Non è bastata la magia di Lorenzo Insigne, in pieno recupero, a scacciare le ombre che hanno caratterizzato le ultime uscite del Napoli nel 2020. Un punto in tre partite, arrivato allo scadere, in casa contro l’ultima in classifica, e solo un gol segnato: non bastano i numeri per spiegare l’involuzione evidente degli azzurri, in grossa difficoltà soprattutto sul piano della creazione del gioco già in diverse occasioni nel pur positivo inizio di stagione.

Non è bastata neppure la spinta emotiva del ricorso accettato martedì pomeriggio e che ha restituito ai ragazzi di Gattuso un punto in classifica, oltre alla possibilità di poter finalmente giocare la partita con la Juventus. Il Napoli boccheggia, è in evidente affanno: la sosta arriva nel momento opportuno, al termine di un tour de force che ha stremato i partenopei ma non le due milanesi che viaggiano a ritmo indiavolato e che ormai hanno creato il vuoto dietro di loro in classifica.

Gli infortuni

Al netto di alcune difficoltà palesatesi già nelle settimane precedenti a questo filotto di partite negative (basti pensare alle trasferte di Europa League con Rijeka e AZ Alkmaar), è innegabile che il Napoli abbia pagato ora le assenze dei suoi giocatori di maggior talento.

Osimhen, acquisto più costoso nella storia del club, è fuori ormai da più di un mese: il nigeriano cercherà di risolvere quanto prima i problemi alla spalla, la sua presenza in campo, al di là delle capacità realizzative che andranno valutate sul lungo periodo, è fondamentale per rendere più fluida e imprevedibile la manovra. Nelle ultime tre partite è mancato anche Dries Mertens e Gattuso si è dovuto così affidare ciecamente ad Andrea Petagna: il centravanti ex Spal è stato acquistato per risolvere partite difficili da sbloccare e avere arme diverse in attacco. Non può però reggere da solo il peso dell’attacco partenopeo.

A tutto ciò si aggiungono i problemi di Zielinski e Hysaj, penalizzati oltremisura dal Covid-19 (soprattutto il polacco fa fatica ad entrare nuovamente in condizione e a dare continuità alle prestazioni), senza dimenticare gli infortuni di Koulibaly e Lozano (probabilmente i migliori di questa prima parte di stagione), assenti col Torino (per il messicano una mezz’ora nel finale ma non al meglio).

Insomma, il Napoli è stato colpito dagli infortuni nei suoi uomini chiave. Dettaglio da non sottovalutare.

L’involuzione di alcuni elementi

E’, almeno per il momento, decisamente inopportuno continuare a parlare di scudetto. Ragionevolmente il Napoli ha tutto per lottare per un posto nella prossima Champions League, lo dimostrano le quote dei siti di scommesse più famosi in Italia e dei migliori casino mobile. Ma per farlo, Gattuso dovrà recuperare alcuni elementi.

L’involuzione di Fabian Ruiz, ad esempio, è evidente: lo spagnolo ha sofferto più di tutti il passaggio al centrocampo a due, non possiede la velocità di pensiero e la continuità nelle giocate proprie di un regista, né le capacità di interdizione di un mediano di rottura. Le sue capacità al tiro, i suoi inserimenti, le giocate decisive sulla trequarti sono mortificate dalla nuova posizione che, peraltro, mette in evidenza i suoi limiti. Passo indietro pesante, rispetto ad inizio stagione, anche di Bakayoko (salutato come l’acquisto in grado di far compiere l’ultimo salto di qualità al Napoli) e Politano, quest’ultimo caduto in un vortice di prestazioni impalpabili e probabilmente “sofferente” per la contemporanea esplosione di Lozano.

Insigne viaggia ancora a corrente alternata, anche all’interno della stessa partita, Mario Rui è da tempo nel punto di mira di tifosi e critica, mentre Di Lorenzo è lontano parente del terzino capace di conquistare anche la Nazionale a suon di prestazioni maiuscole, dove era diventato un fattore anche in attacco.

Insomma, è complicato oggi immaginare un ritorno al 4-3-3: di certo il primo passo per Gattuso, oltre a rimettersi in sesto dai problemi fisici che lo stanno condizionando, sarà quello di recuperare i suoi uomini più importanti dal punto di vista fisico e mentale.

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