L’impianto sarà in grado di trattare circa 5000 tonnellate di rifiuti l’anno, di cui 4mila di scarti organici e almeno 900 scarti verdi di origine vegetale, 5000 tonnellate per gli imballaggi, coprendo così il fabbisogno della frazione umida di tutto il quartiere

Un impianto di compostaggio nel carcere di Secondigliano. Non è solo un’idea, ma un progetto concreto che sarà presentato il prossimo 3 luglio e verrà realizzato in tempi brevi.

Un impianto a impatto zero che riuscirà a soddisfare le esigenze di tutto il quartiere Secondigliano e che spazza via eventuali paure su inquinamento e altre situazioni ambientali. Inoltre l’impianto coinvolgerà un gruppo di detenuti del carcere favorendo il loro inserimento lavorativo.

Il trattamento dei rifiuti organici biodegradabili, mediante il processo di compostaggio, assume un’importanza notevole dal punto di vista ambientale e diviene indispensabile, considerando che le attuali direttive europee. «Se si riuscissero a costruire altri venti impianti come questo — spiega D’Angelo — riusciremo a risolvere molti problemi legati alla questione dei rifiuti nella nostra città». Conoscendo la situazione dei rifiuti nel territorio napoletano, dunque, la realizzazione di un impianto come quello proposto da Gesco e dalla direzione del carcere di Secondigliano potrebbe aprire un percorso finalizzato a migliorare la gestione dei rifiuti soprattutto in termine di recupero delle risorse e garanzie igienico-sanitarie.

Marianna Di Donna

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