Per la camorra di Napoli nord, Di Lauro era il vero boss

A mezzanotte, tra le palazzine di edilizia popolare post-sismica di Melito della 219, sono partiti dei botti e successivamente una batteria di fuochi d’artificio per “festeggiare” la dipartita di Cosimo di Lauro, morto nel carcere di Opera a Milano il 13 giugno 2022.

Per la camorra di Napoli nord, Di Lauro era il vero e proprio boss,  poiché Melito, assieme all’asse Secondigliano-Scampia, era la roccaforte degli affari malavitosi del clan di Cosimo.

Gli abitanti della 219, a mo’ di protesta, hanno fatto scoppiare i fuochi.

Rispetto alla morte di Cosimo DI Lauro, si è espresso Don Maurizio Patriciello, impegnato da sempre nella lotta contro la criminalità; il parroco ha affermato: “È morto. Solo. Dopo 17 anni di carcere duro. Era ancora giovane. È morto. Senza un conforto. Senza una carezza. Senza una preghiera. È morto come un miserabile. Eppure fu ricchissimo. Si chiamava Cosimo Di Lauro. Fu un camorrista spietato, vigliacco, sanguinario. Un vero terrorista. Nessuno mai lo amò. Nemmeno i genitori. Nemmeno i suoi fratelli. Suo padre firmò la sua condanna a morte”.

Nazarena Cortese

 

Commenti

commenti