Contro i sentimenti siamo disarmati, poiché esistono e basta ‐ e sfuggono a qualunque censura. Possiamo rimproverarci un gesto, una frase, ma non un sentimento: su di esso non abbiamo alcun potere

È capitato a tutti di dire almeno una volta “Non ne posso più di stare in casa” ma è sempre arrivata di pronta risposta la frase “Finita la quarantena, avrai imparato ad apprezzare ciò che hai intorno”.
Dopo quasi 20 giorni di quarantena e di segregazione in stile “Le mie prigioni” di Silvio Pellico in molti, probabilmente, staranno facendo i conti con la riscoperta dei propri valori e delle bellezze che si hanno intorno.

Come affermato in un video che sta facendo il giro dei social:“Ci voleva il virus per capire che non ci voleva il virus”.

Ci voleva il virus per farci capire quanto è bello stare in pigiama, quanto è bello prendersi cura di se stessi e dei propri valori; quanto è bello scoprire che da soli, pur sentendo la mancanza di qualcuno, possiamo farcela lo stesso.
Stiamo scoprendo quanto è bello restare a letto fino a tardi e svegliarsi con l’odore del caffè di mamma e non di quello del bar o della macchinetta espresso.

Ci voleva la quarantena per farci capire l’importanza di una buona lettura, di un cruciverba o delle matite e dei colori, dell’arte culinaria.

Ci è voluto il virus per scoprire che avere una famiglia che ti vuole bene è fondamentale in qualunque contesto. Per capire che le partacce di mamma e papà non sono un buon motivo per dire “Prima o poi me ne vado di casa” o “Voi non mi capite”. Che avere un fratello o una sorella è la cosa migliore che possa capitarci perché non sono solo quelli con cui condividere la stanzetta ma anche i nostri migliori amici per la vita, quelli a cui rompere le scatole. Che un abbraccio di mamma e papà vale 1000 volte quello di un amico.

Ci voleva il metro di distanza per capire quanto sono belli i rapporti interpersonali, quanto è bello riuscire ancora a provare dei sentimenti, quanto è bello, a volte triste, il ricordo di un bacio o di una carezza. Ci voleva il metro di distanza per imparare a fare una videochiamata per sentire fin dentro le viscere la mancanza di quella persona.

Ci voleva il Covid-19 per farci capire quanto è importante imparare a guardare oltre la punta del proprio naso, per alzare gli occhi al cielo per guardare le stelle, per apprezzare i fiorellini che stanno sbocciando fuori la nostra finestra, per insegnarci a godere del silenzio che, da quasi 20 giorni, si sente in strada senza farci prendere dall’angoscia.

C’è voluto questo subdolo virus per insegnarci ad avere pazienza, che non è solo la virtù dei forti ma di chi non smette di credere che tutto questo finirà presto e che ne usciremo provati ma con un bagaglio sulle spalle molto più grande di quello con cui siamo entrati in questa emergenza.

Laura Barbato

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