Morti e contagi sospetti: scatta l’indagine della procura di Milano

La casa di riposo ultrecentenaria milanese, il Trivulzio, ha fatto parlare di sé e non in maniera positiva, attirando l’indagine della Procura di Milano: il capo d’accusa sarebbe quello di aver nascosto per tutto il mese di marzo la diffusione del coronavirus nei suoi reparti ed eclissato i decessi.

Tra l’altro, nonostante il clima funesto dovuto alla pandemia, la situazione è ancor più disastrosa in quanto lo scandalo è venuto alla ribalta in un periodo di dispute politiche tra centrodestra e centrosinistra: con una lettera di sette sindaci PD della Lombardia che accusano la Regione di aver gestito l’emergenza in modo inefficace.

Il Pio Albergo Trivulzio è un ente pubblico senza scopo di lucro che si occupa di fornire assistenza agli anziani e di educazione di minori in gravi difficoltà: accoglie 1012 tra ospiti e  1600 dipendenti tra medici, infermieri e assistenti sociali suddivisi in tre residenze per anziani e due centri d’assistenza nella stessa struttura.

Nel mese di marzo i dipendenti socio-sanitari del Trivulzio avevano indetto uno sciopero spontaneo e inviato le prime lettere sindacali ai dirigenti dell’Istituto, dove dichiaravano le loro preoccupazioni per la gestione durante l’emergenza. 

Ma fino al 23 marzo, tutto ciò non è stato minimamente preso in considerazione, nonostante in tale data, risultassero circa 100 pazienti con sintomi compatibili al coronavirus.

Occupandosi del caso, il Corriere della Sera pubblicava una lettera indirizzata dalla CISL alla dirigenza dell’Istituto secondo cui le mascherine erano scarse e il personale era minacciato di sanzioni qualora ne avesse fatto uso in reparti senza infezione conclamata, con la raccomandazione di “fare economia”.(Fonte Rolling Stones)

Difatti è noto il caso di un’infermiera che fu cacciata proprio perché di sua spontanea volontà, sia per salvaguardare se stessa, che gli anziani, indossava la mascherina.

La stessa riferisce che le fu detto che la mascherina era totalmente inutile e procurava inutili allarmismi.

Solo lo scorso 4 aprile,  grazie alla denuncia di Gad Lerner alle pagine della “Repubblica”, il caso è stato preso in considerazione.

Lerner infatti, aveva ascoltato le parole del medico Luigi Bergamaschini, che lavorava da cinque anni al Trivulzio secondo un protocollo di collaborazione con l’Università Statale.

Lo stesso riferiva che già da fine febbraio si era venuto a sapere dalla dirigenza dell’Istituto che le mascherine mancavano.

Bergamaschini il 3 Marzo era stato convocato dal direttore del Trivulzio, Giuseppe Calicchio, che l’aveva licenziato.

Dopo l’aggravarsi della situazione, i pazienti che risultavano ufficialmente morti di COVID-19 erano solo 9 su un totale di 70 decessi a marzo,  18 in più rispetto allo stesso periodo l’anno precedente. 

“Il 28 marzo il Trivulzio ha comunicato l’arrivo di 3mila mascherine chirurgiche e 2mila FFP2: secondo le testimonianze del personale ora tutti ne hanno una, anche se a questo punto molti lavoratori risultano sintomatici e alcuni sono a casa in malattia.

Il 6 aprile, inoltre, la dirigenza del Trivulzio ha presentato una diffida contro Repubblica affermando che i dati dei decessi complessivi nel primo trimestre del 2020 (170) sarebbero compatibili con quelli del 2019 nello stesso periodo (165). Tuttavia ad oggi risulterebbero 27 pazienti morti di COVID-19 nella sola prima settimana di aprile, e il Messaggero parla di referti scomparsi e di false rassicurazioni ai parenti dei pazienti.”(Fonte Rolling Stones)

“Ci stiamo prodigando oltre misura per fornire il massimo ausilio, senza più considerare gli orari di servizio, sacrificando le nostre famiglie e mettendo per primi a repentaglio la nostra salute. Anche oggi vorremmo poter dedicare tutte le nostre energie ai nostri pazienti e invece ci troviamo subissati da telefonate dei loro parenti, allarmati per quanto hanno letto”, sostengono i medici.

Molti operatori sanitari sono ormai senza lavoro.

Uno scandalo senza pari.

 

Nazarena Cortese

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