Molte sono le attività che sono state interrotte a causa dell’emergenza Covid-19 che sta mettendo a dura prova l’economia portando i vari commercianti a “raschiare il fondo” e che alla fine di ciò potrebbero preventivare anche la chiusura degli esercizi.

Melito, che si regge sulla grande risorsa del commercio, sta vivendo questo periodo con grande sofferenza.

A tal proposito la redazione di Melitonline ha sentito i commercianti aderenti alla AICAST Imprese per l’Italia sede di Melito e il loro presidente Antonio Papa.

Come state vivendo questo periodo di crisi?
“Dobbiamo far sapere a chi sparla sempre dei commercianti che sono gli unici con i propri soldi a tenere in piedi la città.
Se pensiamo che senza le nostre insegne saremmo al buio , siamo le sentinelle del territorio, conosciamo i nostri clienti e li seguiamo sempre anche ora che sono in difficoltà come noi, stiamo raschiando il fondo per sopravvivere contro anche i nostri proprietari che a volte non accettano la condizione che stiamo vivendo, ci nascondiamo per non far sapere che abbiamo le stesse difficoltà dei nostri concittadini ma li aiutiamo anche se non possiamo perché se muore la città muore il commercio!”

Come pensate di ricominciare?
“Stiamo preparando un portale per la vendita online a costo zero per gli associati con costi  di consegna bassissimi intorno ai 2,50 euro con ingresso gratuito per coloro che sono chiusi ma possono vendere in rete.
Altra soluzione alla quale stiamo lavorando è quella di far partire la consegna a domicilio che permetterebbe di tenere aperti i laboratori e anche le cucine.
Quando parlo di consegna a domicilio si potrebbe ipotizzare una apertura “a porte chiuse” di tutte quelle attività che producono e che oggi non vendono ma invece potrebbero consegnare a domicilio.
Diamo voce al fatto che noi ci siamo 365 giorni all’anno e ascoltiamo di tutto mentre il centro commerciale o Amazon non ti danno il calore umano.”

Sono veri i rincari di questo periodo?
Tutti i controlli effettuati dalle forze dell’ordine sul territorio non hanno portato alcun risultato non è stato fatto nessun verbale a nessun commerciante.
Basti pensare che i giornali riportavano un commerciante locale che vendeva mascherine a caro prezzo, i carabinieri appuravano che le stesse vendute a 8 euro erano state acquistate a 7 euro.
Il problema che va evidenziato e che ricade sui costi è la chiusura del mercato ortofrutticolo mentre pane e panini risultano ribassati.

Abbiamo poi sentito i vari commercianti. I barbieri

Come state vivendo questa situazione?
“Noi siamo stati chiusi a causa del decreto dal giorno 10 marzo e saremo gli ultimi ad aprire le nostre attività”.

Cosa succederà alla riapertura?
“In primis ci saranno delle spese extra che dovremo fronteggiare per l’igiene, oltre naturalmente quelle che già adottavamo, lamette usa e getta, saponi spray perché saremo impossibilitati a utilizzare il pennello per la barba.
A preoccupare è il fenomeno dello sciacallaggio (coloro che prestano il servizio a domicilio ndr) che abbiamo subito e che subiremo ancora”.

Abbiamo sentito anche altre categorie ridotte al lastrico a causa della chiusura come i fotografi che hanno messo per il momento obbiettivi e cavalletti in un armadio perché per loro la riapertura potrebbe riprendere nel 2021 o addirittura nel 2022 infatti per il momento le loro attività potrebbero essere in stand by e l’unica risposta data alla nostra domanda è stata: “Io speriamo che me la cavo

Stessa sorte tocca anche per i venditori di bomboniere:

“Le bomboniere e gli articoli da regalo in assenza di cerimonie rischiano di essere completamente accantonate”. 

Anche le cartolibrerie non vivono momenti felici. Abbiamo infatti ascoltato un cartolaio che ha dichiarato:

“L’onestà è l’unica arma, tenendo i prezzi con il margine minimo (come già facciamo), tentando di avere prodotti a basso prezzo”.

Le attività che rischiano di più sono le palestre infatti il proprietario di una palestra locale alla nostra domanda:

Cosa potrebbe accadere a voi amanti del benessere? Ha risposto:

“Si è stimato che se le attività come la mia, riapriranno a giugno/luglio solo il 30% delle palestra avrà possibilità di rimanere aperti”.

Ma, la domanda posta spontanea alla fine delle interviste è stata:

Che pensate di fare, chiuderete?
“Nonostante le difficoltà non abbiamo intenzione di chiudere ci inventeremo qualcosa per riuscire a risalire raschieremo il fondo finché sarà possibile e ci rialzeremo perché ognuno ha fatto dei sacrifici per far nascere la propria creatura.
Confidiamo in una buona ripresa, l’antidoto è fare gruppo tra noi commercianti ed essere organizzati, più si è coesi e prima si ritornerà alla normalità di un tempo dove il virus sarà solo un brutto sogno”.

 

Teresa Barbato

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