Blitz in un allevamento di Giugliano, trovate bufale nel letame

Un blitz della forestale all’interno di un allevamento di bufale di Giugliano ha messo in evidenza le scarsissime carenze igieniche in cui versavano gli animali.

L’intera area pare fosse un letamaio a cielo aperto. Pare che il letame non si trovasse confluito solo ed esclusivamente nelle vasche di raccolta ma sembrerebbe che ricoprisse la totalità del suolo.

Un suolo abitato e calpestato dalle decine e decine di bufale presenti nell’allevamento, alcune delle quali sarebbero state trovate addirittura distese nel letame reso ancora più puzzolente dalle altissime temperature di questi giorni.

Oltre ai liquami maleodoranti, sembrerebbe che i forestali si siano ritrovati dinanzi anche un’area dove vi erano ammassate cataste di rifiuti edili.

Sotto torchio l’imprenditore, titolare dell’allevamento, al quale sono stati contestati i reati di “utilizzazione agronomica di effluenti di allevamento al di fuori dei casi e delle procedure previste” e “deposito incontrollato di rifiuti”.

Per l’imprenditore, inoltre, sarebbero state emesse anche sanzioni volte a regolarizzare la sua attività, purtroppo, non risultata in regola.

I carabinieri del comando forestale sono impegnati continuamente nei controlli delle aziende zootecniche, per far rispettare le principali norme igienico sanitarie delle produzioni ma anche degli animali stessi, molte volte ridotti in condizioni indecenti.

Gli allevamenti di bufale, nella nostra regione, sono di frequente oggetto di controlli serrati anche dopo che lo scorso 8 marzo è stato reso operativo il Piano regionale di eradicazione della Brucellosi Bufalina.

Il programma infatti prevede degli interventi mirati per bonificare i canali ed evitare che si sviluppino agenti infettivi all’interno che poi andrebbero ingeriti dagli animali stessi.

Oltre a questi interventi, la massima attenzione andrebbe rivolta al controllo stesso degli animali, intervenendo tempestivamente su quelli affetti da patologie e, dunque, inabilitati ad essere produttivi a causa dei grossi rischi per la salute delle persone che, poi, acquisterebbero prodotti provenienti da animali infetti.

Foto dal web

Marianna Di Donna

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