… Quello che conta è scrivere
e non aver paura,
non aver mai paura
di essere ridicoli:
Solo chi non ha scritto mai
lettere d’amore
fa veramente ridere…

Questi sono alcuni versi tratti da una canzone di Roberto Vecchioni.

Apro, non a caso, con una parte del commovente brano, perché migliaia sono state le lettere spedite alla famiglia Troisi, dopo, e nel tempo a seguire, avere appreso la notizia del suo… passaggio.

Testimonianze di un affetto smisurato e sincero da parte di quanti hanno avuto modo di conoscerlo solo attraverso il piccolo e grande schermo, e che rispecchiano lo smisurato amore che il pubblico aveva per lui.

Su Massimo Troisi è stato scritto e detto di tutto, in quanto il personaggio è arcinoto e, soprattutto, indimenticato.

In occasione della recente uscita del libro della sorella Rosaria: “Caro Massimo, Ti Scrivo Perché…”, Re[a]daction Edizioni, abbiamo scambiato qualche parola con lei. 

Ovviamente non aggiungiamo niente di nuovo, però il libro ci consente ulteriori scoperte.

Ne parliamo con l’autrice:

Leggendo subito le prime pagine del libro, non ho potuto fare a meno di riascoltare una splendida canzone del Professore intitolata, appunto, Le Lettere D’Amore. Poiché di questo si tratta: delle migliaia di lettere, e poesie, di affetto che sono state spedite a suo fratello. Signora Rosaria: è una coincidenza che la prefazione sia stata scritta da Roberto Vecchioni?

Roberto Vecchioni, poeta professore, padre storico della canzone d’autore. In una delle sue più belle canzoni egli canta: Le lettere d’amore, non fanno male ai fogli, le lettere d’amore, quando c’è l’amore, portano solo gioia, niente derisione… Sì, l’ammetto, tantissimi versi delle canzoni del Prof. hanno lasciato in me segni indelebili: Il tempo, sconfitto, non è riuscito a confinarli nell’oblio.

Qualcuno, anzi quasi tutti, hanno scritto che era un vero attore. A mio avviso l’attore è colui che molto spesso, anzi quasi sempre, interpreta un personaggio che quasi mai gli appartiene; tuttavia, per renderlo credibile, si immerge nella parte, si cala nel ruolo. Credo che Massimo Troisi non abbia mai “faticato” più di tanto nel recitare giacché, mi pare, non faceva altro che essere sé stesso. Pertanto Le chiedo: com’era, come si comportava, prima di una nuova prova cinematografica?

Massimo ci ha lasciato in un momento felice di meditazione e ricchezza espressiva. La sua voce si è spenta quando aveva appena finito di girare un film, apparentemente, fuori dal tempo e tutto questo avveniva in un periodo particolare del nostro vivere sociale e delle sue condizioni di salute che, ahimè, non erano delle migliori. Mamma, di certo, gli avrebbe detto: “Che capa tosta ca’ tien”. Ma Lui, intanto, aveva deciso ancora una volta di lanciare una sfida alla vita. Oggi, però, siamo consapevoli possiamo dire, a distanza di anni, che da quella scelta Massimo ne è uscito vincitore… “Il Postino” ha arricchito cultura e arte consegnando, affidando un indiscusso, indimenticabile poeta alla storia del Cinema.

Un dato che mi ha profondamente colpito è che tutti coloro che hanno testimoniato lo sgomento e il cordoglio per la sua dipartita, in pochissimi lo hanno frequentato e/o conosciuto di persona. Mi commuove scoprire, ancora una volta, come Massimo, seppur a distanza di tempo, sia stato, ed è, considerato il fratello di tutti. 

Il suo libro, come dicevo, è da poco nelle librerie italiane. Lettere e Poesie sono arrivate a Lei e alla sua famiglia da ogni dove. Alcune sono state spedite dopo la scomparsa e altre nel corso degli anni. E suppongo che moltissime altre siano rimaste fuori da questa raccolta. Era arrivato il momento di farle conoscere a tutti noi?

Nel libro – solo da qualche mese in libreria – l’autrice diventa voce narrante, proprio perché io, l’autrice, ritengo quel libro uno scrigno: a scrivere sono coloro che, fraternamente, di mio fratello custodiscono nei loro cuori i pensieri, i sentimenti, il respiro e i battiti del suo cuore, per la felicità di lasciarlo, dolcemente libero, tra noi. Nei colori e nel calore della vita!

Leggendo di queste epistole si scoprono risvolti inediti ed intimi di colui che ancora si fatica a non vedere più nel suo corpo. 

Ed è per questo che riporto un passo del libro di Rosaria Troisi.

“… È il ricordo tenero di Yvonne e Rosario: la giovane coppia di domestici cingalesi al servizio nella tua casa di Roma. Sgomenti, leggeri come ombre, si unirono a noi nel dolore, nei giorni del tuo distacco e poi Jannette adottata a distanza: la sua foto sbuca tra quelle dei miei cari sulla mensola in cucina. Da un giardino della missione, in Ruanda, ci sorride con gli occhi vispi e i capelli cortissimi, neri e crespi…”

Potremmo restare giornate intere a parlare di Massimo, e siccome Lei non ha tutto questo tempo, vorrei concludere questa chiacchierata e chiederle ragguagli/novità sulla Associazione Le Ali…

I locali dell’Associazione “Le…Ali” ci furono concessi dall’amico Ing. Ludovico Marino in comodato d’uso. Liberi e spaziosi, questo sì, ma un problema c’era: le cattive condizioni in cui versava il rifugio che ci veniva offerto. Molto ampio ma con locali fatiscenti, abitati, unicamente, dai topi che si aggiravano in lungo e in largo come fossero stati loro i veri padroni. Ciò nonostante c’indebitammo ma, alla fine, riuscimmo nel nostro intento. Con uno sforzo economico non indifferente da parte mia e di mio marito trasformammo quelle stanze in ambienti, straordinariamente, adattati a ciò che volevamo intraprendere. Insieme ai tanti giovani che ci seguivano e non realizzammo: sala spettacolo con palco e sedie, ufficio, bagni e perfino un angolo bar. Nacque il gruppo teatrale ” Le…Ali” che si esibiva in casa e in trasferta, unicamente, a scopo benefico. Ricevemmo ospiti di tutto rispetto come Ettore Scola, Gianni Minà E ancora tanti altri. Quel miracolo d’amore diventò un centro gioioso e sano di arte e cultura. Ma la favola non ci vide felici e contenti; ci fu, purtroppo, il triste epilogo: l’amico ingegnere lasciò questo mondo e gli eredi ci sfrattarono senza pensarci sopra due volte. Oggi quei locali sono, tristemente, chiusi. Gli antichi padroni, i topi, allegramente, ringraziano.

Come Il Rimpianto

Io sciupai il tuo candido seno 

di giovane madre di donna piacente.

Rubai allo specchio la tua bellezza,

e nelle tue mani, sempre più vecchie fotografie.

I discorsi di mio padre li ho imparati a memoria.

Fosse per lui crederei ancora ai libri di Storia.

Con te devo incontrarmi in un fiume di nero.

E tra i fiori e marmi ritorna il rimpianto.

La guerra ti tolse dalle labbra il sorriso,

io cancellai anche quel po’ di rossetto.

Ti vedevo gigante.

Poi, un rivolo di saliva all’angolo della bocca,

e ti vidi bambina, ti vidi morire.

E tra fiori e marmi, tra un pugno e un bacio,

tra la strada e il mio portone,

tra un ricordo e un giorno nero,

torna e vive anche il rimpianto.

Massimo Troisi.

Massimo Troisi resta il Poeta della Vita… 

… non a caso il suo idolo era Rombo Di Tuono: il Poeta del Calcio!

Un volume questo di Rosaria che commuove, fa sorridere, e riflettere: e perciò chiudiamo col riportare un passaggio di quanto Massimo ebbe modo di incidere nei nostri cuori.

filippodinardo@libero.it 

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