L’anello più debole della catena,loro:gli anziani;coloro che sono maggiormente a rischio e che il virus, purtroppo ha “preso di mira”.

Ne sono morti a migliaia: nonni, genitori, zii; da soli, senza neanche l’ultimo saluto dei cari.

Spesso gli stessi hanno diverse patologie e non sono autosufficienti e ciò compromette ulteriormente il quadro clinico, già estremamente delicato.

E’ giusto raccontare quello che è successo nelle case di riposo dove molti di questi anziani, sono ricoverati.

Lì sono avvenute delle vere e proprie mattanze: probabilmente il contagio è stato facilitato dall’ingresso dei familiari, veicoli inconsapevoli del virus.  

Un’ indagine nazionale sul contagio COVID-19 in tali strutture condotta dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, ha registrato che su un totale di 4629 Rsa in Italia, di cui 2166 contattate dall’Iss, 577 hanno risposto alle domande, il 24% sul totale delle strutture nel Paese.

Secondo lo studio su 44.457 residenti (in 572 strutture, al 1° febbraio 2020) fino alla data di compilazione del questionario (tra il 26 marzo e il 6 aprile) i morti sono 3.859, l’8,4% (nel calcolo del tasso di mortalità sono stati compresi i nuovi ingressi dall’uno di marzo). 

La Lombardia anche in questo caso assieme al Veneto, ha il record per morti e contagi.

In alcune città come Pavia, tali strutture sono state chiuse. 

Il Pio Albergo Trivulzio, la più grande residenza sanitaria assistenziale d’Italia, a Milano, ha registrato un numero di morti anomalo e i contagi non sono stati comunicati, sebbene la struttura abbia replicato alle accuse sostenendo che i decessi sarebbero stati “soltanto” 70. 

La procura di Milano ha aperto un’inchiesta a riguardo. 

 

Nazarena Cortese

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