#iorestoacasa: l’Italia si ferma. La penisola diventa zona rossa

 

 

La situazione sta diventando sempre più drammatica.
Durante la conferenza stampa di ieri, il Premier Conte ha annunciato che ormai l’Italia non ha più zone rosse isolate ma che l’intera penisola è zona a rischio.
Sembra trattarsi di una vera e propria pandemia che si sta diffondendo a macchia d’olio, soprattutto in Italia che con i suoi 9.172 casi e 463 morti è diventato il secondo Paese più contagiato.
Nel suo lungo discorso, il Premier ha elencato le restrizioni che fino a pochi giorni fa riguardavano solo alcune zone d’Italia ma che, dopo ieri, si sono estese in tutta l’Italia:
-È prevista una limitazione degli spostamenti in tutto il territorio nazionale. – -Ci si può spostare solo per esigenze lavorative, motivi di salute o casi di necessità, da motivare attraverso un’autocertificazione. Il modulo per l’autocertificazione si scarica dal sito del ministero dell’interno.
-Sono vietati gli assembramenti all’aperto e in luoghi aperti al pubblico.
-Le scuole e le università restano chiuse fino al 3 aprile.
-I bar e i ristoranti devono chiudere entro le 18.
-Chiusi i pub, le discoteche, le sale gioco, le sale bingo, i musei, i teatri e i cinema.
-Tutte le manifestazioni sportive sono sospese, compreso il campionato di calcio di serie A.
-Al momento non è prevista la limitazione dei trasporti pubblici.

I beni di prima categoria continueranno ad arrivare in tutti i supermercati che resteranno regolarmente aperti in ogni parte d’Italia ma, nonostante ciò, dopo le parole di Conte, molti hanno preso d’assalto i supermercati h24.

Molti pub, pizzerie e ristoranti hanno, inoltre, deciso di aderire alla campagna #iorestoacasa rafforzando, però, il loro servizio di consegne a domicilio anche attraverso Deliveroo, Uber e Justeat.

A causa della gravità della situazione, sono state tantissime le limitazioni negli spostamenti e, soprattutto, per chi viola le limitazioni agli spostamenti la sanzione è prevista in via generale dall’articolo 650 del codice penale, ovvero “inosservanza di un provvedimento di un’autorità”, con una pena che prevede l’arresto fino a tre mesi o l’ammenda fino 206 euro. Si potrebbe, inoltre, configurare l’ipotesi più grave, quale quella prevista dall’articolo 452 del Codice penale “delitti colposi contro la salute pubblica che persegue tutte le condotte idonee a produrre un pericolo per la salute pubblica”. Nella Direttiva il Viminale richiama l’attribuzione del prefetto al monitoraggio dell’attuazione delle misure previste in capo alle varie amministrazioni.

Laura Barbato

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