Cos’è successo?

AstraZeneca, l’azienda farmaceutica svedese in collaborazione con l’Università di Oxford e l’Irbm (società italiana di biotecnologia fondata a Pomezia), ha deciso di sospendere tutti i  test clinici per il vaccino contro il coronavirus.

Il motivo dello stop è stato un incidente di percorso dato da una reazione avversa di una volontaria, a fronte dei 50mila partecipanti alla sperimentazione.

Purtroppo, sebbene le aspettative fossero alte, dopo il superamento del farmaco della fase 1 e 2, è arrivato il fermo a causa di tale inconveniente.

Nello specifico, la volontaria che si è sentita male è una donna inglese.

In generale, una reazione avversa dopo un vaccino è consueta e di norma è di lieve entità, nel caso in cui i sintomi manifestati siano più seri, è d’obbligo stoppare la sperimentazione e intervenire.

Ovviamente, dopo aver indagato a fondo, si potrà stabilire se la reazione è data dal vaccino o da altro.

Lo stop, a seconda dell’esito delle indagini, può durare mesi ma anche anni.

Nel caso particolare del vaccino anti Covid AstraZeneca-Oxford University, di cui l’Unione Europea ha già prenotato 400 milioni di dosi, non si sa se la reazione avversa sia stata provocata dal vaccino o meno.

La reazione riscontrata dalla volontaria inglese, secondo alcune fonti, è “mielite trasversa”, ossia un’infiammazione del sistema nervoso spinale i cui sintomi sono dolori agli arti  e perdita di sensibilità.

Un portavoce di AstraZeneca ha dichiarato: “La pausa è un’azione di routine che si verifica ogni volta che c’è una potenziale reazione inspiegata in uno dei test che consente il tempo di indagare e assicurare allo stesso tempo il mantenimento dell’integrità del processo dei test; la società sta lavorando per accelerare la revisione del singolo evento per ridurre al minimo qualsiasi potenziale impatto sulla tempistica del processo”.

Nonostante il fermo, il vaccino in sperimentazione a Oxford dovrebbe comunque essere disponibile entro fine anno.

Vaccino

 

Commenti

commenti