Il cyberbullismo, ovvero bullismo online, è un fenomeno che si sta diffondendo con molta rapidità. Attraverso la rete si attacca ripetutamente in modo offensivo una persona, mettendo in pratica un vero e proprio atto di bullismo. Far circolare foto oppure violare la privacy altrui e rendere pubbliche cose private, provoca nelle vittime un danno psicologico. Il cyberbullo, di solito, attacca persone da lui ritenute diverse, in base a orientamento sessuale, politico, aspetto fisico. Le vittime spesso non denunciano queste violenze psicologiche e si autocolpevolizzano, facendo sfociare il tutto in stati depressivi o in tentativi di suicidio.

C’è l’intenzione da parte del carnefice di turno di colpire nel proprio intimo la vittima, usando qualsiasi mezzo per far si che lei diventi tale. Spesso però si agisce anche in gruppo, inserendo online immagini e video che testimoniano la reale difficoltà della vittima e la prevaricazione del bullo. Il gruppo difende il cyberbullo oscurando la sua immagine all’interno dei video per non farlo sembrare colpevole. Tutto questo provoca nella vittima un senso di straniamento e comportamenti antisociali che la portano a stare in solitudine. Molti giovani e non, purtroppo, credono che offendere una persona sul web o pubblicare foto senza il consenso di qualcuno non sia un atto grave.

La legge sul cyberbullismo, approvata ieri, ha stabilito che in ogni scuola ci deve essere un insegnante che faccia da referente per le iniziative contro questo fenomeno dilagante. Con la collaborazione delle famiglie e degli istituti scolastici, insieme alle istituzioni, si possono fare grandi passi avanti per cercare quantomeno di diminuire la diffusione del bullismo online e di spronare le vittime a parlarne e soprattutto a denunciare.

Maria Giuseppina Boggia

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