Presentato venerdì sera nella chiesa dell’Arciconfraternita della Santissima Maria di Piedigrotta il volume scritto e pubblicato dal priore Vittorio Masucci

Ci sono libri che raccontano una storia e libri che, attraverso quella storia, contribuiscono a ricostruire la memoria di una comunità. Custodi di una devozione, presentato venerdì sera nella splendida cornice della chiesa dell’Arciconfraternita della Santissima Maria di Piedigrotta, appartiene certamente a questa seconda categoria.

Il volume, scritto e pubblicato dal priore della congrega Vittorio Masucci, rappresenta un piccolo, ma prezioso, tassello nella ricostruzione della storia di Melito. Un lavoro che restituisce alla comunità una parte importante del proprio passato e che merita di essere custodito e conosciuto, soprattutto dalle nuove generazioni.

Il racconto parte da lontano, dal 1641, anno nel quale nasce l’unione dei fedeli legata alla devozione alla Madonna di Piedigrotta. Un’esperienza che non aveva soltanto una dimensione religiosa, ma anche una profonda funzione sociale: mutuo soccorso, sostegno reciproco e la possibilità di garantire funerali dignitosi alle persone appartenenti a ogni ceto sociale, in un’epoca nella quale il concetto moderno di welfare era ancora lontanissimo.

Attorno alla devozione alla Madonna di Piedigrotta si sviluppò così una comunità capace di superare le differenze sociali. I melitesi vollero portare idealmente nella propria terra quella devozione nata nella lontana capitale del Regno, facendola diventare nel tempo parte integrante della propria identità.

Una storia lunga quasi quattro secoli, attraversata da trasformazioni profonde. Guerre, epidemie, cambiamenti politici e di regime, nuove leggi e difficoltà di ogni genere non hanno cancellato questa realtà. L’Arciconfraternita ha saputo attraversare il tempo, modificandosi quando necessario ma mantenendo intatto il legame con la propria origine.

Ed è proprio questa continuità a rappresentare uno degli aspetti più affascinanti raccontati nel volume.

La presentazione di venerdì sera è stata l’occasione per riscoprire questa storia all’interno di uno dei luoghi che maggiormente ne rappresentano la memoria. La chiesa dell’Arciconfraternita, completata esattamente 250 anni fa, nel 1776, ha fatto da splendida cornice a una serata impreziosita dagli interventi della professoressa Teresa Davide, dell’avvocato Isidoro Niola e del giornalista Marcello Curzio, insieme ai saluti di don Antonio Guida e della sindaca Dominique Pellecchia.

Ma più che una semplice presentazione editoriale, quella di venerdì è sembrata una sorta di incontro tra la Melito di ieri e quella di oggi.

Attraverso le pagine del libro, infatti, i melitesi hanno potuto conoscere e ammirare l’eredità lasciata dagli uomini e dalle donne che li hanno preceduti. Un’eredità fatta certamente di opere materiali, documenti, oggetti e testimonianze, ma soprattutto di valori, devozione, solidarietà e appartenenza.

Custodi di una devozione ha inoltre il merito di rispondere a domande che per anni sono rimaste sospese nella memoria collettiva e di offrire elementi utili per comprendere meglio alcune tradizioni e vicende della nostra comunità.

È questo, probabilmente, il valore più grande di un lavoro come quello realizzato da Vittorio Masucci: non limitarsi a raccontare il passato, ma permettere a chi vive Melito oggi di comprendere meglio da dove proviene.

Perché una comunità che non conosce la propria storia rischia di perdere anche una parte della propria identità.

E libri come questo rappresentano, in questo senso, strumenti preziosi. Piccoli tasselli di una memoria molto più grande, che meritano di essere raccolti, conservati e tramandati.

Custodi di una devozione è uno di questi tasselli.

 

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