Dall’Olanda uno studio innovativo che permette di capire le categorie “più a rischio”

Da pochissimi giorni è stato scoperto in Olanda, attraverso uno studio approfondito, il primo anticorpo monoclonale anti-CoVid.
Per fronteggiare il virus è doveroso accertarsi in primis dello stato del proprio sistema immunitario attraverso la “tipizzazione linfocitaria”.
Per capire cosa sia ci affidiamo alla spiegazione più che esaustiva dal Prof. Corrado Perricone, docente di Ematologia presso la SUN.
Il professor Perricone sostiene che: “l’esame in sè risulti essere di non poca importanza difatti permette di acclarare lo stato del sistema immunitario della persona.
Come è noto i linfociti sono lottizzati in varie categorie a seconda dell’antigene presente sulla membrana cellulare di riferimento.
I linfociti implicati nella stabilità del sistema immunitario sono:
Linfociti B (CD19+) il cui compito è la produzione di anticorpi.
Linfociti T totali (CD3+); esprimono sulla superficie di membrana l’antigene CD3. Il loro compito è di salvaguardare l’immunità cellulo-mediata.
Linfociti T helper (CD4); assieme ai linfociti B producono anticorpi.
Linfociti T suppressor (CD8); il cui ruolo è quello di compiere un’azione di soppressione della risposta immunitaria antagonista all’azione dei linfociti CD4 che invece la stimolano.
Cellule Natural Killer (CD16+ CD56+ ) sebbene siano una sottopopolazione linfocitaria, risultano notevoli per il disfacimento delle cellule patologiche infette da virus.
Sebbene i linfociti siano indistinti tra loro, attraverso anticorpi specifici indirizzati verso i determinati marker di membrana, è possibile discernere le svariate sottopopolazioni linfocitarie.
Il test della tipizzazione linfocitaria avviene grazie al metodo della citometria: le alterazioni nel numero dei linfociti T, B ed NK indicano presenze di immunodeficienze.
Chiunque può sottoporsi al test tramite un prelievo di sangue.
Nel caso in cui i linfociti T suppressor ( CD8) risultino superiori ai linfociti T Helper (CD4) o quando i linfociti B (CD 19 ) siano in netto calo è opportuno consultare il proprio medico”.

La svolta

Grazie al lavoro dei ricercatori olandesi, presto sarà possibile tutelarsi grazie alla cosiddetta “immunità passiva”.
La scoperta dell’anticorpo monoclonale 47D11 potrebbe essere davvero un punto di svolta per sconfiggere il COVID-19.
Difatti si è notato che l’anticorpo 47D11 si lega a parte del virus riconoscibile dal sistema immunitario, che a sua volta aderisce allo stesso in modo specifico attaccando gli spices (colpevoli del collasso polmonare) che si trovano attorno alla molecola virale.

Prevenire e curare

Sarebbe opportuno tutelare le fasce più a rischio come il personale sanitario, anziani e immunodepressi.
In attesa del vaccino e di una cura definitiva si consiglia di: restare a casa, di assumere integratori per aumentare le
difese immunitarie e di avere una buona igiene personale.

Nazarena Cortese

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