Vi è mai capitato di avere la sensazione di guardare la vostra vita da un finestrino appannato?

 

Non è depressione e neanche un problema psichico, si tratta di “languishing“: una sensazione diversa dalla depressione ma che comporta la perdita di gioia. È proprio questa la sensazione che avvertono moltissime persone da quando il Covid-19 ha iniziato a condizionare le vite.

Questa “nuova” emozione comporta un senso di stagnazione e vuoto che fa sembrare tutti i giorni uguali, come se si stesse osservando la propria vita da un finestrino appannato. Molti lamentano la perdita di concentrazione, oltre che di una vera motivazione per portare avanti i progetti di vita iniziati.

Fino a poco tempo fa si trattava di un’emozione senza nome, era una sorta di alessitimia, un analfabetismo emotivo, a cui il sociologo Corey Keyes ha dato il nome di “languishing“. Bisogna però stare molto attenti perché il pericolo che si cela dietro al languishing è l’inconsapevolezza. Chi vive questa emozione tende a vivere con distacco la propria “discesa” nella solitudine e non riesce a comprendere la propria sofferenza. In queste condizioni diventa difficile fare qualcosa per aiutare se stessi. Detto così, sembrerebbe molto grave ma esiste un modo per combattere queste sensazioni orribili: si tratta del “flow“, quella piacevole sensazione di trasporto che si prova quando si è del tutto assorbiti da qualcosa, come una nuova serie tv o un progetto a cui si tiene particolarmente. In questo stato mentale si tende a perdere la cognizione del tempo e ad allontanarsi, seppur momentaneamente, dall’apatia e dalla negatività.

Grant, inoltre, sottolinea che passare ogni 10/15 minuti da un’attività all’altra può favorire il languishing. Il modo migliore per affrontare questo problema è ritagliarsi dei “blocchi” di tempo più lunghi da dedicare a un singolo compito, senza interruzioni. Lo psicologo invita anche a porsi dei piccoli obiettivi quotidiani da raggiungere.

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