sta provando a prendere il sopravvento sui cittadini che temono il peggio anche quando arriva un semplice colpo di tosse. Molti sono corsi ad acquistare le mascherine per difendersi dall’epidemia, a Hong Kong si indossano bottiglie di plastica.
La carenza di mascherine protettive, evidentemente, spinge ad utilizzare metodi alternativi per evitare l’eventuale contagio. In questo caso, si tratta di una grande bottiglia di plastica che è stata tagliata e usata come casco.

È psicosi da coronavirus: dalle mascherine alle bottiglie di plasticaÈ psicosi da coronavirus: dalle mascherine alle bottiglie di plastica

Laura Barbato

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