Covid-19, “Noi vogliamo e dobbiamo evitare un lockdown nazionale e vogliamo evitare anche i lockdown locali”

Covid-19 – I dati relativi al Covid-19 in Campania continuano a preoccupare e sembra che sia, attualmente, la regione più colpita e con più casi positivi. 

Come riportato da “Il Mattino”, il consigliere del ministro della Salute per l’emergenza Covid-19 e ordinario di Igiene generale e applicata alla Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica di Roma, ospite di “Agorà” su Rai3, ha affermato:“La regione ha da sola in questo momento lo stesso numero di casi che c’era in Italia a maggio. Di fatto quindi la Campania, ma anche un po’ il Lazio e la stessa Lombardia – che è stata la regione dove tutto è originato e dove la curva epidemica non si è mai azzerata, quindi è ripartita – destano certamente preoccupazione”. 

“Noi proprio la settimana prossima avremo probabilmente i risultati del vaccino” anti coronavirus Sars-CoV-2 “in fase più avanzata, che è quello di Oxford.

Se questo vaccino che è in fase III darà risultati positivi, possiamo sperare – ma soltanto se darà risultati positivi – di avere le prime dosi entro quest’anno. Altrimenti tutto slitta al 2021″ .

“Noi vogliamo e dobbiamo evitare un lockdown nazionale e vogliamo evitare anche i lockdown locali. È chiaro che per farlo dobbiamo limitare la circolazione del virus. E queste strategie di contenimento basate su tre pilastri, cioè la distanza di sicurezza, le mascherine e l’igiene delle mani e degli ambienti di vita e di lavoro, sono i perni essenziali comportamentali su cui basarsi. 

Oltre ai tre pilastri anti contagio – distanziamento, mascherine e igiene delle mani – ci sono altre cose che vanno fatte e hanno un diverso tipo di responsabilità: la prima è la vaccinazione antinfluenzale.

Ci sono 18 milioni di dosi quest’anno in Italia, vanno somministrate nei Servizi di Igiene e Sanità pubblica, negli studi dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta.

Una campagna che è importantissimo fare perché, come ha dimostrato l’Australia, se si fa la vaccinazione antinfluenzale e si adottano le misure anti Covid si bloccano entrambi.

“Gli acquisti delle dosi di vaccini – ha puntualizzato l’esperto – li fanno le Regioni, lo Stato centrale può solo impegnarsi a dire: quando fate la produzione, considerate l’Italia come un Paese di 60 milioni di abitanti, ma non può intervenire nel comprarlo.

Questo devono farlo le Regioni.

Ed è chiaro che ancora una volta c’è un discorso differenziato per regione.

Ci sono Regioni che hanno fatto un approvvigionamento non tempestivo – perché tempestivo non lo ha fatto nessuno – però adeguato.

Faccio l’esempio del Lazio, che ha ordinato 2,4 milioni di dosi, oppure di altre Regioni come l’Emilia Romagna, la Toscana, il Veneto. La Lombardia è un caso un pò a parte.

Però – ha evidenziato Ricciardi – i dati positivi sono che in questo momento l’Italia può contare sicuramente su 17,8 mln di dosi, rispetto ai 12 mln dell’anno scorso.

Dosi che verranno distribuite a tutte le strutture vaccinali delle Asl, ai medici di medicina generale e in qualche caso anche ai pediatri di libera scelta.

E ottobre è il mese in cui si comincia a vaccinare. 

Ricciardi prosegue:”In sanità l’attuale Costituzione attribuisce allo Stato centrale solo tre poteri: quello di programmare, quello di controllare e quello di finanziare.

Tutto il resto è nelle mani delle Regioni.

In tempo di pace ci sono delle Regioni, e ce ne sono diverse, che funzionano bene e ce ne sono altre che funzionano malissimo.

In tempo di pace, uno che nasce in Campania o in Calabria ha un’aspettativa di vita fino a 4 anni inferiore rispetto a uno che nasce nelle Marche oppure in Trentino.

 

Non va bene – incalza l’esperto – intervenire quando le cose vanno bene, per esempio in Emilia Romagna o in Veneto, ma quando hai Regioni che in tempo di pace non organizzano gli screening per il cancro della mammella, allora devi intervenire”.

Per Ricciardi, dunque, a livello centrale si dovrebbe poter intervenire quando vedi delle Regioni a cui dai dei soldi per organizzare i pronto soccorso (e lo abbiamo fatto a maggio) e non hanno avviato nessun lavoro. Per cui succederà che arriveranno i malati sia di influenza che di Covid e ci sono molti pronto soccorso che non hanno utilizzato i 235 milioni di euro per separare i percorsi e ci sarà un caos.

 

“Ci sono Regioni – avverte ancora l’esperto – che non hanno assunto i medici di igiene e sanità pubblica per fare le inchieste epidemiologiche, per cui ci sono Asl che hanno due o tre persone che lavorano giorno e notte, e meno male che abbiamo soprattutto giovani abnegati che si sacrificano.

Però non funziona così, noi abbiamo detto ad aprile che sarebbe ritornata la seconda fase – e siamo ancora nella prima onda perché non si è mai azzerata – ma se molte Regioni hanno lavorato bene, la maggior parte ha lavorato con grande ritardo”.

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