Circa un anno fa iniziava lo sgombero del campo Rom che si era stabilito nel cosiddetto FOSSO a Giugliano.

L’operazione non fu facile, diversi furono gli scontri e attimi di tensione costellarono tutto l’iter di sgombero dal primo all’ultimo giorno.

Non è stato facile neanche capire durante quest’anno a chi spettasse realmente la bonifica di quei terreni ed è qui che si è dibattuto a lungo tra comuni, enti e associazioni locali.

L’indagine della Procura di Napoli accese i riflettori su tonnellate di rifiuti, ammassati come se non ci fosse un domani, e che necessitavano di una rimozione rapidissima.

Cosi, però, non è stato; tra l’altro, per capire l’entità del danno, addirittura si ricorse all’utilizzo dei droni per avere una percezione quanto più realistica delle quantità e dell’area coinvolta.

Oggi, però, qualcosa inizia a muoversi.

Soprattutto perché quella montagna di veleni ammassati ormai si è trasformata in rifiuti tossici speciali, ed è per questo che lo smaltimento tradizionale non è più attuabile.

In quest’anno, infatti, tanti sono stati i roghi in quell’area e, per questo, adesso c’è bisogno di uno smaltimento speciale che richiede più tempo e sicuramente più denaro.

 

 

Marianna Di Donna

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