Oggi, in un mondo sempre più liquido e con una società più che liquefatta, la tecnologia consente degli spostamenti geografici alla velocità del pensiero.

Una mattina di settembre mi trovo a Berlino, da Miki Cianciolo che suggerisce di recarmi nella Capitale Italiana dei Giovani quest’anno e Capitale Italiana per la Cultura nel 2018, e nello stesso pomeriggio sono in quel di Palermo dove incontro Chiara Torricelli.

Avete intravisto qualche sua foto e siete curiosi di sapere chi è questa donna affascinante?

Allora seguiteci e ne saprete di più.

Sei laureata in Scienze Umane e Pedagogiche. Quanto è stato fondamentale questo tuo traguardo universitario per la carriera di attrice?

La scelta del percorso universitario è stata, in realtà, influenzata dalla mia esperienza di volontariato negli Oratori Salesiani, all’interno dei quali ho lavorato con gruppi di bambini e ragazzi,tenendo laboratori di danza e teatro. Negli anni ho potuto capire quanto queste discipline possono essere potenti strumenti pedagogici per la crescita dell’individuo.

Il tuo percorso artistico inizia con la frequentazione di Stephanie Taillandier, presenza fissa nella Compagnia di Emma Dante, che nel ritmo e l’istinto ha la sua visione di un certo teatro d’avanguardia: come e perché è stata fondamentale questo primo approccio?

Emma Dante è una regista che racconta un teatro fatto di uomini con le loro debolezze, i loro vizi e le loro virtù e lo fa senza scendere a compromessi. Usa un linguaggio linguisticocorporeo grottesco che risulta di grande impatto e quasi “sconvolge” il pubblico. C’è chi la ama, ma anche chi non comprende la verità che lei vuole portare in scena. Stephanie Taillandier, oggi attrice fissa della compagnia di Emma Dante, è stata la mia insegnante di danza e la mia prima insegnante di teatro, colei che mi ha portato a muovere i primi passi nel grande mondo del teatro. Sicuramente è stata una presenza preziosa per la mia vita artistica; un’esperienza che continuo a portarmi dietro in tutte le cose che faccio. Attraverso il percorso teatrale affrontato con Stephanie ho capito che un attore deve spogliarsi dei propri abiti per indossare quelli del proprio personaggio e non deve avere timore di mettersi a nudo.

Poi, da Palermo dove vivevi, ti trasferisci a Venezia. In famiglia cosa pensano di questa decisione?

Sì, un bel giorno presi la decisione di trasferirmi a Venezia. La partenze dei figli si sa è sempre una cosa difficile da digerire ma per fortuna nelle mie scelte, giuste o sbagliate, ho sempre avutoil sostegno della mia famiglia. A Venezia sono andata per motivi diversi da quelli artistici ma a volte,quando meno te lo aspetti,accadono cose che non ti sai spiegare. Una sera, passeggiando tra i vicoli bui della Laguna,sentii che eraarrivato il momento di intraprendere un percorso formativo accademico che mi insegnasse l’arte della recitazione e così, quasi per caso e poi per scelta, mi sono ritrovata a frequentare la Scuola di Teatro Veneziano fondata da Giovanni Poli, Teatro al’Avogaria di Venezia.

Nella città lagunare avviene la tua svolta professionale: frequenti l’Accademia, fondata da Giovanni Poli, A L’Avogaria. Un’esperienza, questa, che ti accosta sia alla commedia veneziana che alla commedia dell’Arte, con la predilezione per la Prosa contemporanea, peculiarità del Teatro Scuola. Quanti i sacrifici, e soprattutto quale bagaglio cultural-artistico ti ha lasciato questa mescolanza di stili e culture?

Quando dici di “fare teatro” come lavoro molti ti rispondono: “Ah!…sì… bello, ma come lavoro vero cosa fai?”. Questo perché nell’immaginario collettivo si tende sempre a pensare al teatro come hobby,dimenticando che il teatro è lavoro, sudore, passione, dedizione e sacrificio. Si sacrificano feste, compleanni, tempo da dedicare alle serate, agli amici e, come nel mio caso, alle volte torni tardi la sera e dopo una giornata di prove l’unica cosa che ti rimane da fare è dare un bacio in fronte a tuo figlio che dorme beatamente da almeno tre ore. A volte nei weekend siamo impegnati nelle prove o nelle produzionima il palco è vita e il teatro è respiro, e dopo aver dato tutta te stessa su un palco, donandoti al pubblico, torni a casa con il cuore pieno. L’esperienza veneziana è stata un’esperienza indimenticabile. Vivere la città lagunare fino in fondo alle sue tradizioni è qualcosa che porterò dentro di me per sempre. Ho imparato a parlare in veneziano, studiandolo attraverso Ruzante, e attraverso la Commedia dell’Arte e tramite la storia, la cultura e la tradizione veneziana ho amato e apprezzato ancora di più la storia, la tradizione e la cultura della mia città: la mia bella Palermo verso cui provo un amore contrastante.

Poi c’è il ritorno a casa e ti diplomi allo Shakespeare Theatre Academy, diretto dal Maestro Tony Colapinto, allievo dei grandi e grande a sua volta. Possiamo affermare che è proprio nella tua città che avviene la conclusiva maturazione in questo campo?

Èalla Shakespeare Theatre Academy e al mio grande maestro Tony Colapinto che io devo la mia vera maturazione artistico-teatrale. Tony Colapinto è davvero quello che può essere definito un “Maestro”. È un grande attore, un grande interprete, ma è anche un grande maestro che ha saputo infondermi la passione e l’amore così come il rispetto e il grande senso del teatro. È un maestro che non si limita a darti le semplici nozioni di teatro o a spiegarti come cadenzare una frase. Èun maestro “socratico”, uno di quei maestri che vuole tirarti fuori l’anima. Un maestro che ti aiuta a costruire le ali e che ti insegna l’arte del volo, ti indica il percorso e dopo ti “urla” di volare. La sua passione e la sua dedizione verso il Teatro è talmente grande da riuscire ad entusiasmare anche chi di teatro ne mastica poco. Dirò sempre grazie alla Shakespeare Theatre Academy e dirò sempre grazie al mio maestro Tony Colapinto per avermi resa un’interprete sensibile e soprattutto una umile servitrice a servizio dell’Arte, perché quello che ricordo sempre a me stessa è proprio questo: non è l’Arte a servizio del nostro ego ma siamo noi a servizio dell’Arte e dobbiamo sempre ricordarci di essere “portatori sani di bellezza”.

Musica e Teatro si fondono nel Musical. Anche la Danza rientra tra le tue attitudini?

Sì, anche la danza rientra tra le mie attitudini, non fosse altro che la formazione attorale richiede che un attore si confronti e si formi in materie complementari quali danza e canto. Io ho studiato Modern-Jazz per tanti anni e ho sempre avuto la passione per il Musical. Musica, danza e teatro si fondono e danno vita al Musical o a quella che viene chiamata Opera Popolare, che ha caratteristiche leggermente diverse da quelle del Musical. In Italia abbiamo visto crescere questo genere attraverso opere popolari come Notre Dame de Paris, Romeo e Giulietta Ama E Cambia Il Mondo, la Divina Commedia, etc.

Attraverso queste opere popolari abbiamo visto crescere e amato molti interpreti come Vittorio Matteucci, Matteo Setti, Giò Di Tonno, Graziano Galatone e Lalo Cibelli.

Cosa ha rappresentato per te Lalo Cibelli?

La Shakespeare Theatre Academy stimola i suoi allievi cercando di creare opportunità di stage che si manifestano come incontri di grande arte e cerca di coinvolgere sempre artisti di grande livello. Nell’Anno Accademico 2016/2017 abbiamo avuto uno stage di due giorni con Lalo Cibelli. È stato un incontro d’arte con un grande artista che ci ha donato molto della sua esperienza professionale e personale. Un artista che è stato in grado di trasmettere tecniche efficaci per l’uso della voce e dato nozioni pratiche circa l’interpretazione applicata al canto che mi sono state utili quando mi sono trovata a preparare dei ragazzi per delle audizioni. Quando si incontrano artisticome Lalo Cibelli puoi solo dire “Grazie”.

Cosa si insegna, o si apprende, con l’Arte Terapia?

Il teatro nasce con l’uomo e con la sua esigenza di comunicare. Da questo possiamo anche affermare che l’uomo ha sempre sentito il bisogno di esprimere il mondo che sta fuori e dentro di sé. L’arte-terapia, in tutte le sue manifestazioni, non è altro che una forma terapica che usa l’arte e le sue esternazioni per rispondere al bisogno dell’uomo di essere e di saper-essere, e per aiutare l’uomo a rispondere alla domanda: “Chi sono io?”. Il teatro, la danza e altre forme di arte possono quindi rivelarsi potenti strumenti pedagogici da utilizzare nella formazione o nel recupero dell’individuo. L’ArteTerapia si rivela come un processo creativo che fa dell’Arte un momento di crescita, scoperta e cura dell’Io.Attraverso la natura sensoriale dell’arte, attraverso l’espressione concreta delle emozioni, l’individuo esprime se stesso attuando un riconoscimento della propria individualità e del suo stesso essere. In altre parole, vivere ed esprimere, elaborare e rielaborare gesti, parole ed emozioni in maniera creativa aiuta l’uomo nel grande viaggio del proprio essere interiore.

Hai preso parte a numerose commedie; una di queste è stata: La Commedia Degli Zanni, antico personaggio di quella che poi è stata ridefinita: Commedia Dell’Arte. Qual era il tuo ruolo?

Nella Commedia degli Zanni, in particolare nella versione riadattata di Nora Fuser, attrice che ha fatto storia nella commedia dell’arte, ho interpretato la Servetta.
Oltre la servetta ho interpretato un personaggio sotto maschera più “nuovo”; ossia quello della Strega, maschera “costruita” ad hoc per l’attrice e mia insegnante, Nora Fuser.

Altro personaggio chiave è Carmela, ne ‘O Scarfalietto, di Eduardo Scarpetta. Come ci si prepara per un ruolo che richiede, ogni volta, una linguistica diversa?

Oltre alla commedia veneziana e alla commedia siciliana, ho avuto il piacere di far parte come interprete di una commedia napoletana, “O Scarfalietto” di E. Scarpetta con la regia di Franco Zappalà, nel ruolo di Carmela. La preparazione per l’interpretazione del personaggio è quella che si fa per qualsiasi opera, sia che sia in lingua italiana che dialettale. Si affronta il personaggio e lo si guarda in faccia, ci si chiede da dove viene e dove vuole arrivare. Interpretare Carmela, non avendo mai parlato napoletano, non è stato facile ma, comunque, mi sono divertita e alla fine credo di essere riuscita a dare dignità a questo personaggio. Tutte le volte che affronto testi, sia dialettali che italiani, rifletto su quanto sia bello il nostro Paese pino di una cultura che si veste di molti abiti.

Anche la Tv ti vede protagonista. Quali sono state, e/o sono, le tue partecipazioni?

Ho avuto la bellissima opportunità di interpretare, seppur brevemente, Beatrice di “Molto Rumore Per Nulla” in una puntata di Voyager (Rai2) dedicata a William Shakespeare. L’esperienza che mi ha segnata di più, però, è stata la mia partecipazione alla docufiction “Questa Terra Sarà Bellissima”, regia di Giuseppe Carrieri;docufiction andata in onda su TV2000 nella quale ho interpretato, da protagonista, il ruolo di Piera Aiello. È stato un momento di crescita artistica, in cui ho conosciuto un cast tecnico eccezionale e un regista come Giuseppe Carrieri che con la sua sensibilità artistico-professionale-culturalesa dare luce, spessore eleggerezza a temi ostici come quello della mafia, evitandouna immagine “commerciale” di un tema troppe volte sfruttato e usato male. A differenza di tutti gli altri ruoli affrontati in precedenza, nella docufictionho prestato voce e corpo a una donna che c’è, che esiste anche se sotto un programma di protezione. Da questa donna ho avuto indicazioni precise per la mia interpretazione. Altre volte, in passato, ho interpretato ruoli di donne forti come la Maddalena in Jesus di Tony Colapinto o Alda Merini, ma interpretare una donna così forte e coraggiosa come Piera Aiella che non ha calato la testa davanti alla macchia nera della Sicilia, è stato per me che sono siciliana fonte di orgoglio.

Presentatrice di Il Cantamare. Un divertissement?

Il Cantamare, manifestazione canora internazionale nata nel 1978, fa parte di me e della mia storia personale. Avevo solo un anno quando sono stata tenuta tra le braccia di un giovane Zucchero che si divertiva a giocare con una bambina “paffuta” come me. Ero piccola quando dietro le quinte e sul palco del Cantamare si aggiravano cantanti di spessore come Anna Oxa, Patty Pravo, Fiorella Mannoia, Gianni Morandi, Vasco Rossi, etc. Oggi il Cantamare continua ad essere una realtà siciliana che spesso diventa opportunità di lancio per giovani talenti che volano a Milano o a New York incontrando discografici che se notano del talento sono pronti ad investire su di loro. Per tre anni sono stata alla conduzione di questa manifestazione alla quale sono affettivamente legata.

Giusto per un confronto pentagrammato. Ultimamente ho acquistato due Cd, uno più bello dell’altro: Traveller, di Chris Stapleton e Written In Scars, di Jack Savoretti. Tu che genere ascolti, e qual è il tuo rapporto con la Musica?

Bella domanda, alla quale non so rispondere con un solo genere: ascolto molta musica e di vario genere essendo nata e cresciuta in una famiglia che ha sempre praticato la musica, suonandola o cantandola. Ascolto da Fiorella Mannoia ai Dream Theater, dai Queen a Fabrizio De Andrè, non fosse altro perché contagiata dalla preferenza musicale di mio padre.Ultimamente sono stata piacevolmente “portata” ad un concerto dei Baustelle e devo dire che mi sono piaciuti molto. Molto spesso tendo a preferire musica italiana a quella straniera perché non abbiamo nulla da invidiare a nessuno e nella storia abbiamo avuto e tuttora abbiamo grandi interpreti come Ornella Vanoni, per esempio, che da attrice allieva di Strehler ha fatto la storia della canzone italiana, e come lei molti altri. Anzi, a questo proposito invito di cuore ad ascoltare la leggerezza e la sensibilità interpretativa della Vanoni quando canta “Mi Sono Innamorata Di Te” di Luigi Tenco.

Evochiamo un nome e cognome: Alda Merini…

Un nome… Un amore! A dire il vero dovremmo fare un articolo a parte su questa donna, perché il personaggio è molto complesso: una donna che ha saputo trasformare in arte e poesia, il suo profondo dolore. Nonostante la sua vita sia stata segnata da profonde ferite, non ha mai smesso di amarla questa vita e di dire quanto sia bello vivere. La poetessa, infatti, affermava che: “La vita non ha un senso, anzi è la vita che ti dà un senso, sempre che noi la lasciamo parlare, perché prima dei poeti parla la vita. Bisogna ascoltarla la vita!”. Alda Merini è stata da me interpretata nello spettacolo “Io Non Mi Sento Italiano”,con la regia di Tony Colapinto che ha avuto l’opportunità di conoscerla personalmente ed averla come “maestra” ed essendo io diretta, in quella occasione, dal maestro e regista Tony Colapinto, ho avuto delle indicazioni registiche ben precise,riuscendo così a vederla attraverso gli occhi e le emozioni di chi l’ha conosciuta. Ho vissuto tutto di lei, profondamente. Dalla sua sofferenza, dal suo dramma alla sua voglia di vivere nonostante tutto.Dai suoi semplici gesti, da come fumare una sigaretta, da come battere i tasti di una vecchia macchina da scrivere a come mettere un rossetto. Ho avuto, sul palco, la sensazione che Alda fosse presente, sensazione che hanno provato un po’ tutti in particolare alcuni suoi estimatori presenti in sala, tra il pubblico.

Fai parte del Corpo Docenti dell’Accademia Shakespeare Theatre. C’è sempre voglia, da parte dei giovani, di intraprendere una strada così lastricata di rinunce e che richiede la massima dedizione.

Da quest’anno questa bellissima opportunità: docente della Shakespeare Theatre Academy, ed è bello sapere che c’è chi ha investito su di te e continua a crederci! L’arte chiama sempre i giovani e i giovani rispondono sempre con entusiasmo, ma per il resto ti rispondo con un pensiero di Tony Colapinto:

“Il Teatro, ti insegna ad essere Grande. E non importa se da “grande” non farai l’attore, o non sarai un “grande attore”.Ma ti insegna ad essere Grande.

Ti insegna a lottare, a non arrenderti. Ti insegna a non accontentarti, ti insegna che nessuno ti regala niente. Ti insegna il rispetto, la disciplina, ti insegna a rialzarti dopo le sconfitte. Ti insegna a guardare negli occhi, perché sai che dentro quegli occhi sono racchiuse centinaia di storie. Ti insegna a non giudicare quelle storie. Ti insegna a ricominciare da capo. A non aver paura della vita. Ti insegna che quando qualcosa finisce, qualcos’altro di più entusiasmante ricomincerà.

Ti insegna ad essere libero. A non tirarti indietro, a non risparmiarti. Ti insegna a non avere paura. Ti insegna il Tempo. A dar valore a quel tempo. A vederlo scorrere senza neanche accorgetene, a rincorrerlo per non perderlo. Ti insegna le Parole. A non buttarle giù per caso, ma a dar forma ad esse. Ti insegna le parole: Amore, Vita, Bellezza, Sudore, Sacrificio, Dolore. E non importa se da “grande” non farai l’attore, o non sarai un “grande attore”. Tutto ciò che ti insegna il Teatro, ti servirà sempre, qualsiasi cosa farai: l’ingegnere, la casalinga, l’avvocato, il fruttivendolo.

Perché per essere Grandi, c’è bisogno di ‘Essere’ “. 

In teatro quale è il lavoro che più ti ha segnato?

Tra tutte le opere che ho avuto il piacere di portare in scena, quella che più mi ha segnata e coinvolta è stata “Sei Personaggi In Cerca D’Autore” di L. Pirandello con la regia di Franco Zappalà. Ho interpretato il ruolo della Figliastra; un ruolo impegnativo che richiede una sospensione del proprio Sé e un’analisi davvero studiata e attenta del personaggio. Un’analisi scrupolosa e profonda, non fosse altro che gli stessi Personaggi chiedono di essere rappresentati almeno per un istante negli attori; non fosse altro che gli stessi Personaggi hanno bisogno di esistere anche se nell’opera la compagnia di attori a cui i Personaggi si rivolgono non sarà in grado di rappresentarli, per cui si manifesteranno loro stessi nel loro dramma. Sentivo che non potevo e non dovevo venire meno a questa forte richiesta di “essere” del “mio” Personaggio e sentivo di avere una grande responsabilità. È un personaggio che mi ha dato molto e spero di aver dato molto anche io a lei. In tutti i casi è la produzione che più porterò dentro di me.

Pensi di rimanere a Palermo?

Sento che la mia vita è a Palermo e che sempre lo sarà, ma questo non mi impedisce di sognare e di volare oltre i confini.                           

Progetti futuri?

Spero sempre in un futuro pieno di arte! Semplicemente. Perché l’arte è vita!

C’è qualcuno/a in particolare che vorresti ringraziare per questa tua carriera che, nonostante la tua giovane età, è già così ricca di soddisfazioni?

Dovrei ringraziare davvero tante persone, sicuramente, come ho già detto, ringrazio tutti i docenti della Shakespeare Theatre Academy; ringrazio tutte le persone che da sempre mi sono vicine e da sempre mi hanno sostenuta in questo mio percorso artistico; ringrazio in particolare la mia famiglia e i miei genitori senza i quali non potrei fare quello che faccio; ma, soprattutto, ringrazio sempre la vita e chi mi ha portato a sbattere la faccia a terra dandomi così l’opportunità di ritrovarmi con e attraverso il teatro. Il mio ringraziamento più grande va a colui che è la mia vera essenza: mio figlio Francesco; e lo ringrazio perché nel suo essere un piccolo uomo sopporta una mamma che ogni tanto lo lascia per il teatro e che nonostante tutto quando mi vede sopra il palco non fa altro che dirmi quanto è felice di vedermi lì sopra e che ogni volta, alla fine di ogni produzione, mi aspetta fuori dal camerino vestito con giacca, camicia e papillon.

Si è fatto sera.

Chiara Torricelli. Palermo.

YouHad Me At Yes. Shhht.

Per il momento. Ovvio!

[email protected]

Chiara Torricell figliastra

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