“Siamo senza parole”

Il complesso storico monumentale dei Girolamini, che ha visto la sua prima apertura al pubblico nel 1586, specializzato in filosofia, teologia cristiana, chiesa cristiana, storia, musica, che conserva diversi incunaboli (cioè libri stampati con la tecnica dei caratteri mobili a partire dal 1500), ha subito un altro spiacevole evento.
Dopo il furto di circa 1500 volumi da parte dell’ ex direttore del complesso che li regalava agli storici, fingendo do averli ricevuti da dei collezionisti, adesso la storica biblioteca sta cadendo a pezzi.
A cadere è l’ala dove l’UNESCO ha iniziato i primi lavori di intervento.
Diversi sono stati i progetti di rivalutazione del sito come quello della FAI “I Luoghi del cuore” e alla beneficenza fatta dai napoletani, dai turisti e dagli storici che sono affascinanti dalla sua storia.
Ad essere preoccupato della situazione è l’ Architetto Vito De Nicola, che fino a marzo ha lavorato ai Girolamini ed è stato il custode giudiziario della biblioteca. «L’ala dove è avvenuto il crollo si trova nell’area dove è stato aperto il cantiere dell’Unesco ma ci sono altre zone potenzialmente fragili che necessitano di interventi strutturali, tenendo fuori la biblioteca. Mi riferisco alla parte dove c’era la pinacoteca e dove c’era l’archivio musicale, bisogna tenerle sott’occhio se vogliamo evitare nuovi crolli improvvisi. Fra l’altro, ci sono diverse aree cantierizzate, per esempio nella chiesa, dove continuano i lavori, che dovrebbero essere ultimati a breve».
Il direttore della scuola di Alta formazione della Federico II, è responsabile del corso di specializzazione in «Storia e filologia del manoscritto e del libro antico» che si tiene nella biblioteca dei Girolamini, Andrea Mazzucchi: «Se dovesse verificarsi una situazione complessiva di inagibilità purtroppo saremmo costretti, a malincuore, a cambiare sede. Le alternative a Napoli ci sono, abbiamo già avviato contatti con la biblioteca universitaria e con quella nazionale. Spero che il cambio di sede non sia necessario e che sia ancora consentito proseguire l’attività permettendo l’accesso ai venti giovani studenti che seguono le lezioni, anche in una stanza, in una piccola postazione fino ad oggi inutilizzata. Quel che conta è non arrestare un’iniziativa fortemente voluta ai Girolamini». Mazzucchi scelse come sede del suo corso proprio i Girolamini non solo perché aveva a disposizione per i suoi studenti un patrimonio unico al mondo, ma anche perché l’idea di riportare i ragazzi in un «luogo di cultura stuprato dai ladri» era un messaggio di speranza, per i napoletani e per chiunque avesse a cuore la cultura. «Vista la situazione, il cantiere infinito e il crollo, a preoccuparmi, prima ancora che il proseguimento del corso, è tutto quello che un cittadino può dedurre da una vicenda del genere, ossia che i beni prestigiosi e nobili di una città come Napoli siano lasciati in uno stato di degrado e di abbandono, insomma che la cultura valga poco e niente».

 

 

 

Teresa Barbato

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