Dalle indagini che hanno portato ad effettuare il blitz durante la notte di martedì contro 59 persone, sono emersi nuovi dettagli. Sembra, infatti, che il Centro Igea, proprietà della famiglia Cesaro, appartenga anche al boss Pasquale Puca.

Dall’inchiesta, è emerso anche che l’esplosione che il 7 giugno del 2014 danneggiò la struttura non fu un caso ma un vero e proprio “dispetto”, legato a motivi economici ed imprenditoriali che coinvolgono i fratelli Aniello, Raffaele ed Antimo Cesaro con Pasquale Puca e i familiari di quest’ultimo.

E’ stato proprio quell’attentato ad insospettire ancora di più gli inquirenti che hanno, poi, scoperto i rapporti tra i Puca e i Cesaro che sono poi sfociati in veri e propri diverbi tra i figli di Pasquale Puca, Lorenzo e Luigi, e i Cesaro, soprattutto con Antimo, che negli anni aveva assunto il ruolo di garante nei rapporti.

Nel 2012, infatti, Antimo Cesaro aveva smesso di versare il denaro ai figli del boss, Pasquale Puca, per l’intestazione fasulla del cc. “Il Molino”, ora sotto sequestro.

A raccontarlo è stato il pentito Claudio Lamino che, secondo il GIP, ha deposto delle dichiarazioni chiare e molto lineari.

Lamino, ha raccontato che dal 2009 al 2011 i fratelli Cesaro consegnarono alla famiglia Puca la somma di 400mila euro ma che i pagamenti furono improvvisamente sospesi a causa di una “crisi economica” ma ciò infastidì il boss, Pasquale Puca, prima di essere arrestato e condannato al 41bis, minacciò i Cesaro, che avrebbero dovuto versare almeno la somma investita per il centro commerciale (almeno 6 o 7 milioni di euro) ma a quel punto Lorenzo Puca, mandato nella polisportiva per portare “l’imbasciata”, fu cacciato da Raffaele Cesaro il quale affermò che lì non erano solo i Puca ad essere i camorristi.

Dopo quell’episodio, Antimo Cesaro cercò di rimediare, promettendo alla famiglia Puca di versare ogni mese 10mila euro e tutto filò liscio finché Luigi Puca, figlio del boss, non divenne maggiorenne e chiese che venissero versati 70mila euro, che sarebbero dovuti essere i soldi necessari per il ricordo alla Cassazione per il boss, già incarcerato.

Antimo, però, a quel punto, rifiutò e solo poco dopo fu piazzata una bomba al centro Igea, che causò danni notevoli.

Tra gli indagati ci sono Luigi Puca e il cognato Angelo Guarino, marito di sua sorella Teresa.

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