Finalmente si parte con le vaccinazioni!

Il vaccino è ormai pronto: dopo l’ok da parte dell’Agenzia europea per i medicinali, in tutta Europa il farmaco sarà immesso in commercio.
In particolare in Italia il 27 dicembre partiranno le vaccinazioni: si inizieranno a vaccinare tutti coloro che sono stati in prima linea nella lotta contro il covid-19, ossia medici, infermieri etc; successivamente il farmaco verrà somministrato agli over 80 e ad altre categorie particolarmente suscettibili. In Campania saranno 27 i centri vaccinali.

Napoli Today ha intervistato il dott. Andrea Del Mastro, medico specialista in Immunologia e Allergologia presso l’ospedale Cardarelli di Napoli, per fare chiarezza sul vaccino e non solo.

Ecco l’intervista.

Dott. Del Mastro, qual è la differenza tra immunità innata e immunità adattiva?

“Sono due braccia di un unico sistema che consentono di difenderci da agenti patogeni quali virus e batteri. L’immunità innata rappresenta la ‘prima linea’ di difesa: è una modalità di difesa filogeneticamente ‘primitiva’, svolge, quindi, un ruolo fondamentale. La sua azione è mediata da diverse componenti come la barriera di cellule epiteliali, che rivestono le mucose delle vie respiratorie, e sottogruppi di globuli bianchi quali neutrofili e macrofagi. Queste cellule, una volta attivate, spazzano via i germi e contemporaneamente producono diversi mediatori, in particolare le citochine pro-infiammatorie, contribuendo ad attivare la immunità adattiva. L’immunità adattiva è un sistema più evoluto, e consente di elaborare una risposta anti-microbica più specifica attraverso altre due categorie di globuli bianchi, i linfociti B e T, che sono in grado di produrre, dopo il contatto con le particelle microbiche (antigeni), un repertorio sconfinato di recettori specifici per i diversi patogeni, indirizzando due tipi di riposta: cellulare e anticorpale. Caratteristica fondamentale dell’immunità adattiva è lo sviluppo di una memoria immunologica che consente una risposta più rapida ed efficace in caso di nuova esposizione allo stesso patogeno, evitando che il nostro organismo si ammali nuovamente”.

Qual è il meccanismo della vaccinazione? In che modo sviluppiamo l’immunità?

“Il vaccino agisce fornendo al sistema immunitario le informazioni necessarie a imbastire una risposta efficace in caso di infezione naturale, sviluppando una memoria prima dell’incontro con il microbo nell’ambiente. Consiste in una componente microbica resa ‘innocua’ attraverso diversi meccanismi (ad esempio l’uccisione mediante calore), di solito associata ad una sostanza detta ‘adiuvante’, capace di facilitare l’elicitazione della risposta immunitaria. A seconda del tipo di vaccino, vengono elicitati diversi meccanismi effettori, tra cui la produzione di anticorpi. Grazie al vaccino, quindi, l’individuo non svilupperà la malattia indotta da quella infezione”.

Che caratteristiche ha il vaccino della Pfizer-BioNTech?

“Il vaccino della Pfizer-BioNTech contro il SARS-CoV-2 è un vaccino di nuova generazione che impiega una tecnologia innovativa: è costituito da un frammento di RNA messaggero (mRNA) ricavato dal virus contenente il ‘codice’ per la trascrizione della proteina Spike, fondamentale per l’ingresso del virus nella cellula. L’mRNA, fisicamente molto instabile, è stato racchiuso in una nano-particella lipidica per garantirne l’integrità. Come già è stato chiarito più volte all’opinione pubblica in questi giorni, la sicurezza del vaccino è legata al fatto che non contiene l’intero virus, per cui non vi sono pericoli di un’infezione veicolata dal vaccino stesso. Inoltre, il ‘codice’ fornito porta alla formazione di una proteina Spike ‘difettosa’, cioè non in grado di fondersi con la membrana delle cellule umane, ma, tuttavia, in grado di indurre una potente risposta anticorpale”.

Oltre al vaccino ci sono altri modi per allenare l’immunità?

“Il sistema immunitario è in costante allenamento. Volendo semplificare, possiamo immaginare il sistema immunitario come un sistema composto da soldatini (globuli bianchi) muniti di ‘scanner’ (recettori vari, compresi gli anticorpi) capaci di verificare la pericolosità degli agenti esterni (antigeni). A meno che non ci sia una immunodeficienza, il sistema immunitario ha già tutto l’occorrente per difendere l’organismo dalle minacce. Possono sicuramente aiutare una alimentazione sana, variegata, che non manchi di un adeguato apporto di vitamina D, C, A, zinco, fibre, nonché l’attività fisica: sono tutti fattori il cui impatto positivo sul sistema immunitario è stato dimostrato”.

Pare che i bambini siano meno colpiti dal Covid-19. Questo può dipendere dal fatto che, essendo sottoposti a diverse vaccinazioni nei primi anni di vita, hanno un’immunità più allenata dell’adulto?

“La questione è più complessa di così. Per i neonati, in realtà, è esattamente il contrario: il sistema immunitario, come tutte le componenti dell’organismo, è soggetto prima a una maturazione e poi a una fase di invecchiamento. Di conseguenza, l’immunità del neonato è immatura, e la suscettibilità alle infezioni è superiore rispetto ai bambini più grandi e all’adulto: si tratta di un meccanismo necessario alla sopravvivenza del piccolo che si trova per la prima volta a contatto con una miriade di microbi e sostanze sconosciute. La sua immunità innata è inizialmente ‘quiescente’ e strutturalmente diversa, prevalendo il ruolo delle cellule linfoidi innate rispetto ai neutrofili e ai macrofagi: potrebbe essere proprio questo uno dei motivi del decorso asintomatico o paucisintomatico nei più piccoli. Nei bambini vaccinati, invece, entrano in gioco i cosiddetti “effetti eterologhi” sul sistema immunitario indotti dai vaccini stessi, per cui sembra che alcuni vaccini, come quelli per la Tubercolosi e il Morbillo, riescano a conferire una certa protezione anche contro altri microbi: questo sembra avere un ruolo importante nel decorso dell’infezione da SARS-CoV-2. Altri fattori importanti sembrano essere la frequente compresenza di altri virus nelle mucose dei bimbi che limita la crescita del nuovo Coronavirus e la minore espressione del recettore ACE-R2 su queste cellule, che costituisce la porta di ingresso del virus. Purtroppo, però, sappiamo che, anche se raramente, il virus è in grado di determinare problemi gravi anche nei bambini”.

Da quali altri fattori può dipendere la suscettibilità di un adulto al Covid-19?

“E’ stato riscontrato che la suscettibilità degli adulti allo sviluppo del Covid-19, ovvero della malattia innescata dal virus SARS-CoV2, sia almeno in parte legata al sesso (maschile), ai fattori ambientali (fumo, carenze nutrizionali), genetici (sia legati al virus che alle persone) e alla presenza di comorbidità (immunodepressione, diabete, ipertensione). A proposito dei fattori genetici legati al virus, la notizia delle ultime ore riguardo l’isolamento di un nuovo ceppo ‘britannico’ non deve stupirci né spaventarci: è un meccanismo di adattamento del virus che cerca di sopravvivere”. 

Parlando di sistema immunitario non si può non aprire una parentesi sull’ormai famosa “tempesta citochinica” causata dal Covid-19. Ci può spiegare bene di cosa si tratta?

“Si tratta di una massiva attivazione dei meccanismi infiammatori dell’organismo innescata dal virus e che si autoalimenta finendo per danneggiare l’organismo stesso. E’ uno sbilanciamento della risposta immunitaria, una delle principali cause di mortalità legate a questo virus. Tra i vari motivi per cui si verifica vi è sicuramente il meccanismo di ‘escape’, di evasione iniziale del virus alla sorveglianza del sistema immunitario, per cui il nostro nemico prolifera indisturbato finchè il sistema immunitario non finisce per trovarsi di fronte a una carica virale mostruosa cui risponde con altrettanta veemenza”.

Tra qualche giorno inizieranno in tutta Europa le prime vaccinazioni contro il Covid-19. Sono incoraggianti i risultati della sperimentazione del vaccino della Pzifer-BioNTech?

“I risultati di questa sperimentazione sono incoraggianti: i dati pubblicati sul New England Journal of Medicine, una delle riviste più accreditate in campo scientifico, forniscono l’evidenza di una significativa efficacia del vaccino nel prevenire infezioni gravi da SARS-CoV2, e di un elevato profilo di sicurezza. Infatti, dopo più di una settimana sono stati registrati solo 8 casi di Covid-19 nei circa 23.000 soggetti vaccinati, mentre se ne sono verificati 162 nel gruppo placebo (non vaccinati, stessa numerosità). Inoltre, solo lo 0,1% dei vaccinati (ovvero 21 persone) ha presentato eventi avversi severi, ma comunque non si è registrato nessun decesso direttamente correlabile al vaccino”.

Che ne pensa dei due casi di effetti collaterali di carattere allergico verificatisi durante la vaccinazione di massa in Gran Bretagna?

“Questi casi vanno annoverati tra gli eventi avversi non prevedibili che si possono registrare per qualsiasi prodotto farmaceutico, o alimento, o altra sostanza con cui entra in contatto il nostro organismo, e non possono costituire di per sé motivo di discredito nei confronti di questo vaccino, tutt’al più essendosi verificati in un numero così esiguo di persone (non sono state registrate reazioni allergiche in nessuno dei circa 23.000 vaccinati dello studio sul New England). Man mano che aumenta il numero assoluto di vaccinati, si registreranno sicuramente altri casi, ma finchè restano esigui non è il caso di allarmarsi. Questo vale anche per i pazienti con allergie: non devono rinunciare a vaccinarsi a meno che non soffrano di una allergia nota per una delle componenti del vaccino in questione”.

Per quanto tempo questi anticorpi riusciranno a proteggere l’organismo? Dopo 3/6 mesi si rischia di perdere l’immunità come è capitato in alcuni pazienti che hanno contratto l’infezione da SARS-CoV-2?

“Lo studio dell’immunogenicità di questo vaccino è ancora in corso, così come lo è la valutazione della memoria immunologica indotta dal virus. Alcuni studi sul precedente virus SARS invitano a un cauto ottimismo: in quel caso è stata dimostrata la conservazione della memoria dopo 4 anni, in particolare per i linfociti T. Nel caso del nuovo Coronavirus, i primi studi si fermano ovviamente a pochi mesi di osservazione, pur tuttavia andando nella stessa direzione”.

Sarà necessario un richiamo?

“Il vaccino della Pzifer-BioNTech prevede un richiamo entro 21 giorni”.

Tra quanto tempo conosceremo la vera efficacia del vaccino della Pzifer-BioNTech?

“I primi dati dello Studio di Polack e colleghi sono difficilmente confutabili. La vera efficacia del vaccino è legata all’immunità di gregge, difficile da raggiungere senza l’obbligatorietà del vaccino. Perchè sia efficace dovrebbero, quindi, vaccinarsi quante più persone suscettibili nel minor tempo possibile. Questo ci aiuterebbe ad uscire definitivamente da questo incubo”.

Mutazioni del SARS-CoV-2, come quella individuata in Gran Bretagna, potrebbero alterare la risposta dei vaccino?

“Come ha anche dichiarato Emer Cooke, è verosimile che questa variante non determini una differenza nella risposta di questo vaccino, poiché la proteina Spike codificata resta un elemento fondamentale per la capacità del virus di interagire con la cellula ospite. È comunque, necessario del tempo per capire che impatto avrà sulla pandemia e sullo status della produzione dei vaccini. Nel frattempo attendiamo fiduciosi continuando a seguire tutte le misure di sicurezza individuali e collettive per contenere la diffusione del Covid-19″. 

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