Ergastolo anche per la madre, la richiesta di conferma senza esclusione di responsabilità

Il 27 gennaio 2019 la città di Cardito rimbalza sulle pagine dei principali quotidiani e nelle immagini dei tg nazionali per quella che può essere considerata una delle pagine più nere di cronaca.

Giuseppe Dorice, appena 7 anni, viene massacrato a colpi di bastone dal compagno di sua madre, Tony Essobdi Badre.

Dalle indagini verranno fuori dettagli raccapriccianti di quello che accadde quel giorno ma quello che lascerà ancora più interdetti sarà il continuo ed incessante maltrattamento a cui pare venissero sottoposti i bambini presenti in casa.

Giuseppe, infatti, non era l’unica vittima di tanta violenza. Con lui c’erano due sorelle, una di 8 anni e l’altra di appena 4: tutti, in una maniera o nell’altra, sottoposti a maltrattamenti.

Tony Essodti Badre, all’epoca 25enne, fin da subito fu individuato come colpevole anche grazie alle dichiarazioni sia dei bambini che della compagna stessa ma lui, nonostante avesse ammesso di non essere colpevole, avrebbe da sempre attribuito la sua furia violenta ed omicida a “momenti di buio” contornati da tantissimi “non ricordo” nei vari interrogatori successivi alla tragedia.

A puntare il dito contro di lui c’è sempre stata la mamma dei bambini, Valentina Casa, all’epoca dei fatti 30enne.

La donna, nonostante la collaborazione, è da sempre risultata coinvolta nella tragedia. I maltrattamenti su di lei ma in particolare sui suoi figli erano all’ordine del giorno. Quel giorno, nello specifico, sotto i colpi incessanti di Tony, vi era anche l’altra figlia, quella di 8 anni, che arriverà, poi, all’ospedale Santobono in gravi condizioni. Sarà la bambina stessa, poi, attraverso interrogatori vari, a spiegare quanto quel giorno accadde, riuscendo a descrivere con l’aiuto degli psicologi tutto ciò che veniva loro fatto utilizzando anche un racconto dettagliato e particolareggiato che non lascerà dubbi agli inquirenti.

La madre, Valentina Casa, è stata da sempre accusata di favoreggiamento, vittima, anche lei, della manipolazione psicologica e della paura nei confronti di quest’uomo così violento. Il giorno della tragedia, secondo le dichiarazioni, nonostante fosse evidente che Giuseppe stesse morendo, lei si limitava a passargli la pomata sulle ferite, come magari aveva fatto altre volte.

La donna, poi, nel corso degli interrogatori stessi, avrebbe dichiarato che “le mazze con cui Tony picchiava i figli si spezzavano addosso ai bambini”, dimostrando la ferocia inaudita dei colpi poi diventati mortali.

Un processo che vedrà entrambi sul banco degli imputati dal momento che, questa brutta storia, in ogni interrogatorio, andava ad arricchirsi di dichiarazioni molto pesanti, tali da domandarsi anche sugli interventi dei servizi sociali della città e sull’operato delle istituzioni presenti sul territorio.

Dalle indagini, infatti, emersero anche episodi di violenza pubblici, ovvero per strada oppure davanti a persone che ben sapevano delle violenze. La stessa scuola frequentata dai bambini aveva fatto presente, tramite segnalazioni delle docenti, di evidenti lividi e segni sul corpo per entrambi i bambini frequentanti la scuola primaria.

Nelle motivazioni che avrebbero potuto scatenare, secondo Tony, la sua ira vi sarebbero i continui litigi dei bambini tra di loro, il chiasso prodotto da bimbi che si rincorrono e, nello specifico, l’elemento scatenante sarebbe stato il fatto che, saltando sul letto, pare avessero rotto la testiera.

Motivazioni, queste, che certamente, mai, giustificherebbero un atteggiamento tale ma sembrerebbe che il cervello di Tony risultasse, poi, completamente, annebbiato da questi episodi nei quali nessuno poteva intromettersi, tanto è vero che, la stessa Valentina Casa, dichiarerà, poi, che, quel giorno, cercando di fermarlo, pare avesse aggredito anche lei, tirandole i capelli e sferrandole un morso dietro al collo.

La donna, poi, racconterà anche di altri “episodi limite” , come quello avvenuto il giorno precedente, quando alla figlia di 8 anni, Tony strappò i capelli ritrovandosi tra le mani addirittura delle intere ciocche.

Una situazione, dunque, che portò in risalto quello che era un nucleo familiare altamente disagiato, con problematiche economiche, dove pare regnasse un’incuria generale e dove, però, tutto era sotto gli occhi di tutti. Una tragedia, quimdi, che poteva essere evitata se, magari, anche le istituzioni avessero fatto la propria parte perché certamente quei bambini, lì, non ci potevano proprio stare.

In un clima di totale ignoranza, i soccorsi furono chiamati solo 3 ore dopo il pestaggio provocando per il piccolo Giuseppe una lenta e terribile agonia.

Oggi il sostituto procuratore generale di Napoli, Anna Grillo, nel corso della sua requisitoria al termine della quale ha chiesto ai giudici della seconda sezione della Corte di Assise di Appello partenopea di confermare la condanna all’ergastolo inflitta in primo grado sia per Tony Essobdi Badre ma anche per la madre, Valentina Casa, ha rilasciato una dichiarazione sulle motivazioni dal valore fortemente emblematico “Si è toccato il fondo della crudeltà umana, anche gli animali hanno l’istinto di proteggere i propri cuccioli”.

Foto dal web

Marianna Di Donna

 

 

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